MUSICA. Lucio Battisti, 21 anni senza il suo ''canto libero''
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MUSICA. Lucio Battisti, 21 anni senza il suo ''canto libero''

MUSICA. Lucio Battisti, 21 anni senza il suo ''canto libero''

Arte e Cultura
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Morì all’ospedale San Paolo di Milano il 9 settembre 1998.  Aveva solo 55 anni e ha lasciato una serie di classici che sono diventati patrimonio della musica italiana

MUSICA. Lucio Battisti, 21 anni senza il suo ''canto libero''
MUSICA. Lucio Battisti, 21 anni senza il suo ''canto libero''

 

Genova - Ventuno anni sono trascorsi dalla scomparsa di una parte importante della storia della canzone popolare italiana. Il 9 settembre 1998 moriva Lucio Battisti. L’annuncio della tragedia arrivò all'improvviso. I palinsesti televisivi e le programmazioni radiofoniche cambiarono in pochi istanti: gli italiani volevano saperne di più sulla scomparsa del cantante. Battisti si spense all’ospedale San Paolo di Milano: era ricoverato da dieci giorni. Aveva solo 55 anni e lasciava una serie di classici che divennero patrimonio di tutti. Un pop nell'accezione positiva del termine, che ancora oggi risuona, come un “canto libero”.

Gli inizi e il sodalizio con Mogol

Battisti nacque il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, un paese in provincia di Rieti. Iniziò a fare musica “contro”, i suoi genitori non volevano. Si trasferì quindi: prima andò a Roma (1964), dove suonava come chitarrista nella band de ”I Campioni”, successivamente si spostò a Milano. Battisti puntava a una carriera solista. Nel capoluogo lombardo riuscì ad avere un appuntamento con Franco Crepax, il direttore della casa discografica Cgd, all’epoca un colosso dell’industria musicale. Il passo successivo fu l’incontro con Mogol, che era già noto per i testi e la capacità di scrittura. 1965, nacque il sodalizio tra i due. Nel luglio 1966, uscì il loro primo singolo su disco: “Per una lira - Dolce di giorno”. Mogol e Battisti realizzarono tanti altri brani e scalarono insieme le classifiche, ottenendo credibilità e successo nello stesso momento. Canzoni come “Un’avventura” (anche se non venne ”capita” al Festival di Sanremo del 1969: eliminata al primo turno), “Acqua azzurra, acqua chiara” e “Il mio canto libero”, titletrack dell’album rilasciato nel 1972 e che rimase in testa alle classifiche per 11 settimane, ancora oggi sono pezzi passati in radio e apprezzati dagli ascoltatori.

Come tutte le cose, anche il sodalizio Mogol - Battisti ebbe una fine. La rottura maturò nel corso degli anni ‘80. Il motivo del divorzio? Pare che scaturisse da un mancato accordo sulla divisione dei proventi della loro musica. Battisti continuò a realizzare nuove canzoni : nel 1982 pubblicò assieme alla moglie Grazia Letizia (pseudonimo Velezia) l’album “E già”. Dal 1986 iniziò a collaborare con il poeta Pasquale Panella: i due realizzarono ben cinque album, dalle sonorità più sperimentali e dai testi ricchi di giochi di parole. Per volere di Battisti, questi lavori non vennero pubblicizzati molto dai mass media: furono accolti dal pubblico con meno interesse e suscitarono pareri discordanti dalla critica. 29 settembre 1994, uscì l’ultimo album di Battisti, Hegel. I testi dell’album, scritti da Panella, richiamavano molti concetti elaborati dal filosofo tedesco. Il disco però non decollò: 68°album più venduto in Italia nel 1994, raggiunse come picco nelle classifiche settimanali il quinto posto. La produzione musicale di Battisti si concluse così. Arrivò poi il 9 settembre 1998, il giorno che privò l’Italia di un artista unico nel suo genere.

La musica di Battisti vive ancora: citazioni, serie e omaggi

La musica di Battisti potrà sembrare meno famosa e conosciuta rispetto a quella di altri artisti coetanei scomparsi. Com’è noto, la vedova del cantante ha tutelato con rigore l’immagine del marito, impedendo l’uso del suo nome in manifestazioni o eventi che lo potrebbero riguardare. Tuttavia, rimangono le sue canzoni, i suoi album, ad uso e consumo libero del panorama musicale italiano. Sono molti i cantanti (e non solo) che hanno ricordato in questi anni la figura di Battisti. Artisti come Calcutta, Colapesce, Dente lo hanno citato in molte interviste e omaggiato attraverso riferimenti e citazioni inserite nei loro brani. Il New York Times, quando giunse la notizia della sua morte, descrisse il cantante pop italiano come una figura paragonabile a quella di Bob Dylan. Il 12 marzo 2015 il disc jockey cileno Ricardo Villalobos si esibì alla discoteca Goa di Roma e omaggiò la figura di Battisti, riadattando  in chiave elettronica il testo de “La canzone della terra”. Infine, nel 2017 l’attore e comico statunitense Aziz Ansari ha inserito nella colonna sonora della serie televisiva “Master of None” un brano del cantante scomparso: “Amarsi un po’”.

Red
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