(Adnkronos) - Si è dimessa la Giuria internazionale della 61esima Esposizione internazionale d’arte, in programma a Venezia dal 9 maggio al 22 novembre, composta da Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi. Lo comunica in una nota la Biennale di Venezia, riferendo delle dimissioni
arrivate oggi.
Le dimissioni sono state motivate, a quando apprende l'Adnkronos, dalla volontà di rispettare "la dichiarazione d'intenti" della Giuria stessa diffusa il 22 aprile scorso, dove si precisava che la giuria non avrebbe premiato quei Paesi accusati di crimini contro l'umanità di fronte alla Corte penale internaizonale, quali Russia e Israele.
Con le dimissioni della Giuria salta anche la cerimonia di inaugurazione, prevista per sabato 9 maggio. In quello stesso giorno la Giuria avrebbe dovuto assegnare i Leoni d'oro e d'argento alle migliroi partecipazioni e agli artisti.
Come annuncia la Fondazione in una nota "in considerazione delle dimissioni odierne della Giuria Internazionale" "nonché dell’eccezionalità della situazione geopolitica internazionale in corso", la cerimonia di premiazione si terrà dunque domenica 22 novembre, ultimo giorno di apertura ai visitatori, come avvenuto in precedenza per altre situazioni eccezionali (edizione 2021 della Mostra Internazionale di Architettura, a causa del Covid). E a votare i Leoni saranno i visitatori titolari di biglietto.
Ai 'Leone dei Visitatori' concorreranno tutte le nazioni presenti "come da lista ufficiale" quindi anche la Federazione Russa, lo Stato di Israele, l'Iran e gli Stati Uniti, Paesi al centro di forti polemiche. E' quanto annuncia la stessa Fondazione in una nota, in cui si afferma che ciò avverrà "seguendo il principio di inclusione e di parità di trattamento tra tutti i partecipanti. Ciò in coerenza con lo spirito fondativo della Biennale stessa basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell’arte, della cultura e della libertà artistica", si legge ancora.
"Non è, e non è mai stato nelle intenzioni del Ministero della Cultura commissariare il presidente della Biennale di Venezia. Il MiC - sottolinea il ministero in una nota - si è limitato a chiedere e ottenere documenti amministrativi da mettere a disposizione del Maeci e di Palazzo Chigi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Federazione russa. Quanto alle dimissioni della giuria internazionale della Biennale - sottolinea la nota - esse sono state apprese dal MiC dagli organi di informazione, e riguardano esclusivamente la potestà autonoma della Biennale di Venezia. Il Ministro Giuli, come da dichiarazioni pubbliche, conferma l’identità di vedute con il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni".
Oggi nuove ispezioni a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, disposte dal ministero della Cultura nell’ambito delle verifiche sull’organizzazione dell'esposizione. Gli ispettori del Collegio romano, quattro funzionari guidati dal direttore della Creatività contemporanea del Mic Angelo Piero Cappello, secondo quanto risulta all'Adnkronos, sono tornati per il secondo giorno consecutivo di controlli nel palazzo sul Canal Grande a pochi passi da piazza San Marco, dopo una prima giornata segnata da un lungo lavoro di acquisizione documentale e da un clima di crescente tensione istituzionale.
Le verifiche, avviate nel pomeriggio di ieri e proseguite fino a sera inoltrata, si concentrano su un ampio spettro di attività della Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, con particolare attenzione alla gestione amministrativa, ai rapporti con i Paesi partecipanti e alle procedure adottate dalla giuria internazionale della Biennale Arte. L’ispezione, secondo quanto riferito all'Adnnkronos da fonti vicine al dossier, non sarebbe limitata a un controllo formale ma mirerebbe a ricostruire in modo puntuale l’intero iter decisionale che ha portato alla definizione dell’edizione 2026, in particolare con il previsto ritorno della Federazione Russa, sotto sanzioni europee per l'aggressione all'Ucraina, intenzionata a riaprire il proprio padiglione di proprietà ai Giardini seppur per soli tre giorni (6-8 maggio), per poi chiuderlo dal 9 maggio, giorno dell'inaugurazione ufficiale.
Al centro dell’attenzione resta anche la controversa decisione della giuria di escludere dalla premiazione la Federazione Russa e lo Stato di Israele, in quanto stati che sarebbero stati denunciati "per crimini contro l'umanità" alla Corte penale internazionale; una scelta che ha aperto un fronte giuridico e politico di particolare delicatezza. La decisione avrebbe infatti provocato la diffida degli avvocati dell’artista israeliano Belu-Simion Fainaru, rappresentante del padiglione dello Stato di Israele, che contesta una presunta discriminazione e ha annunciato la possibilità di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’artista, in dichiarazioni rese nei giorni scorsi, sostiene di essere vittima di una discriminazione su base etnica e culturale e ipotizza anche profili di antisemitismo, una ricostruzione che si inserisce in un contesto particolarmente sensibile e che ha ulteriormente alimentato la polemica. La giuria della Biennale, tuttavia, avrebbe motivato la propria decisione con la volontà di colpire due Stati i cui leader sono oggetto di accuse internazionali per crimini contro l’umanità, secondo quanto contestato dalla Corte penale internazionale.
La diffida presentata dagli avvocati dell’artista sarebbe stata trasmessa non solo alla Fondazione ma anche al ministero della Cultura e a Palazzo Chigi, contribuendo a rendere la vicenda un caso istituzionale di primo piano. Da qui l’intervento del Collegio romano e l’avvio delle ispezioni, già ventilate nei mesi precedenti ma divenute operative alla vigilia dell’apertura della rassegna.
Sul piano giuridico, il nodo principale riguarda l’interpretazione del regolamento della Fondazione, che secondo una prima lettura non prevederebbe la possibilità per la giuria di escludere Stati dai riconoscimenti, indipendentemente dalle motivazioni politiche o etiche alla base delle decisioni. Un punto che potrebbe avere conseguenze rilevanti sul piano amministrativo e potenzialmente anche contenzioso.
Parallelamente, si è aperto anche un fronte politico e diplomatico. Nel tardo pomeriggio di ieri il commissario europeo alla Cultura Glenn Micallef ha annunciato che non parteciperà agli eventi inaugurali della Biennale “fino a quando la Russia sarà invitata”, una posizione che ha assunto immediata rilevanza a livello europeo e che si accompagna a valutazioni su possibili revisioni del sostegno economico comunitario alla Fondazione.
La presa di posizione del commissario europeo si inserisce in un contesto già fortemente polarizzato, nel quale la presenza del padiglione russo ai Giardini, riaperto dopo anni di chiusura, è diventata uno dei principali elementi di tensione. Il Padiglione sarà attivo per alcuni giorni durante la vernice dell’Esposizione, alimentando ulteriormente il dibattito politico e istituzionale.
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli avrebbe cercato nelle ultime ore di ridimensionare la portata politica dell’ispezione, definendola un’attività di controllo ordinaria e necessaria al corretto funzionamento delle istituzioni culturali. Una lettura non condivisa ai vertici della Biennale, dove il presidente Pietrangelo Buttafuoco avrebbe manifestato irritazione per la tempistica e le modalità dei controlli ministeriali, ritenuti particolarmente delicati a pochi giorni dall’inaugurazione della 61/a Esposizione.
Sul piano operativo, gli ispettori stanno esaminando anche la documentazione relativa ai rapporti con i Paesi considerati sensibili, tra cui Russia, Israele e Iran, con particolare attenzione alle comunicazioni ufficiali, alle autorizzazioni e alla gestione logistica dei padiglioni. L’obiettivo sarebbe quello di verificare la correttezza delle procedure adottate e la conformità alle normative nazionali e internazionali.
Particolare attenzione è rivolta al padiglione della Federazione Russa ai Giardini, destinato a riaprire dopo anni di chiusura legata alle sanzioni europee. I lavori di allestimento sono in corso e la sua presenza è uno degli elementi più controversi dell’intera esposizione, anche in relazione alle tensioni geopolitiche legate alla guerra in Ucraina. Agli artisti russi sono stati concessi i visti e sono in arrivo a Venezia.
La Biennale, dal canto suo, ha ribadito in una nota ufficiale “l’assoluto rispetto delle norme vigenti e delle procedure amministrative”, sottolineando di aver agito “in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali”. Nessuna irregolarità, secondo la Fondazione, sarebbe emersa nelle verifiche preliminari già svolte nei mesi scorsi.
Resta tuttavia alta la tensione in vista dell’inaugurazione prevista per il 9 maggio, con un clima segnato da defezioni annunciate, prese di posizione istituzionali e possibili ripercussioni diplomatiche. Nei giorni della Vernice sono attese intorno alle 22.000 persone da ogni parte del mondo, tra cui oltre 3.000 giornalisti. Almeno 50 sono i ministri della Cultura attesi a Venezia e altrettanti i rappresentanti ministeriali dei restanti Paesi partecipanti alla Biennale Arte, per un totale di 100 nazioni. Il ministro della Cultura, Alessandroo Giuli, ha già annunciato che non sarà presente all'inaugurazione, mentre il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, vice presidente del Consiglio, ha confermato la sua presenza. (di Paolo Martini)
