Banche, così gli extraprofitti sono finiti nelle 'riserve'
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
27
Sab, Giu

Abbiamo 2341 visitatori e nessun utente online

Banche, così gli extraprofitti sono finiti nelle 'riserve'

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Nelle casse dello Stato dovevano entrare almeno 2,5 miliardi, alla fine - come ha ammesso lo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti - non è entrato un centesimo. La tassa sugli extraprofitti - che aveva infiammato il dibattito all'inizio di agosto 2023 - puntava a raccogliere una imposta pari al 40% calcolata da

una parte sulla differenza tra interessi passivi e attivi tra il 2021 e il 2022, con una franchigia del 3% mentre dall'altra avrebbe toccato l’eccedenza del 6% maturata tra 2021 e 2023. Il tutto con un versamento entro il 30 giugno 2024.  

Ma, dopo l'alzata di scudi immediata delle banche, era arrivato il 'freno' con le critiche della Bce e della Banca d’Italia, che avevano portato al varo di un emendamento che permetteva agli istituti di scegliere se pagare la nuova tassa o destinare queste somma a riserva. Per l'esattezza "al fine di rafforzare la struttura patrimoniale degli istituti di credito" il governo aveva offerto "la facoltà di non versare l’imposta, destinando un importo non inferiore a due volte e mezza l’imposta dovuta a una riserva non distribuibile". Inutile sottolineare che le banche hanno scelto questa seconda opzione, nonostante nel solo 2023 abbiano messo a bilancio un totale di oltre 43 miliardi di euro di utili, secondo una analisi della Fabi. 

A inizio maggio era stato lo stesso ministro dell'Economia in Question Time a riconoscere l'incasso zero: "Al momento non risultano essere pervenuti versamenti, esattamente come previsto dalla relazione tecnica" aveva spiegato, precisando tuttavia un effetto benefico 'secondario'. 

Infatti, "il rafforzamento patrimoniale delle banche ha contribuito a mantenere o addirittura a migliorare i livelli di rating" dell'Italia, e questo ha "costituito uno dei fattori che ha contribuito alla riduzione dello spread registrato negli ultimi mesi". E se cala il differenziale con i Bund tedeschi, calano i rendimenti dei titoli emessi e da questo deriva "un risparmio in relazione agli interessi passivi". Come dire, un beneficio indiretto ma comunque tangibile, anche se difficile da quantificare. 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.