Le star della cultura così come sono, 'La vita è un sogno' di Marzullo
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18
Gio, Ago

Le star della cultura così come sono, 'La vita è un sogno' di Marzullo

Cultura
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Sandra Bullock , Isabelle Allende, Laetitia Casta, Roberto Benigni, Claudia Cardinale, Paulo Coelho, Woody Allen, Sophia Loren, Richard Gere sono solo alcune delle stelle, ciascuna col suo brillìo in campi diversi della cultura, ad aver incontrato Gigi Marzullo e le sue domande, intime, fuori dall'ordinario.

copertina del libro di Gigi Marzullo 'La vita è un sogno'
copertina del libro di Gigi Marzullo 'La vita è un sogno'

 

Lui, medico chirurgo e giornalista, innamorato del cinema sin da ragazzo non ha più inseguito il sogno di fare l'attore ed ha intrapreso invece la strada del giornalismo e poi della conduzione televisiva che fatalmente lo ha riportato nel mondo della settima arte attraverso le interviste a scrittori, attrici, attori, registi che a lui hanno confidato pezzi di vita e pensieri sulla vita. Queste interviste, iniziate con il talk 'Mezzanotte e dintorni' e proseguite poi in 'Sottovoce' sono la trama de 'La vita è un sogno', scritto da Gigi Marzullo e pubblicato da Rai Libri.

'La vita è un sogno' non raccoglie solo i racconti dei personaggi attuali, ciononostante non vi è spazio per la mestizia. "Tanti degli intervistati ormai sono morti, ma pure risultano vivi - scrive Dacia Maraini, aprendo la strada al lettore - sia per i magnifici film che continuiamo a vedere, sia per le brevi e incisive risposte che un cacciatore di battute come Gigi Marzullo ci offre oggi in questo libro pieno di una nostalgia giocosa, vitale. Non si tratta infatti di un libro triste, nonostante rappresenti un piccolo cimitero del cuore: Vittorio Gassman, Luciano Pavarotti, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Massimo Troisi, Franco Battiato, Charles Aznavour, Anthony Quinn, Lina Wertmüller", oltre a Robin Williams, Alda Merini, Glenn Ford.

E' lieve il tocco di Marzullo, sia quando c'è una storia triste da accogliere sia quando c'è una battuta ironica da condividere. E il racconto di come sia riuscito a rubare quell'attore o scrittore o regista alla sua vita 'in mostra' per farlo sedere un momento, rilassato, a raccontarsi un po' più da vicino, è anche un modo per conoscere Gigi, il "ragazzino di provincia", come lui si definisce, condividendo col lettore la realtà da cui è partito, Avellino, per conoscere e andare oltre. Sì, perché le difficoltà ci sono state - per riuscire ad intervistare Fanny Ardant per esempio, ce ne ha messi di tempo e pervicacia Gigi - ma alla fine ... Leggendo della sua tensione prima di certi incontri, del suo stupore di fronte a certe risposte, della sua passione e tenacia nel perseguire quell'intervista, Marzullo si lascia conoscere, anche lui, un po' di più. "In ogni incontro - scrive - con la complicità delle telecamere, si riflette l’animo di chi mi è di fronte. Proprio come se ci trovassimo davanti a uno specchio. Ci si rivela senza filtri"..."Allo stesso modo, anche chi pone le domande si riconosce nella persona che regala le proprie risposte... I tanti incontri tutti intriganti, interessanti, avvincenti, hanno anche involontariamente cambiato il mio modo di essere".

Marzullo non scatta delle foto, perché lo scatto in sé è un lampo. No. Lui fa domande 'sottovoce', ascolta e dona al lettore nuove tessere del mosaico con cui noi costruiamo l'immagine dell'altro. E fa venir voglia di stare, riflettere e sedersi accanto a lui, ad ascoltare. "Più che essere qualcun altro, mi sarebbe piaciuto avere il talento di qualcun altro. In particolare di un grande musicista o pianista jazz. Un nome, Bud Powell. Non mi sarebbe piaciuto essere lui perché ebbe una vita molto triste, ma certamente avrei voluto possedere il suo talento", gli ha confidato Woody Allen, mentre Sophia Loren si è raccontata con la semplicità e l'eleganza che le sono proprie: "Ho cominciato a recitare perché dovevo lavorare e sbarcare il lunario. Dovevamo assolutamente andare avanti, uscire dall’anonimato di un piccolo paese. Tutto quello che è arrivato dopo, mi creda, è sempre stato molto più di quanto mi aspettassi". Ed ecco che il racconto di altre vite apre nuovi varchi sulla sua, quella di Marzullo che nel libro commenta: "In fondo, la speranza di diventare quel che si vuole, e in genere il coraggio di inseguire i sogni nonostante la realtà intorno tenda a schiacciarli, la devo a persone come lei".

L'intreccio, fra le vite dei personaggi incontrati e la sua, prosegue per tutto il libro su diversi temi, incluso quello della morte che Marzullo dice di temere molto, sentendo per questo l'esigenza di parlarne durante le interviste e potersi così confrontare con visioni diverse, capaci magari di rasserenarlo. L'incontro con Richard Gere è stato particolarmente propizio a tal proposito, considerato il percorso spirituale che dall'Università in poi ha sempre accompagnato l'attore. "Con l’avanzare del tempo, per me la vita diventa sempre più interessante - gli ha raccontato Gere - La cosa da temere è la noia, che fa diventare il tempo semplicemente tempo, cioè non riguarda più il movimento, e quindi non riguarda più l’opportunità di cambiamento. Lei - ha detto Richard Gere al conduttore - vede la morte come una cosa definitiva, come la fine della strada, in verità ogni momento è una morte. Non è che sta laggiù da qualche parte ad aspettarci. È un qualcosa che si verifica continuamente. La vita è una serie infinita di morti, ogni respiro che fai è una fine, ma anche un altro inizio", gli ha suggerito l'attore concludendo poi: "Non sono sicuro di come sarà l’esperienza della morte, ma ho fiducia".

Le interviste di Gigi Marzullo umanizzano gli attori e le attrici che, al netto dell'uso dei social scelti in fondo solo da pochi per parlare realmente di sé, resterebbero un po' cristallizzati nei personaggi interpretati nei film. Ed è così che spuntano gli 'scorci' psichici che non ti aspetti. "La mia debolezza? La mancanza di fiducia in me stessa - ha rivelato Charlotte Rampling a Marzullo - Se soltanto la trovassi, farei molte più cose in teatro, nel cinema, in tutto, ma sono bloccata da questa sensazione. Si vedrà, ho ancora tempo". Le rivelazioni si susseguono e alimentano lo stupore: "Prendo decisioni importanti e scelgo, ma nell’ambito di un disegno già tracciato. Siamo predestinati, credo. In questo percorso il mio compagno più fedele è il dubbio. La recita dal vivo non dà certezze, è ogni volta diversa, un’incognita ma anche un’esperienza unica. Prima di andare in scena ancora mi chiedo: ma chi me lo ha fatto fare? E chiamo mia madre in lacrime". Chi potrebbe mai pensare che a pronunciare queste parole sia stato Luciano Pavarotti, un tenore che ha conquistato il mondo?

Ogni incontro consente a Marzullo e al lettore di guardarsi allo specchio. Non se ne può fare a meno. "Ho paura di una quantità infinita di cose. Pure della cioccolata. Ho paura di tutto, perché dietro ogni cosa se ne nasconde sempre un’altra. Ma questo non mi proibisce di vivere o di amare o di fare una vita normale. Il mare mi fa paura, però nuoto. Nuoto per ore. La barca mi fa paura ma, tremando, ci vado. La vita può far paura, però bisogna viversela", gli ha confidato Monica Vitti. La meravigliosa attrice scompara di recente a cui il giornalista nel libro dedica questo pensiero: "Mi fa un po’ sorridere ripensare al fatto che la Vitti, a inizio carriera, venisse considerata un’alienata. È vero che fu la protagonista della tetralogia dell’incomunicabilità di Antonioni, ma ho conosciuto poche persone comunicative quanto lei. A un certo punto, a metà incontro, si mise a cantare 'I crauti', un brano strampalato che aveva interpretato a Canzonissima nel 1972. Ancora si divertiva moltissimo a fare il varietà. D’altronde i suoi miti erano Petrolini e Totò, amava da sempre la commedia dell’arte. Fu Mario Monicelli a puntare sulla sua vena comica, dirigendola in 'La ragazza con la pistola'. È sempre importante trovare qualcuno che metta in risalto la tua autoironia. A me è successo tardi. Il mio Monicelli è stato Fabio Fazio, che mi ha voluto ospite al tavolo di Che tempo che fa".

L'ironia solca il libro grazie a Marzullo che ha gioco facile nel lasciarla emergere di fronte a pezzi da novanta come Ugo Tognazzi: "L’amore è una serie ininterrotta di colpi di culo" gli ha raccontato il giorno in cui lo ha intervistato. "E la mia vita è una serie ininterrotta di errori, coperti da una serie ininterrotta di colpi di fortuna". Vita e arte si intrecciano: "La tv ti fa mantenere la popolarità, riproponendo continuamente vecchi film. In teatro rischi tutto, ma la partecipazione è diretta e, se va bene, la gioia è completa. Nel cinema invece gioia e dolore sono una accanto all’altro, perché puoi anche fare un bel film, prenderti gli elogi, ma se non funziona a livello commerciale scatta l’amarezza", gli ha fatto notare Tognazzi.

Dal cinema alla scrittura con un'artista che fa della ricerca interiore il fulcro della propria vita e della propria attività letteraria: "Sono in pieno pellegrinaggio. Alla ricerca della comunione costante con Dio", gli ha confidato Paolo Celho. Sull'amore poi le sue risposte 'sottovoce' urlano forte: "Bisogna superare la paura di amare e osare. Credo sia troppo facile amare direttamente Dio perché non si può essere delusi da lui. Più difficile è amare un altro essere umano, perché si ha paura della sconfitta. Ma non si può evitare la ricerca e il rischio dell’amore. È il cuore a dover decidere. Il cuore prende la prima decisione, poi serve perseveranza". L'incontro con Franco Battiato, anche lui come la Vitti scomparso da poco, è un'altra sollecitazione ad innalzare il livello di coscienza: "La musica dovrebbe essere un’arte che esprime livelli superiori di conoscenza. Poi, poiché siamo in un corpo debole, la società ha conquistato territori che non erano immaginabili nel piano cosmico, e ci ritroviamo a usare la musica in una maniera un po’ scorretta. Ma questa è la vita, e la accettiamo". E restando nel sacro spazio della Musica, un uomo che ha dato all'Italia grande lustro: "Per diventare Morricone, come dice lei - ha sottolineato il compositore a Marzullo - bisogna studiare. Io ho studiato profondamente la musica, ma con passione, quindi non mi sono accorto del sacrificio, però assicuro che il sacrificio c’è stato. Credo che il talento sia molto legato alla disciplina e venga alla luce con l’esercizio, grazie all’amore per la materia di cui ci si occupa. Se avessi fatto il medico, sarei stato bravo quanto nella musica, perché mi applico e ci metto dentro passione. Nella mia professione ho la nomea di essere un tipo troppo duro, e lo sono, perché voglio che la gente risponda alle sollecitazioni. La passività non la capisco".

Possiamo dire che Marzullo di persone passive sembra averne incontrate davvero poche. "Come è stata la mia vita? Bella - gli ha risposto Charles Aznavour - perché ho voluto che fosse così. Scampato al genocidio (armeno, ndr), mi sono convinto che l’ottimismo sia la cosa più importante per l’umanità. Se credi che la vita sia bella, lo sarà". Questo modo di guardare alla vita, di plasmarla, toglie il grigio di dosso. E la mente va subito a un altro grande uomo e grande artista che Marzullo ha avuto la gioia di intervistare in occasione dell'uscita del film 'La tigre e la neve', "una favola d’amore, con la guerra in Iraq come sfondo", così lo descrive al lettore il giornalista che a Benigni ha chiesto cosa avrebbe detto a un kamikaze, se se lo fosse trovato davanti. "Non ci sono i kamikaze, sono già morti, per questo sono imprendibili. Non amano niente. E quando non ami, sei già morto. Bisognerebbe riuscire a farli nascere. Se uno si fa esplodere, vuol dire che non ha visto la vita. Noi siamo degli animaletti che alzano gli occhi, vedono il cielo e sanno che vivono. Non c’è altro. La cosa in cui si crede è una sola: la vita. Non c’è un’altra cosa".

Come poteva Marzullo non rimanere stregato? "Vorrei una dose di Benigni ogni giorno, come medicina. Lui crea un’atmosfera di festa e intanto somministra profondità. Il Benigni che prende in braccio la Carrà e quello che legge Dante fanno entrambi bene. In comune, c’è sempre la sua umanità. È il caso di dire che ci smarzulla il cuore", scrive infatti Marzullo, utilizzando il verbo 'smarzullare' che proprio Benigni all'inizio del loro incontro ha usato per fargli comprendere la sua contentezza nell'incontrarlo: "Smarzullare - gli ha spiegato - è un verbo che usava Gadda, significa quando siamo al colmo dell’emozione e della gioia. Ecco, c’ho uno smarzullamento del cuore".

L'arte del cinema non è sempre qualcosa che si è anelato. Può anche 'caderti addosso' per casualità: "Sono diventata attrice accidentalmente", ha raccontato Claudia Cardinale al giornalista - Sono nata in Tunisia da genitori siciliani, ho frequentato la scuola francese a Cartagine, facevo sport, ero campionessa di pallavolo e pallacanestro. Il cinema era il sogno di mia sorella Blanche, non il mio. Nel 1957 venni eletta la più bella italiana di Tunisia senza essermi iscritta al concorso. Per caso. E per caso vinsi un viaggio per il Festival di Venezia. In spiaggia mi presentai in bikini e tutti mi chiesero se aspirassi a fare l’attrice. 'Non ci penso proprio', risposi. Mi convinsero a iscrivermi al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma e feci il primo esame completamente muta. Parlavo poco l’italiano. Me ne andai sbattendo la porta e tornai in Tunisia. Risultato? Mi offrirono la borsa di studio per la grinta dimostrata. Nei titoli di copertina divenni la ragazza che non voleva fare cinema. Per i giornalisti era quella la notizia. Tutto è stato per caso, perché tutto è scritto nelle stelle".

Stelle nel firmamento. Stelle nel mondo che calpestiamo, in carne e ossa, ma capaci di vibrare per talento e per una speciale sensibilità, come quella che Anthony Quinn ha rivelato a Marzullo. "Da ragazzino ero molto religioso, quindi mi dedicai alla dottrina indiana Vedanta, al buddhismo. Una volta stavo sdraiato a letto, mi alzai, andai verso la porta, mi voltai e mi vidi steso a letto. Stavo sulla porta e contemporaneamente stavo anche a letto. Ero due"... "Il giorno seguente andai da un grande saggio di nome Murti"... "Il suo responso fu che io ero come lui, una sorta di medium, e avrei dovuto scegliere la mia strada: o assecondare la mia vena artistica o sviluppare le mie strane capacità, dimenticando il resto". Com'è andata, lo sappiamo già.

(di Veronica Marino)

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