David Grossman si confessa, 'Non credo nell'aldilà, ma la morte interroga'
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David Grossman si confessa, 'Non credo nell'aldilà, ma la morte interroga'

Cultura
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"Non sono religioso, non credo in Dio. Non credo nella vita dopo la morte, non credo nel paradiso e nell'inferno. Credo solo in ciò che sta succedendo adesso".

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Così confessa il suo ateismo lo scrittore israeliano David Grossman, 68 anni, acclamato autore di "Vedi alla voce amore" e "Il libro della grammatica interiore", nel documentario semplicemente intitolato "Grossman" di Adi Ardel, evento speciale in anteprima italiana a Biografilm Festival e su IWonderfull dal 21 giugno. Il docufilm sarà presentato questa sera per Biografilm Festival a Bologna in collaborazione con la Repubblica delle Idee, dove lo scrittore sarà sul palco di piazza Maggiore intervistato da Maurizio Molinari.

"Ma c'è un modo, un solo modo in cui possiamo forse avere una labile percezione di ciò che sta accadendo là, oltre il muro ermetico della morte - spiega Grossman nel documentario - Forse possiamo sentire cosa significa non esistere e allo stesso tempo percepire la pienezza della vita. E c'è una sola cosa che può darci il non essere assoluto e l'essere assoluto, ed è l'arte. È quello che cerco quando scrivo, i momenti in cui sento di toccarli entrambi".

Il documentario scava nell'intimità di Grossman, cerca di raccontare l'uomo oltre lo scrittore di successo, segnato inevitabilmente dalla morte del figlio ventenne, il secondogenito Uri, ucciso nel 2006 durante la guerra del Libano: "Ho imparato qualcosa da quando Uri è stato ucciso, che porto nella mia scrittura"

L'autore di "Che tu sia per me il coltello" ricorda poi le proprie origini e la propria infanzia: "Sono nato a Gerusalemme nel 1954, mia madre era casalinga, ha cresciuto me e mio fratello. Mio padre era un autista di autobus che faceva gli straordinari. Sua madre, nonna Rachel, faceva la domestica a Rehavia e mia nonna materna faceva la manicure presso il salone di Adina. Suo padre faceva lo straccivendolo. Gridava 'vecchi vestiti'. Penso che se avessimo avuto più soldi avremmo avuto più libri a casa. L'insegnamento principale dei miei era essere come tutti gli altri. E fra le righe si lamentavano del fatto che io non ero come tutti gli altri".

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