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Gio, Set

Sanremo 2021, festival senza pubblico divide ex e 'vecchie glorie'

Sanremo 2021, festival senza pubblico divide ex e 'vecchie glorie'

Cultura
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Sanremo 2021, con le limitazioni anti-Covid per fan e curiosi e l'assenza di pubblico in platea, divide chi al festival c'è stato in passato.

Sanremo 2021, festival senza pubblico divide ex e 'vecchie glorie'
Sanremo 2021, festival senza pubblico divide ex e 'vecchie glorie'

 

Dai vetri oscurati per le auto degli artisti alle zone off-limits della città allo studio del Comitato per l'ordine e la sicurezza (dopo il via libera del Cts, con la raccomandazione sul rischio assembramenti in strada), il Sanremo segnato dalla pandemia piace ad alcuni come forma di resistenza e non piace ad altri che non riescono a concepire il festival senza la festa che gli gira intorno.  

Ad aprire il fronte degli scettici è stato Al Bano: ''Un bel festival - ha detto all'Adnkronos il cantante di Cellino San Marco nei giorni scorsi - non si può fare con dei protocolli sanitari. Sanremo è sempre stato un momento di grande ilarità e piena partecipazione, sia di pubblico che di artisti. Avendo a che fare con questa pandemia diventa un festival a metà e visto male e allora mi chiedo: non sarebbe meglio aspettare tempi migliori?''. Poi quando la notizia dell'assenza di pubblico ha rincarato la dose: "Un cantante senza pubblico a Sanremo è come se il Papa fosse costretto a dire messa senza fedeli in Vaticano". Su una cosa però Al Bano (e non solo lui) è pronto a scommettere: "Farà grande audience, perché tutti saranno costretti a stare a casa. Se lo guarderò? Se sono libero sì". 

Sulla stessa lunghezza d'onda Peppino di Capri, uno dei recordmen sanremesi con quindici partecipazioni e due vittorie (nel 1973 e nel 1976): "'Sanremo senza pubblico? Così è meglio non farlo'', ha detto all'Adnkronos. ''Sanremo è una manifestazione che ha bisogno di pubblico e di applausi. L'idea di farlo così non mi fa impazzire. Io non ci andrei, mi mancherebbe il 'movente''', ha ammesso.  

La butta invece sull'ironia Emanuele Filiberto di Savoia, che calcò in gara il palco dell'Ariston nel 2010, in trio con Pupo e Luca Canonici con il brano 'Italia amore mio', che si piazzò secondo scatenando parecchi mal di pancia: "Ecco, per me senza pubblico sarebbe stato fantastico, avrei avuto meno fischi", dice ridendo. Ma poi cambia tono entrando nel merito di quanto accadrà quest'anno: "Un cantante ha bisogno del pubblico, solo la televisione non è la stessa cosa. Un presentatore, un conduttore come Fiorello, che si appoggia molto alla platea per le sue battute, ha bisogno del pubblico. Vogliamo tutti fare i perbenisti e i politically correct, ma è ridicolo perché non è così che si combatte il virus". In ogni caso l'erede di Casa Savoia non ha dubbi sull'opportunità che Sanremo 2021 vada in scena: "Giusto fare comunque il festival, Sanremo deve andare avanti, l’industria della musica deve andare avanti", aggiunge auspicando la riapertura al più presto di cinema e teatri, con norme di sicurezza e distanziamento.  

Per Luca Canonici, che fece la sua unica apparizione in gara a Sanremo proprio con Emanuele Filiberto, "è giusto che si faccia anche senza il pubblico trovando la maniera migliore per essere tranquilli che nessuno si ammali. Non fermiamoci, ci deve essere una fiammella che rimane viva perché, se non si fa la prima della Scala o il Sanremo, tornare indietro sarebbe difficile”. “Mi sembra inutile buttare via tutta l’industria che c’è dietro il Festival ed anche il piacere di sentire nuove canzoni, nuovi interpreti. Mi sembra assurdo non farlo”, ha detto all'Adnkronos il tenore.  

Diversa la teoria di Giuseppe Povia, vincitore di Sanremo 2006: ''Se avessero aperto l'Ariston, avrebbero dato il via ad aprire i teatri e molti luoghi da concerto in genere. Io speravo lo facessero col teatro pieno e con le dovute norme ma poi la stampa si sarebbe appigliata al primo positivo al Covid e avrebbe crocifisso il Festival. Quindi hanno fatto bene". 

Decisamente positivo il parere di Riccardo Fogli, vincitore di Sanremo nel 1982 con 'Storie di tutti i giorni': "Anche senza pubblico Sanremo va fatto comunque! La musica ha bisogno di consensi, vorrà dire che quest'anno i consensi verranno dalla gente che sta a casa. La cosa importante però è che la musica non venga buttata nel ce..! Sanremo produce buona musica e l'importante è che si veda'', ha detto Fogli all'Adnkronos. Per poi suggerire l'idea di un applausometro azionabile da casa: "Speriamo che mettano almeno un 'applausometro', spingi un bottone e scatta l'applauso'', ha aggiunto. Per poi dirsi contrario al divieto di pubblico imposto all'Ariston: "Ma se in televisione ci sono programmi che ospitano una quindicina di persone in un teatrino che ne contiene appena 50 perché a Sanremo su 800 persone non ce ne possono essere 250, vaccinati e a distanza che si alzano e applaudono?'' 

Non ha dubbi sulla necessità di fare Sanremo, ma senza pubblico, uno dei direttori d'orchestra più gettonati del festival, Enrico Melozzi, che ha diretto a Sanremo brani di Noemi, dei Pinguini Tattici Nucleari e di Achille Lauro, ma ha anche collaborato con il Donizetti Opera Festival alla ricostruzione del quintetto perduto de 'Le nozze in villa' del compositore bergamasco, andate in scena al Teatro 'Donizetti' di Bergamo. "E' giusto che anche il Festival di Sanremo in questo momento di pandemia si faccia senza pubblico come è stato per le prime della Scala o dell'Opera di Roma", ha detto Melozzi all'Adnkronos, confessando di essere "intristito dalla polemica che separa la musica colta da quella pop", e lanciando un appello a tutti gli artisti ad "essere uniti, senza divisioni di genere tra musica colta, pop, teatro, cinema e altro" per "puntare alla riapertura immediata delle sale teatrali, da concerto e cinematografiche". 

"La nostra categoria non conta. L'unico modo per farci sentire è essere tutti uniti e fare fronte comune - è il suo appello - senza differenza di generi. Dobbiamo chiedere che il Cts (Comitato Tecnico Scientifico, ndr) apra un tavolo per affrontare questa situazione drammatica che viviamo tutti quanti, artisti e pubblico. Perché anche il pubblico in questo momento è privato della bellezza. Si potrebbe, ad esempio, creare una 'zona rossa' permanente dei teatri, una specie di Grande Fratello della cultura, dove gli artisti impegnati in una produzione vivono chiusi senza pericolo di contagio. E' difficile ma non impossibile".