Amitav Ghosh: 'La salvezza passa dal legame con la Terra'
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Amitav Ghosh: 'La salvezza passa dal legame con la Terra'

Cultura
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(Adnkronos) - La storia di una spezia preziosa e una domanda che riguarda il futuro dell’intero pianeta. È da qui che Amitav Ghosh, scrittore indiano di fama internazionale, ha sviluppato la sua riflessione al Teatro Sociale 'Giorgio Busca' di Alba (Cuneo), in occasione della cerimonia del Premio Lattes Grinzane 2026, durante la

quale ha ricevuto il Premio Speciale Lattes Grinzane. Una lectio magistralis che ha intrecciato storia, letteratura, filosofia e crisi ambientale, riportando al centro il rapporto tra gli esseri umani e la Terra. "La salvezza passa dal legame con la Terra", ha ammnito. 

Il punto di partenza è la noce moscata - già oggetto del libro di Ghosh "La maledizione della noce moscata. Parabole per un pianeta in crisi" (Neri Pozza, 2022) - un tempo tra i prodotti più preziosi al mondo, originaria delle isole Banda, nell'attuale Indonesia. Il desiderio di controllarne il commercio spinse le potenze europee a contendersi l'arcipelago, fino alla conquista olandese del 1621, che si concluse con il massacro della popolazione locale, la deportazione dei sopravvissuti e la trasformazione delle isole in piantagioni. «I bandanesi, un tempo comunità commerciale orgogliosa e intraprendente, cessarono di esistere come popolo», ha ricordato Ghosh, ricostruendo una vicenda in cui la ricchezza naturale si trasformò in una condanna per chi abitava quel territorio. È questa la «maledizione delle risorse» a cui lo scrittore ha dedicato una parte centrale del suo intervento: il paradosso per cui ciò che una terra offre può diventare la causa della distruzione delle comunità che la abitano. Nel caso delle isole Banda, la noce moscata cessò di essere un elemento inscindibile dal territorio e dalla cultura locale per diventare una merce da produrre e commercializzare su scala globale. 

«Il colonialismo, e poi il capitalismo, sono i processi che hanno trasformato i doni della terra in risorse totalmente avulse dai luoghi d’origine», ha affermato Ghosh. Una trasformazione che non riguarda soltanto il passato, ma investe ancora oggi il modo in cui vengono concepiti e sfruttati gli ecosistemi, le materie prime e le comunità umane. La riflessione si è allargata quindi al significato del luogo nella cultura umana. Per secoli, ha osservato l'autore, il valore di molti prodotti è rimasto legato alla loro provenienza, alle condizioni naturali in cui venivano generati e alle conoscenze delle comunità locali. È il caso dei vini piemontesi, dei tartufi (come quello bianco d'Alba), delle spezie e di altri prodotti che portano con sé una storia e un'identità territoriale. 

 

«Una noce moscata non era una noce moscata se non proveniva dall’area delle isole Banda, coltivata dai bandanesi», ha spiegato Ghosh, stabilendo un parallelo con il vino prodotto in Piemonte. Il legame con la terra, in questa prospettiva, non è un dettaglio accessorio, ma parte integrante del valore di un prodotto e della cultura che lo circonda. È proprio questo rapporto a essere minacciato dalla globalizzazione e dalla trasformazione della natura in una riserva di beni intercambiabili. E la domanda dello scrittore riguarda anche il territorio che ospita la cerimonia: «In un mondo in cui tutti – animali, vegetali e funghi – vengono sradicati, c’è da chiedersi per quanto tempo resisterà l’antico e insostituibile legame tra le persone, i prodotti e i luoghi, anche in Piemonte». 

Il tema dello sradicamento ha condotto Ghosh al pensiero del filosofo tedesco Martin Heidegger, secondo il quale «Essere uomo significa… abitare». Abitare non significa soltanto disporre di una casa, ma mantenere una relazione profonda con la terra, riconoscersi parte di un ambiente e di una comunità. Un rapporto che, secondo la lettura proposta dallo scrittore, rischia di dissolversi in una società dominata dalla tecnica e dalla ricerca di un funzionamento sempre più efficiente. Ghosh ha richiamato in particolare le parole pronunciate dal filosofo tedesco Martin Heidegger nel 1966: «Tutto funziona. Questo è appunto l’aspetto inquietante, che tutto funziona e che il funzionare spinge sempre a un ulteriore funzionare, e che la tecnica strappa e sradica sempre più l’uomo dalla terra». Il progresso, dunque, non coincide necessariamente con un miglioramento del rapporto tra l'essere umano e il mondo. Dietro l'efficienza tecnologica e la crescita materiale può nascondersi una perdita più profonda: quella della capacità di abitare consapevolmente la Terra. 

Un altro passaggio centrale della lectio ha riguardato il modo in cui le società moderne concepiscono la natura. Ghosh ha richiamato le culture indigene, nelle quali fiumi, montagne e foreste non sono considerati semplici elementi inerti del paesaggio, ma presenze dotate di significato e vitalità. Una concezione che il colonialismo europeo ha spesso combattuto e represso, imponendo una visione del mondo nella quale la natura era destinata soprattutto a fornire risorse agli esseri umani. Lo scrittore ha messo in discussione questa separazione tra umanità e ambiente, indicando nella crisi ecologica anche una crisi culturale: «Mi è chiaro da tempo che la crisi planetaria è, in sostanza, una crisi di cultura e di percezioni». Da qui l'importanza attribuita al movimento per i diritti della natura, che mira a riconoscere una tutela giuridica a fiumi, foreste, montagne e altri ecosistemi. Per Ghosh, si tratta di uno dei segnali di speranza in un'epoca di profondi sconvolgimenti, perché apre alla possibilità di ridefinire il posto dell'essere umano all'interno del mondo naturale. 

 

La questione ambientale si intreccia inoltre con quella alimentare. Il cibo, ha osservato l'autore, rappresenta uno dei modi fondamentali attraverso cui le persone entrano in relazione con l'ambiente e con i luoghi in cui vivono. Le perturbazioni dei sistemi alimentari, insieme alla perdita delle conoscenze tradizionali, rischiano di compromettere ulteriormente questo legame. Non è un caso che il territorio, le tradizioni e le relazioni tra esseri umani e altre forme di vita occupino uno spazio importante anche nei suoi romanzi più recenti, "L'isola dei fucili" e "L'occhio fantasma", pubblicati da Einaudi. Nella narrativa di Ghosh, la letteratura diventa così uno strumento per interrogare le contraddizioni della modernità e immaginare modalità diverse di convivenza con il pianeta. 

La conclusione dell'intervento ha riassunto il senso di un percorso che dalla storia coloniale conduce alle sfide del presente. Ghosh ha richiamato la frase latina incisa sotto la grande cupola della Basilica di Santa Maria della Salute a Venezia: «Unde Origo Inde Salus», «Da dove l’origine, da lì la salvezza». Non un semplice invito a guardare indietro, ma la proposta di recuperare una consapevolezza che la modernità sembra aver progressivamente smarrito: gli esseri umani non sono separati dalla natura, né possono prescindere dai territori, dalle comunità e dagli altri esseri viventi con cui condividono l'esistenza. (di Paolo Martini) 

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