Un esperto di sicurezza informatica ha rivelato a Next la presenza di almeno 1500 Green Pass falsi disponibili gratuitamente su una piattaforma di condivisione file facilmente accessibile a chiunque. Sono lì, a due click di distanza, accessibili a chiunque abbia un po’ di conoscenze informatiche di base. E per di più gratis.
Come sono stati generati i falsi Green Pass. Dopo il “bip”, sulle app di verifica insieme alle spunte verdi appaiono i nomi più disparati, accompagnati dalla data di vaccinazione. I pdf distribuiti online sono infatti perfettamente identici a quelli rilasciati dal governo: hanno lo stesso peso, 54 kilobyte, e i dettagli tutti al loro posto. Al punto da arrivare alla certezza che siano stati realizzati con lo stesso applicativo che produce quelli originali: “O è lo stesso sistema – sostiene l’esperto – oppure è stato clonato, ci scommetterei la carriera”. Potrebbero essere stati generati da qualcuno che aveva accesso alle chiavi di sicurezza del governo, o attraverso il sistema di emissione in “modalità test” che consentiva di creare Green Pass di prova senza immetterli nei database. L’ipotesi più accreditata però è quella che siano state sfruttate alcune “falle” nel sistema di sicurezza per “rubare” le chiavi.
Chi c’è dietro i certificati diffusi online.La presenza di questi certificati, prosegue Next, in rete è stata segnalata alla polizia postale circa due settimane fa, ma sono ancora tutti pericolosamente al loro posto, scaricabili da chiunque. I tre “seeder”, utenti che hanno effettivamente caricato e reso disponibili i file, non hanno mascherato il loro indirizzo ip. È stato quindi possibile rintracciarli con un banale strumento di geolocalizzazione, ottenendo come risultati Milano, Pisa e un comune del Piemonte non meglio identificabile al momento. La tecnologia peer to peer rende impossibile rimuovere i Green Pass da remoto, ma basterebbe un intervento fisico delle autorità per risolvere il problema.Resta la domanda sui motivi che abbiano spinto qualcuno a diffondere falsi certificati online gratuitamente. “Per me – dice l’esperto di sicurezza informatica a Next – è stato qualcuno che vuole solo destabilizzare il sistema. Ma ha purtroppo fatto un ottimo lavoro, si vede che non sono Green Pass falsi raccattati in rete o scannerizzati in malo modo”.
