Cartier vs Tiffany, la guerra tra i giganti del lusso e la storia di 'una famiglia geniale'
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Cartier vs Tiffany, la guerra tra i giganti del lusso e la storia di 'una famiglia geniale'

Cultura
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Cartier vs Tiffany. E' di pochi giorni fa la notizia della 'guerra' scoppiata tra i due giganti del lusso per un presunto furto di informazioni riservate.

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Cartier infatti sarebbe pronta a portare in tribunale la storica casa rivale resa immortale da Audrey Hepburn (con il celeberrimo film di Blake Edwards tratto dal racconto di Truman Capote 'Colazione da Tiffany'), accusando una sua ex junior manager passata poi a lavorare con i rivali di aver svelato ai nuovi colleghi informazioni riservate e segreti commerciali. Circostanza bollata come priva di fondamento da Tiffany, che ha già promesso battaglia in sede legale.

Un marchio sopravvissuto alla sua stessa storia, entrato di prepotenza nella leggenda, quello di Tiffany. A raccontarlo, nel suo ultimo libro, 'Tiffany. Una famiglia geniale' (Tab Edizioni), è Andrea Pamparana, che all'Adnkronos spiega: "La storia di Tiffany mi ha intrigato. Ha a che fare con il sogno americano. Il fondatore più che un vero e proprio gioielliere fu un uomo appassionato di arte e cultura. Amava profondamente l'Italia, la Francia, l'Inghilterra perché nella cultura europea trovava il Rinascimento, la bellezza assoluta e si lasciava ispirare anche per la costruzione dei suoi palazzi. E' stato un grandissimo uomo di marketing, ma soprattutto un uomo di visioni che sapeva guardare al domani. Ha impiegato oltre un anno per realizzare quella scatolina blu (blue box) diventata l'emblema del marchio, non solo il contenitore di un gioiello, ma anche un accessorio iconico".

Vita privata e lavoro, imprenditorialità, ascesa economica e sociale, Pamparana racconta anche alcuni 'segreti' di famiglia. Dedica alcune pagine a Louis Confort, figlio del fondatore acclamato come il miglior designer americano tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento per l'inconfondibile stile delle sue creazioni Art Nouveau, cita l'affettuosa amicizia tra la figlia di Freud Anna e una delle eredi di Tiffany, Dorothy. "Non mi interessa sapere quale era il rapporto tra le due signore - confessa l'autore- sicuramente fu all'inizio un rapporto di natura professionale, poi forse si tramutò in qualcos'altro, in una relazione più profonda. Le due donne, comunque, riposano oggi insieme in un cimitero di Londra".

E cita ancora l'abilità del fondatore della griffe di circondarsi di collaboratori straordinari, come George Kunz, esperto di gemme, che a soli 23 anni viene incoronato vicepresidente del marchio. Non poteva mancare un capitolo 'Colazione da Tiffany'. "Audrey Hepburn è Tiffany - spiega ancora l'autore - E' quella eleganza, quella raffinatezza... In una lettera a Tiffany & Co. la grande attrice, citando John Keats, scriveva 'una cosa bella è una gioia per sempre'. Come un gioiello Tiffany.

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