Ad Ancona apre 'Terra Sacra', l'arte riflette sulla vita dopo il sisma
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Ad Ancona apre 'Terra Sacra', l'arte riflette sulla vita dopo il sisma

Cultura
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E' una mostra che nasce in un certo senso dal sisma che cinque anni fà devastò l'Italia centrale, 'Terra Sacra' che si è appena aperta nella Mole Vanvitelliana, dove i capolavori di arte antica danneggiati vennero ospitati e custoditi per essere esaminati e restaurati.

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Oggi la stessa struttura diventa - fino all'8 maggio 2022 - il centro di un progetto che aiuterà il pubblico anche a riflettere sul rapporto tra natura e uomo. La mostra curata da Flavio Arensi, organizzata e prodotta dal Comune di Ancona e dal Museo Tattile Statale Omero, con il Fondo Mole Vanvitelliana, con la collaborazione della Soprintendenza delle Marche, il sostegno della Regione Marche e della Fondazione Cariverona, con il patrocinio di Anci è nata proprio nell’ottobre del 2016 quando, durante l’inaugurazione dell’esposizione Ecce Homo sulla condizione umana attraverso la scultura figurativa, si percepirono le maggiori scosse del terremoto che stava colpendo la regione.

Ma "Terra Sacra – afferma Flavio Arensi – non ha tuttavia alcuna intenzione di confrontarsi con i fatti materiali, con le perdite e i crolli del terremoto, con il lutto o la paura in senso stretto. Si tratta, invece, di un recupero e di una restituzione della vita”. Il percorso espositivo che si dispiega per tutti i luoghi della Mole Vanvitelliana, dalle mura alla corte, dal Magazzino Tabacchi al deposito della Soprintendenza delle Marche, presenta le 120 opere di 35 artisti, portavoce di linguaggi espressivi, spesso molto diversi tra loro: da Giovanni Albanese a Gregorio Botta, da Gino de Dominicis a Titina Maselli, passando per Franco Piavoli e Zerocalcare.

La mostra intende partire dal territorio di Ancona e in particolare dalla Mole, che ormai da anni si è confermata uno degli spazi culturali più importanti del centro-sud della Penisola, anche in virtù delle contaminazioni fra cultura (le mostre), psicoanalisi e scienze umane (Festival KUM!), musica (La mia generazione festival), e innovazione nell’ambito dell’accessibilità (Museo Omero). E le contaminazioni segnano il percorso di 'Terra Sacra' dalla gigantografia del Mediterraneo del fotografo Filippo Piantanida che apre gli spazi espositivi al bosco digitale di Quayola dove le immagini degli alberi saranno accostate a un lacerto di una scultura classica, rivisitata in chiave tecnologica, che richiama il Gruppo del Laocoonte, associando due degli elementi significativi dell’esposizione, la natura e l’uomo, a partire dalla riflessione che il grande paesaggista francese Gilles Clément fa a proposito del Terzo Paesaggio.

Una prima sezione è dedicata alla pittura che analizza il tema del territorio come luogo di vita, in un percorso che dagli anni cinquanta del secolo scorso giunge fino ai nostri giorni, mentre con le immagini di Franco Pinna, che accompagnò l’antropologo Ernesto de Martino nel suo studio sui riti e la magia del Sud Italia, il tema dello spazio sacro o sacrale della Taranta si declina nel luogo dell’immaginazione artistica con la tarantola di Pino Pascali fotografata da Claudio Abate, in un gioco di specchi che prende la forma e la rende eterea nell’opera di Paolo Icaro, elemento di luce in Piero Fogliati.La terza sezione 'Luoghi degli altri' parla dei luoghi e dei confini: dalla Persia di Flavio Favelli, all’Iran di Pietro Masturzo, qui con una selezione di immagini tratte da luoghi di conflitto.

Nella quarta sezione 'La casa, i senzatetto' ad accogliere chi entra c’è l’installazione Heimat di Guido Airoldi che pone il tema del luogo natio, e indica il territorio in cui ci si sente a casa propria perché vi si è nati, vi si è trascorsa l’infanzia o vi si parla la lingua degli affetti. Mentre l’Armata dei Senzatetto di Giovanni Albanese racconta di un popolo senza dimora, che però ha casa ovunque, e le 'Macerie prime' di Zerocalcare raccontano la difficoltà di crescere, di scoprire il proprio ruolo nella società, di non perdere i legami che contano. Infine, 'Paesaggio interiore paesaggio esteriore' propone le fotografie Pierres déplacées di Gina Pane in dialogo con i grandi tronchi sonori di Roberto Pugliese, l’Erbario di Franco Piavoli, o il bestiario inedito di Marco Mazzoni, e un’opera grafica di Franco Fanelli, uno degli incisori più importanti del panorama artistico odierno.

La mostra - che è anche un catalogo edito da Skira - si chiude nella Corte della Mole, dove è allestita una selezione di fotografie firmate dai soci dell’Associazione Ascosi Lasciti oltre a otto scatti di Danilo Garcia di Meo estratte dal progetto Quatrani che si è interessato di indagare l’adolescenza dei ragazzi dopo il terremoto dell’Aquila del 2009.

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Author: Red AdnkronosWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.