'Donna Repubblica', i giorni del referendum negli scatti di un maestro del fotogiornalismo
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'Donna Repubblica', i giorni del referendum negli scatti di un maestro del fotogiornalismo

Cultura
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(Adnkronos) - In occasione dell'ottantesimo anniversario del referendum istituzionale che chiamò gli italiani alle urne per esprimere il voto su Monarchia e Repubblica, il Munaf - Museo Nazionale di Fotografia di Cinisello Balsamo (Milano) presenta, dal 31 maggio al 5 luglio 2026, “Donna Repubblica. I giorni del referendum”

una mostra fotografica di Federico Patellani, per raccontare un periodo cruciale dell’Italia del Novecento: la fine della seconda guerra mondiale, il voto concesso alle donne, il referendum Monarchia-Repubblica e l’elezione dei rappresentanti all’Assemblea Costituente. 

Federico Patellani (Monza 1911 - Milano 1977), uno dei grandi maestri del reportage italiano, realizza proprio in quei giorni memorabili un articolato servizio fotografico che tocca numerose città italiane e culmina nella celeberrima immagine della “Donna della Repubblica” per la copertina del settimanale “Tempo” n. 22 del 15-22 giugno 1946: il volto sorridente di una giovane donna spunta dalla prima pagina de “Il Corriere della Sera” con la notizia della vittoria della Repubblica, diventando ben presto manifesto di rinascita e cambiamento. Ideatore dei “fototesti” - innovativi servizi in cui immagini e parole dialogano in modo narrativo - Patellani cattura così l’energia di un Paese che guarda avanti, nel volto della “Donna della Repubblica” che ne diventa immagine simbolo. Anna Iberti, la giovane protagonista della fotografia di Patellani, è stata per decenni un’icona senza nome. Impiegata amministrativa presso il quotidiano Avanti! e futura sposa del giornalista Franco Nasi, la Iberti incrociò probabilmente l’obiettivo di Patellani proprio nei circuiti delle redazioni milanesi. Nonostante la fama del suo sorriso, la sua identità è rimasta celata per decenni a causa della sua profonda riservatezza, venendo svelata solo postuma grazie alle ricerche dei giornalisti Giorgio Lonardi e Mario Tedeschini Lalli. "La fotografia compie visioni e cortocircuiti storici – commenta il presidente del Munaf, Davide Rondoni - non lascia la storia al piatto regesto dei fatti. Ma offre emozioni, penombre, interrogativi. Se è fotografia d’arte non è esercizio retorico". 

La mostra è frutto di un lavoro di equipe che ha visto la collaborazione di Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, curatrici del Fondo Patellani e già assistenti del fotografo, Matteo Balduzzi e Maddalena Cerletti, rispettivamente curatore e conservatore del MUNAF, in collaborazione con gli eredi del grande fotoreporter. 

 

Attraverso un ricco percorso espositivo fatto di stampe originali, negativi, provini e materiali d’archivio provenienti dal vastissimo Fondo Federico Patellani - oltre 620.000 unità di proprietà degli eredi, in comodato d’uso a Regione Lombardia e in deposito presso il Munaf - la mostra racconta il momento in cui l’Italia decide il proprio destino, scegliendo la Repubblica, e con essa la nascita dell’Italia moderna, e aprendo le porte a una nuova stagione di libertà e partecipazione. Le fotografie di Patellani restituiscono con profondità e poesia l’atmosfera di quel tempo: le città ancora segnate dalla guerra, la ricostruzione che avanza, le piazze piene di gente, e soprattutto le donne, protagoniste di un gesto storico che cambia per sempre la democrazia italiana.  

Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi, curatrici del Fondo Patellani: "Celebrando l'ottantesimo anniversario del Referendum, questa mostra ricorda un momento fondativo della nostra democrazia attraverso lo sguardo di un maestro della fotografia che ha saputo farsene testimone, producendo - tra le altre - l'immagine che nel corso degli anni è diventata un'icona vera e propria della nascita della Repubblica Italiana. Aver collaborato in prima persona con Federico Patellani in qualità di sue assistenti e proseguire ancora oggi questo legame come curatrici del Fondo, insieme allo staff del Museo Nazionale di Fotografia che conserva e promuove costantemente l'archivio, ci consente di presentare questo progetto con una comprensione profonda del suo metodo di lavoro e della sua etica, inserendo la Donna della Repubblica nel suo contesto storico: il racconto di un Paese che, tra la fine della guerra e l'entusiasmo delle piazze, trovava nel primo voto alle donne la forza di immaginare il proprio futuro. È per noi un percorso che offre al pubblico l'opportunità di confermare una identità civile e culturale". 

Allestita al piano nobile di Villa Ghirlanda in una prestigiosa cornice storica, la mostra accompagna i visitatori anche alla scoperta del processo creativo e professionale del fotogiornalista, mostrando strumenti, provini e documenti che raccontano il suo modo di osservare e costruire la realtà attraverso l’obiettivo. A partire dalle fotografie di Federico Patellani è possibile avere una visione storica ricca e puntuale del contesto sociale: il fermento cittadino e l'interesse pubblico si traducono in una grande partecipazione ai comizi politici e ai dibattiti pubblici prima del voto e nella presenza massiva alle urne durante la votazione. In questo scenario di forte partecipazione politica le donne danno corpo ad una presenza attiva e numerosa, decisiva nella ricostruzione democratica dell'Italia. 

 

Un’installazione video site-specific, commissionata a Studio Azzurro, arricchisce la mostra offrendo un’esperienza immersiva, pensata per coinvolgere un pubblico trasversale e per svelare da un lato il “dietro le quinte” del metodo di lavoro del fotografo e le tecniche di costruzione dell’immagine; e dall’altro con interviste e approfondimenti narrare i racconti dei protagonisti più vicini a Patellani stesso. 

La sezione conclusiva della mostra, invita a riflettere sull’attualità della “Donna della Repubblica” e sui molteplici usi che via via sono stati fatti di questa immagine, fino a comparire accanto alla Costituzione italiana e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno trasmesso a reti unificate. Un manifesto che ancora oggi parla non solo di emancipazione, consapevolezza e libertà, ricordandoci quanto la partecipazione civile e politica resti una conquista viva da custodire; ma anche del potere delle immagini capaci di condensare significati e livelli di lettura che si evolvono nel tempo rinnovandone vitalità e attualità. 

La mostra è prodotta dal Museo Nazionale di Fotografia in collaborazione con il Comune di Cinisello Balsamo, Regione Lombardia e l’Archivio di Etnografia e Storia Sociale di Regione Lombardia. 

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