Richard Avedon e la sua Spoon River del West, al Palaexpo le foto di una leggenda
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Richard Avedon e la sua Spoon River del West, al Palaexpo le foto di una leggenda

Cultura
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(Adnkronos) - Dove sono Valentino il becchino, e l'operaia Petra, con la sua collana di dollari per il compleanno, e B.J. che a 9 anni andava in giro con un fucile? Mezzo secolo dopo saranno ancora insieme Rusty e Trace, colti mano nella mano, fuori dal motel californiano dove lavoravano? Davanti alla collezione ritratti di Richard Avedon

della serie 'In the American West' viene da pensare a una Spoon River su pellicola fotografica che ha trasformato in epos un mondo già all'epoca negletto, bloccando in una immagine 'eterna' volti e storie altrimenti destinati a scomparire nell'oblio. 

La storia all'origine di questa serie - ospitata al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al prossimo 31 gennaio - è già leggenda e racconta di un Avedon già famoso a livello mondiale soprattutto per le sue foto di moda (in cui però spesso facevano capolino realtà assai meno glamour): iniziò a lavorare a In the American West, alla fine degli anni Settanta, dopo l'attenzione raccolta da un ritratto 'normale' a un caposquadra di un ranch nel Montana. Mitchell A. Wilder, direttore dell’Amon Carter Museum, propose così ad Avedon di sviluppare una serie dedicata al West, una avventura durata 5 anni e mezzo (marzo 1979- ottobre 1984) in cui il fotografo attraversò ventuno Stati, cercando i suoi 'protagonisti' in spazi poco battuti dall'iconografia 'pubblica', dalle aree di sosta per camionisti ai mattatoi, dai motel alle miniere. Un'America nascosta colta in un momento di passaggio (fra recessione e deindustrializzazione) destinato ad arricchire molti e a emarginare molti di più. 

Guai a farsi ingannare dall'apparente semplicità del modello scelto da Avedon: il curatore Clément Chéroux parla di un fotografo "interessato a una forma di ritratto piuttosto elementare: frontale, con luce naturale e su sfondo bianco". Il tutto fissato su una una macchina fotografica di grande formato 20x25 cm montata su treppiede, che lasciava - fino allo sviluppo della lastra - una incertezza totale sul risultato.  

In realtà la sequenza evidenzia una grande attenzione alla messa in scena , che non vuol dire puntare a un risultato artificiale ma significa aspettare il momento giusto, decentrare il protagonista, curare il gesto, cercare una congruenza fra vestiti, sguardi, occupazioni e soprattutto pensieri. I 'drifter' che affollano la raccolta, vagabondi che nel termine inglese richiamano più esattamente le imbarcazioni alla deriva, li riconosceresti da lontano, non tanto per i vestiti logori o la preoccupante magrezza, ma perché sempre fuori centro, sempre curvati dalla vita.  

 

Anche quando lo sguardo della persona ritratta trasmette (raramente) orgoglio o sicurezza, gli uomini e le donne del West 'by Avedon' appaiono soprattutto prigionieri di vite che non hanno scelto, e da cui non sanno fuggire.  

A rendere ancora più preziosa la mostra romana - che porta in Italia per la prima volta tutte le 110 fotografie raccolte nel libro In the American West, pubblicato nel 1985 - è una selezione di materiali d’archivio che apre una porta sul metodo di Avedon ma anche sul mondo fermato dalle foto. Non ci sono solo le polaroid preparatorie agli scatti (più di mille i personaggi fotografati nei 5 anni di lavoro) o le preziose e dettagliatissime indicazioni per gli stampatori ma anche missive personali che raccontano un universo. C'è la donna che scrive ad Avedon per chiedere l'indirizzo di un operaio ritratto nel libro perché 'sente' di aver trovato in quella immagine il compagno della sua vita, c'è la madre di un senza tetto morto poco dopo lo scatto che chiede al fotografo qualche altro scatto per tenere vivo il ricordo, ma anche la lettera inviata da Sandra Bennett, la ragazza della copertina del libro - una immagine diventata ovviamente iconica - che descrive con stupore e ringraziamento la piccola fama che le è caduta addosso e illustra ad Avedon i progressi (amori, studi, ecc.) compiuti dopo quello scatto memorabile.  

Marco Delogu spiega nel testo inserito nel catalogo della mostra 'In the American West' che quello portato a termine da Avedon è "un caso raro nell'ambito della fotografia" perché "ritrae un'essenza e ci restituisce ritratti pensati per l'eternità". Come il vecchio suonatore Jones di Edgar Lee Masters, anche gli emarginati del West ora hanno trovato il loro posto. Non è sulla collina di Spoon River, però, ma negli occhi del mondo. (di Massimo Germinario) 

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