Inflazione, Cgil: "È da record e con recessione alle porte"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
29
Mer, Apr

Abbiamo 2663 visitatori e nessun utente online

Inflazione, Cgil: "È da record e con recessione alle porte"

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - "Le stime Istat confermano un anno record per l'inflazione, in corrispondenza di un forte rischio di recessione alle porte". È quanto afferma, in una nota, la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi. "Il rialzo dei tassi - prosegue la dirigente sindacale - non sembra funzionare a contenere i prezzi, soprattutto

visto che l'inflazione sorge dall'offerta e, in particolare, dalle materie prime energetiche. In Italia non sembra rallentare la corsa dei prezzi e, anzi, dobbiamo aspettarci un 2023 di crisi e ancora inflazione alta”.  

“Il problema - spiega Fracassi - risiede nel modello economico produttivo del nostro Paese, che compete sui costi e scommette sulle esportazioni, importando a sua volta moltissimo, inclusa l'inflazione. Occorre aumentare i salari - sostiene - e, in generale, i redditi da lavoro, lordi e netti, per spingere la domanda interna e scacciare l'inflazione importata salvaguardando il potere d'acquisto e in questo modo impedendo avvitamenti depressivi”. 

Per Fracassi “occorre anche fermare la speculazione che trasferisce e moltiplica i maggiori oneri delle imprese sul carrello della spesa, sulle bollette e sui servizi. Serve un maggiore controllo dei prezzi e dei profitti, specialmente in alcuni settori, affinché i nuovi incrementi dei costi non vengano sistematicamente scaricati sul lavoro e sulle persone, che finora si sono fatte carico della tenuta del sistema e continuano a pagare il più alto dei prezzi, la povertà e le disuguaglianze. Ad oggi non esiste nessuna spirale salari-prezzi, bensì una spirale profitti-prezzi, che va interrotta. Per invertire la rotta occorre poi stabilizzare l'economia ripartendo dalla domanda pubblica e da un maggior peso economico dello Stato (centrale, non certo differenziato), attraverso quindi la promozione dell'occupazione, di un fisco equo e progressivo nuovo welfare e di nuovi diritti, soprattutto per i giovani e per le donne, che restano i soggetti più esposti e invece sono proprio coloro su cui rifondare un nuovo modello di sviluppo, in Italia come in Europa", conclude la sindacalista. 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.