Vendemmia 'leggera' a 44 milioni di ettolitri - 12%, Francia ci sorpassa
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Vendemmia 'leggera' a 44 milioni di ettolitri - 12%, Francia ci sorpassa

Economia
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(Adnkronos) - La vendemmia quest'anno si profila la più leggera degli ultimi 6 anni, in calo del 12% rispetto all'anno scorso, con una produzione vitivinicola italiana poco sotto ai 44 milioni di ettolitri rispetto ai 50 milioni di ettolitri dell'anno scorso. Il quadro emerge dalle previsioni dell’Osservatorio Assoenologi, Ismea e

Unione italiana vini (Uiv), presentate oggi al Masaf. Una vendemmia ancora una volta caratterizzata dagli effetti ormai cronici dei mutamenti climatici che, con i relativi decorsi meteorologici incerti e spesso estremi (+70% le giornate di pioggia sui primi 8 mesi dell’anno scorso), hanno determinato importanti differenze quantitative lungo tutto lo Stivale. Protagonista dell’annata, la Peronospora, malattia fungina determinata dalle frequenti piogge che non ha lasciato scampo a molti vigneti soprattutto del Centro-Sud.  

Un quadro generale, cita il report dell’Osservatorio realizzato anche con il monitoraggio del ministero dell’Agricoltura e delle Regioni, in cui si è riscontrata qualche difficoltà aggiuntiva per le produzioni biologiche. La contrazione dei volumi comporterebbe la cessione del primato produttivo mondiale alla Francia, la cui produzione è stimata attorno ai 45 milioni di ettolitri a -2% sul 2022. Ma gli addetti ai lavori non lanciano l'allarme. Lamberto Frescobaldi, presidente dell'Uiv ha detto che "non ci possiamo più permettere di produrre 50 milioni di ettolitri come nelle ultime vendemmie, e non può essere una malattia fungina a riequilibrare una situazione che ha portato di recente al record di giacenze degli ultimi anni. Sorprende, a questo proposito, come molti si preoccupino ancora di rimanere detentori di uno scettro produttivo che non serve più a nessuno". Sulla stessa lunghezza d'onda Riccardo Cotarella, il 're' degli enologi, produttore anche lui, che ha rassicurato: "dalla vendemmia 2023 otterremo sicuramente vini di buona qualità, con punte di eccellenza".  

"Il tema non è tanto la perdita della leadership italiana in termini di volumi prodotti, - ha sostenuto il Commissario di Ismea, Livio Proietti - piuttosto il rallentamento della domanda interna ed estera, che sta deprimendo i listini soprattutto dei vini da tavola e degli Igt. Dobbiamo lavorare per ridurre il gap in termini di valore tra noi e la Francia e per rafforzare il posizionamento competitivo dei vini di qualità, facendo sì che anche i vini comuni siano sempre più caratterizzati rispetto ai competitor". 

Quest'anno comunque il Vigneto Italia risulta spaccato a metà sotto il profilo delle quantità. Al Nord si confermano i livelli dello scorso anno (+0,8%), mentre al Centro, al Sud e nelle Isole si registrano flessioni rispettivamente attorno al 20% e 30%. Nel Nord Ovest si assiste all’importante ripresa della Lombardia, seguita da quella più moderata di Liguria e Valle d’Aosta con una sostanziale tenuta del Piemonte. Il Nord-Est è trainato dalla locomotiva Veneto, nonostante tutto in lieve crescita rispetto allo scorso anno grazie anche all’entrata in produzione dei nuovi impianti.  

Il Trentino-Alto Adige non si discosta di molto dai livelli dello scorso anno, mentre perdono qualche punto percentuale Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Più omogenea la situazione al Centro-Sud caratterizzata da flessioni che vanno dal 20 fino al 45 per cento, con vendemmie previste molto più scariche soprattutto sulla dorsale Adriatica (Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Basilicata) ma anche in Toscana, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna. 

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