Vaccino covid: efficacia, Omicron e nocebo, le news della settimana
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Dom, Mag

Vaccino covid: efficacia, Omicron e nocebo, le news della settimana

Cronaca
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(Adnkronos) - Vaccini anti covid, ma anche variante Omicron e dosi booster, efficacia contro le forme gravi, rischio intensiva per i no vax. E ancora lo studio sul cosiddetto effetto 'nocebo', con effetti collaterali segnalati dopo la dose placebo. Queste, in breve, le news principali della settimana. 

Le terze dosi, o booster, del

vaccino covid Pfizer-BioNTech e Moderna non solo ostacolano i contagi legati alla variante Omicron, ma sono soprattutto efficaci nell'impedire che le persone contagiate con la variante del covid siano costrette al ricovero in ospedale. E' quanto indicano i dati resi noti in settimana dal Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti. Secondo i dati dell'agenzia, le dosi booster dei due vaccini mostrano un'efficacia del 90% contro le ospedalizzazioni dovute alla variante e sono particolarmente efficaci nella fascia di età over 50. 

In generale, i nuovi dati indicano una maggiore efficacia dei vaccini contro la variante Delta, rispetto alla Omicron, che secondo gli studi di laboratorio è parzialmente in grado di aggirare la risposta immunitaria dell'organismo. 

I risultati sono stati ottenuti sulla base di 3 nuovi studi in un momento in cui il 99% dei nuovi casi covid negli Usa sono attribuibili alla variante Omicron. La dose booster si è rivelata efficace al 90% per evitare ricoveri tra dicembre e gennaio, secondo i dati raccolti dai Cdc in relazione a circa 88.000 ricoveri in 10 stati. Due dosi di vaccino - quindi il ciclo ordinario di vaccinazione - hanno mostrato un'efficacia del 57% ad almeno 6 mesi dalla seconda dose. Il booster, inoltre, ha mostrato un'efficacia dell'82% per evitare il ricorso ad una visita in pronto soccorso, secondo le cartelle cliniche relative a 200.000 viste effettuate anche in questo caso in 10 stati. L'efficacia in questo ambito scende al 38% se si considerano solo 2 dosi di vaccino. 

Un secondo studio, inserito anch'esso nel CDC's Morbidity and Mortality Weekly Report, ha evidenziato l'efficacia della dose booster nella protezione dal contagio 'targato' Omicron. I dati raccolti in 25 stati hanno evidenziato che l'incidenza è di 149 casi ogni 100.000 persone quando si fa riferimento a soggetti vaccinati 3 volte. Con 2 dosi, l'incidenza sale a 255 casi. 

Inoltre, un terzo studio pubblicato su JAMA ha permesso di osservare che la dose booster evita la malattia grave provocata dall'infezione legata a Omicron. Tra 13.000 persone contagiate dalla variante, il rischio di malattia sintomatica per i vaccinati con booster si è rivelato inferiore del 66% rispetto alle persone vaccinate con 2 dosi. 

I non vaccinati contro Covid-19 hanno un rischio, se si infettano, 21 volte maggiore di finire in terapia intensiva rispetto a chi ha fatto due dosi vaccinali. Una possibilità che diventa 39 volte più alta rispetto a chi ha fatto anche il booster: 31,3 casi su centomila contro 0,8 casi. E' uno dei dati che emerge dal report esteso dell'Istituto superiore di sanità sull'andamento dell'epidemia di Covid-19 in Italia. "Il tasso di ricoveri in terapia intensiva standardizzato per età relativo alla popolazione di età superiore 12 anni nel periodo dal 3 dicembre 2021 al 2 gennaio 2022 per i non vaccinati (31,3 ricoveri in terapia intensiva per 100.000 abitanti) risulta circa ventuno volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da meno di 120 giorni (1,5 ricoveri in terapia intensiva per 100.000 ab.) e circa trentanove volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (0,8 ricoveri in terapia intensiva per 100.000 abitanti)", si legge nel report. 

Per quanto riguarda l'ospedalizzazione per le persone sopra i 12 anni, il tasso, per i non vaccinati (248,5 ricoveri per 100.000 abitanti) risulta circa dieci volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da meno di 120 giorni (25,3 ricoveri per 100.000 abitanti) e circa dodici volte più alto rispetto ai vaccinati con booster (20,8 ricoveri per 100.000 ab.), spiega l'Iss. 

L'efficacia della vaccinazione anti Covid nel prevenire l'infezione da Sars- Cov-2 si riduce nel tempo in tutte le fasce di età. Con la dose di richiamo la protezione si attesta al 66,7%, mentre dopo 4 mesi dal completamento del ciclo vaccinale (seconda dose o vaccino J&J) si arriva al 34,7%. Una piccola riduzione si registra anche nella protezione dalla malattia grave passando dal 97,5% di chi ha fatto già il richiamo all'89% dopo 120 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, un altro dato contenuto nel report Iss.  

L’efficacia del vaccino, "come riduzione percentuale del rischio (rispetto ai non vaccinati), nel prevenire la diagnosi di infezione da Sars-Cov-2, è pari al 66% entro 90 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, 53% tra i 91 e 120 giorni, e 34,7% oltre 120 giorni dal completamento del ciclo vaccinale. Ed è pari al 66,7% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster", si legge nel report. 

Per quanto riguarda la prevenzione della malattia severa la percentuale è "pari a 95% nei vaccinati con ciclo completo da meno di 90 giorni, 93% nei vaccinati con ciclo completo da 91 e 120 giorni, e 89% nei vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 120 giorni. E' invece pari al 97,5% nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster", indica il report. 

Anche chi ha ricevuto il placebo nei test sul vaccino covid ha segnalato effetti collaterali. Più di due terzi dei comuni eventi avversi associati al vaccino covid possono essere attribuiti all'effetto 'nocebo', la versione negativa dell'effetto placebo. E' l'indicazione fornita dagli scienziati che negli Stati Uniti hanno analizzato i dati relativi a 12 trial clinici sui vaccini covid. I ricercatori hanno evidenziato che l''effetto nocebo' è stato responsabile del 76% delle comuni reazioni avverse segnalate dopo la prima dose e di quasi il 52% dopo la seconda dose. Ma cos'è l'effetto nocebo? La definizione fa riferimento agli effetti collaterali associati ad una sostanza che non è in grado di produrre conseguenze. Nei trial, quindi, non sarebbe stato il vaccino a provocare mal di testa, stanchezza, dolore al braccio. "Dire ai pazienti che" la somministrazione del vaccino "ha effetti collaterali simili a quelli prodotti dal placebo nei trial riduce l'ansia e induce i pazienti a prendersi del tempo per valutare gli effetti stessi", dice Ted Kaptchuk, professore all' Harvard medical school e autore dello studio. "Servono in ogni caso altri dati", aggiunge. (LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO)  

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