(Adnkronos) - Ai private equity "piace lo sport". E a fotografare l'ammontare investito nelle società sportive più importanti negli ultimi anni è il Sole 24Ore, dopo l'opportunità - poi sfumata - di investire nella Serie A.
"I fondi - spiega la testata economica - dimostrano a livello mondiale un grande
interesse per tutte le discipline. Dei 3.017,50 miliardi di dollari di patrimonio complessivo, i private equity hanno puntato fino ad adesso in questo settore 22,45 miliardi (1,86 miliardi di dollari nel solo calcio italiano). L’ammontare investito nelle società sportive più importanti è così balzato del 42,51% rispetto ai 15,75 miliardi 'fotografati' dal Sole 24 Ore nel 2022 (+68,13% rispetto ai 13,35 miliardi del 2020), quando il patrimonio totale dei fondi era a quota 1.513 miliardi di dollari. Bilanci sotto pressione I recenti naufragi sulla Serie A e, alcune settimane fa, nella Bundesliga tedesca non sono un segnale di inversione di tendenza dei fondi rispetto al business dello sport. Anzi".
Secondo quanto riporta il Sole 24Ore, "nel 2022 e nella prima metà del 2023 sono state diverse le operazioni tra concluse e avviate. L’interesse in questo settore da parte dei private equity non è recente, ma è soltanto negli ultimi tre anni che il mercato ha iniziato a gonfiarsi, spinto anche dal Covid che ha messo sotto pressione i bilanci delle società sportive dal 2020 in avanti. Dalla Ligue alla Serie A Al fondo Cvc, uno di quelli che investe di più nello sport, è però andata bene nel calcio spagnolo e in quello francese: le società di calcio hanno già venduto una percentuale dei loro diritti mediatici al private equity dopo che la crisi pandemica aveva eroso le loro entrate", si legge.
Ma perché ai private equity piace lo sport? "Il crescente interesse dei private equity - spiega il Sole 24Ore - è dovuto al fatto che il mondo dello sport sta vivendo un autentico boom, con una domanda in costante aumento per eventi sportivi, contenuti correlati e merchandising. Tutto ciò attira l’attenzione di investitori desiderosi di capitalizzare su questa nuova tendenza ottenendo profitti sostanziosi. Uno dei fattori chiave che attira gli investitori è rappresentato dai diritti di trasmissione e streaming. Le competizioni sportive di richiamo sono in grado di attirare un vasto pubblico, sia attraverso i tradizionali canali televisivi, sia sulle piattaforme digitali".
Questo, continua il quotidiano economico, si traduce "in accordi di licenza altamente remunerativi che sono d’ispirazione per i fondi di private equity in cerca di rendimenti consistenti. Globalizzazione e innovazione La globalizzazione è un altro elemento cruciale. Lo sport ha il potere di abbattere le barriere geografiche, raggiungendo fan appassionati in ogni angolo del pianeta. Questo aspetto offre un’opportunità unica per gli investitori di espandere i loro orizzonti e sfruttare l’appeal internazionale dello sport per realizzare guadagni significativi".
Ma non è tutto. Anche l’innovazione tecnologica, si legge, "rappresenta un fattore trainante. La crescente adozione di nuove tecnologie sta rivoluzionando l’esperienza sportiva, creando spazi per miglioramenti in ambiti come il coinvolgimento dei fan, l’analisi delle prestazioni degli atleti e la gestione delle squadre. I fondi di private equity possono giocare un ruolo chiave nell’investire in queste tecnologie all’avanguardia, aprendo la strada a profitti promettenti. I pro e i contro Le valutazioni delle organizzazioni sportive, a volte in difficoltà finanziarie, sono allettanti agli occhi dei fondi di private equity. Questi investitori possono capitalizzare su queste opportunità per acquisire partecipazioni o investire a valutazioni vantaggiose, mettendo a frutto le loro competenze nella gestione aziendale e contribuendo a risollevare le sorti delle squadre o delle organizzazioni coinvolte."
