Il riscaldamento domestico inquina, come procede la decarbonizzazione?
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Il riscaldamento domestico inquina, come procede la decarbonizzazione?

Economia
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(Adnkronos) - Riscaldare le nostre case ha un costo. Non solo quello che paghiamo periodicamente con la bolletta, ma anche e soprattutto dal punto di vista ambientale. Secondo dati Eurostat, nel 2021 il settore residenziale ha rappresentato il 28% dei consumi di energia finale, poco meno dei trasporti (31%) e più dell’industria

(22%). In pratica, ha contribuito a un quinto delle emissioni complessive di Co2 del settore energia. I consumi sono dovuti per lo più al riscaldamento delle stanze e alla produzione di acqua calda (78% del totale), e ridurli diventa fondamentale, se vogliamo centrare i target europei in materia di decarbonizzazione. Questi temi sono al centro di un’analisi di Elemens per Legambiente e Kyoto Club che indaga su ‘La decarbonizzazione del riscaldamento domestico’, presentata ad Ancona in occasione dell’ultima tappa della campagna 'Caldaie a gas? Pezzi da museo!' nell’ambito del convegno 'Efficientamento energetico - Ottimizzare l’energia per un futuro sostenibile'. 

La situazione italiana si caratterizza per tre aspetti:  

Nello specifico, la maggior parte degli edifici è riscaldata a gas - il 61% secondo i dati Iea (International Energy Agency )– cosa che comporta problemi legati anche alla sicurezza. Ciò si traduce nel fatto che oltre un quinto dei consumi di gas in Italia - circa il 22%, pari a 15 mld di smc su 69 mld di smc di consumo totale di gas naturale - è dovuto al riscaldamento residenziale, un dato secondo solo a ‘Generazione elettrica e calore’.  

Insomma, utilizziamo troppe risorse, siamo poco efficienti e il riscaldamento inquina. 

Il rapporto Elemens elabora uno scenario a ridotto consumo di gas con obiettivo 2030, ‘Gas Reduction 2030’, con le azioni possibili. La stima tuttavia non è incoraggiante, dato che prevede una riduzione di solo il 37% dei consumi di gas fossile per il riscaldamento domestico rispetto al 2020 (6,1 miliardi di smc in meno). Questo attraverso tre strumenti principali:  

Le linee d’azione dunque passano obbligatoriamente per la riduzione dei consumi di energia primaria e dell’uso del gas, e, contemporaneamente per l’abbassamento delle emissioni dovute al riscaldamento. Un risultato da realizzare attraverso l’elettrificazione dei consumi, l’utilizzo di fonti green e l’incremento delle rinnovabili termiche: occorre innanzitutto sostituire le caldaie a condensazione con fonti rinnovabili, al fine di migliorare la classe energetica degli edifici e quindi la loro efficienza. 

Quello degli impianti termici è un problema di grande complessità e attualità: la ‘Direttiva Europea sulla Prestazione Energetica degli Edifici (Epbd, Energy Performance of Buildings Directive), nota agli italiani come ‘ Direttiva Case Green ’, ha l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica al 2050, come prevede il Green Deal europeo. Per fare ciò, stabilisce che: LINK AD ARTICOLO ESG 

Il 12 ottobre un incontro del ‘trilogo’, ovvero tra Parlamento, Commissione europea e Consiglio, ha eliminato dalla direttiva l’obbligo di intervenire sul patrimonio edilizio, stabilendo piuttosto un generale obiettivo di riduzione percentuale dei consumi energetici, da decidersi da parte degli Stati con un piano fino al 2050.  

Tuttavia i proprietari italiani non dormono sonni tranquilli: secondo i dati del Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (Siape) in base agli Attestati Prestazione Energetica (APE) rilasciati dal 2015 al 2023, sui 4,3 milioni di edifici analizzati il 71% non raggiunge la classe D: in particolare, il 31,5% si trova in classe G e il 23,8% in F. 

 

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto, davanti alla Commissione Ambiente della Camera e nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’impatto ambientale degli incentivi in materia edilizia, ha così commentato: "I temi particolarmente controversi nell’ambito dei triloghi investono, in primis, il timing del raggiungimento dei target. Sul punto, occorre individuare un percorso di azioni realistiche, concrete e realizzabili. Secondo aspetto: occorre definire un quadro preciso di finanziamenti ed incentivi a livello europeo. Altro tema controverso riguarda l’omogeneità degli Attestati di prestazione per determinare il contingente di edifici sul quale intervenire. Non vogliamo che per difformità di classi o valutazioni ci possa essere un vantaggio o una penalizzazione nel punto di partenza per gli Stati membri. Occorrono parametri omogenei per la fotografia iniziale del parco immobiliare". 

Le misure messe in campo finora, dall’Ecobonus al Superbonus, sono state molto dispendiose (in particolare il Superbonus, per il quale si parla di 80 mld a carico della collettività), ma hanno prodotto risultati molto piccoli in termini di decarbonizzazione. Inoltre hanno incentivato il passaggio principalmente a caldaie a condensazione, con la beffa che tra pochi anni saranno di nuovo da cambiare dato che il Piano REPowerEU prevede per le caldaie a gas il divieto di vendita dal 2029 e un progressivo abbandono dal 2025. 

Considerando tutto ciò, a livello politico-istituzionale, affermano Legambiente e Kyoto Club, l’Italia dovrebbe innanzitutto rivedere al rialzo gli obiettivi minimi di risparmio dei consumi fissati dalla Direttiva europea Eed, appena entrata in vigore (a settembre), in modo da raggiungere: 

Inoltre, dovrebbe attuare delle misure strutturali: 

Dichiara Katiuscia Eroe, responsabile Energia Legambiente: “L’obiettivo a cui guardare è l’elettrificazione dei consumi termici del settore residenziale e il raggiungimento della totale decarbonizzazione del settore energetico elettrico entro il 2035. Per questo è fondamentale arrivare al 2030 riducendo i consumi del gas fossile e climalterante almeno del 50%. Elemento che rappresenta da sempre e ancora di più in questi ultimi anni, una fortissima criticità per famiglie e aziende”. 

“Continuare a incentivare il gas invece - conclude Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club, oltre ad essere un controsenso climatico, rischia di farci perdere una grande occasione di modernizzazione e di competitività nella globalizzazione”. 

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