Lavoro, Eurispes: pochi nomadi digitali tra gli italiani, solo il 9,1%
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
15
Sab, Giu

Lavoro, Eurispes: pochi nomadi digitali tra gli italiani, solo il 9,1%

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Meno di un decimo degli italiani (9,1%) lavora interamente da remoto in una località diversa da quella dove ha sede la sua azienda e un 38,3% conosce persone che lo fanno. Il nomadismo digitale (riferito a chi abbandona il tradizionale luoghi fisico del lavoro per vivere una vita senza vincoli e con maggiore

libertà, spesso spostandosi da un paese all’altro) in Italia è una realtà ma non ancora consolidata. Lo rileva il 36esimo Rapporto Italia di Eurispes. Secondo la ricerca, l’8,2% del campione ha lasciato il lavoro che svolgeva per privilegiare la propria qualità della vita e le proprie inclinazioni (avere più tempo libero, dedicarsi ai propri hobby, interessi e affetti). Il 28,5% ha almeno un parente, amico, conoscente, che ha fatto questa scelta (il 63,3% no).  

Il 5,2% riferisce di aver lasciato definitivamente il lavoro per la nascita di un figlio; molti di più, il 31,2%, conoscono qualcuno che lo ha fatto. Per il 6,7% la rinuncia a lavorare conseguente alla nascita di un figlio è stata temporanea; il 36,6% ha parenti, amici o conoscenti che hanno smesso di lavorare per qualche tempo. La propensione a lavorare all’estero, soprattutto in cerca di migliori condizioni economiche. Quasi la metà dei lavoratori italiani (47,3%) ha valutato, più o meno concretamente, l’eventualità di un trasferimento lavorativo in un paese straniero; in particolare, il dato si divide tra chi ci ha pensato ma alla fine ha deciso di non farlo (16,2%) o non ha potuto farlo (14,9%), chi lo ha fatto per un periodo (quasi un decimo, 9,9%), chi, infine, ha intenzione di farlo in futuro (6,3%).  

Sono soprattutto i laureati ad aver considerato l’ipotesi di lasciare l’Italia per lavorare fuori dal Paese (non ci ha mai pensato la minoranza, 44,8%). La ragione che avrebbe spinto quanti hanno pensato di andare a lavorare all’estero è stata la possibilità di poter ottenere migliori condizioni economiche (28,2%). Seguono: conseguire più sicurezza e stabilità lavorativa (17,8%), avere più possibilità di trovare lavoro (17,5%), perché all’estero ci sono maggiori opportunità di crescita professionale nel settore di interesse (16,2%) e, con valori minori, perché un’esperienza professionale all’estero rende più competitivi sul mercato del lavoro (11,9%) o, infine, altri motivi (8,3%).  

Il lavoro nero è una realtà diffusa. Il 40,5% degli intervistati, infatti, dichiara di aver lavorato senza contratto: l’8% sempre o spesso, mentre quasi un terzo (32,5%) una volta o qualche volta. La maggioranza degli intervistati che lavorano attualmente o hanno lavorato in passato (59,5%) afferma di non aver mai lavorato senza contratto. Tra questi, il 38,2% non accetterebbe di farlo, il 21,3%, al contrario, accetterebbe in caso di bisogno. I dati - rileva il rapporto - confermano la diffusione del lavoro nero nel nostro Paese, anche tenendo conto che il fenomeno tende a restare in parte nascosto e potrebbe, dunque, coinvolgere una quota anche superiore di cittadini. L’esperienza di lavorare senza regolare contratto viene riferita con maggiore frequenza della media dagli intervistati con basso titolo di studio: il 55,2% tra chi non ha alcun titolo di studio e il 50,8% tra quanti hanno la licenza elementare. D’altra parte, il fenomeno tocca in maniera consistente anche il 39,3% di chi ha un diploma e il 35,2% di quanti sono laureati. Lavorare senza contratto è capitato con frequenza ai giovanissimi: il 56,8% dei 18-24enni (spesso e qualche volta). A seguire si sono trovati a lavorare in nero il 48,3% dei 35-44enni e il 43,3% dei 25-34enni. 

Ho scritto e condiviso questo articolo
Author: Red AdnkronosWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.