(Adnkronos) - E' stata una pagina drammatica nella storia di Firenze e dell'Italia intera. Un'ora buia nella quale le speranze di salvezza furono inghiottite dalla furia delle acque. Una furia cieca che non risparmiò nulla, facendo di fatto annegare la città e portando via con sé l'immenso patrimonio artistico custodito
Una storia che si snoda attraverso l'esperienza di due giovani, Anna e Salvo, che intrecciano i loro destini in quei giorni indimenticabili. "Anna e Salvo - spiega all'AdnKronos Guagni - provengono da due situazioni molto diverse. Anna è la figlia di un bottegaio fiorentino che ha attraversato la seconda guerra mondiale, un uomo che ha perso tutto e che ha ricostruito con fatica il suo negozio al quale è molto attaccato. Salvo, un siciliano che a Firenze fa la guida turistica, è figlio di un mezzo contrabbandiere d'arte che, all'inzio del libro, è nel carcere delle Murate. Due ragazzi che si ritrovano qualche giorno prima dell'alluvione diventando due angeli del fango". Per Anna e Salvo l'alluvione di Firenze ha rappresentato l'opportunità per conoscersi e per vivere un'esperienza unica: è quello che è successo a tanti ragazzi in carne e ossa che nel capoluogo toscano hanno scritto la storia. "L'alluvione di Firenze - osserva a questo proposito la Guagni - è stata un'occasione di riscatto per una generazione che aveva ereditato dai propri genitori un passato pesante, quello della Seconda guerra mondiale. Giovani cresciuti nella leggerezza della ripresa degli anni Sessanta che, però, per un certo periodo, erano rimasti a guardare". In questo senso, "una catastrofe come quella dell'alluvione di Firenze ha permesso la rinascita di voci che fino a quel momento avevano taciuto".
A quei tempi gli ideali che svegliarono le coscienze giovanili "si accompagnarono a quelli legati alla bellezza dell'arte. I ragazzi si misero a disposizione del patrimonio culturale salvandolo senza aspettare l'intervento delle istituzioni che, per loro stessa natura, sono pachidermiche". Facendo un paragone tra gli angeli del fango di 60 anni fa e i giovani che oggi scendono in piazza, la Guagni sottolinea che "ora forse c'è una narrazione più pessimista: siamo completamente assediati da racconti negativi di ogni tipo, non solo quelli dei giornali e dei social, che descrivono i giovani come persone non attive. Non sono d'accordo: vedendoli in aula tutti i giorni, trovo delle menti brillanti e tanta voglia di partecipare. Vedo anche, certo, un disorientamento generale perché è difficile, per i ragazzi, rispettare un'epoca che li vuole performativi da molti punti di vista, dall'aspetto fisico ai risultati scolastici o lavorativi. Ma quando c'è qualcosa per cui lottare i giovani sono sempre pronti a intervenire. E' successo anche l'anno scorso con la missione della Flotilla. I giovani si rianimano spinti dagli ideali. E gli ideali muovono il mondo", conclude la scrittrice.
