(Adnkronos) - Atteso per oggi pomeriggio il nuovo testo sulla finanza, elemento cruciale di questa Cop29, mentre si continua a lavorare anche sul pacchetto complessivo dell'accordo di Baku che dovrà mettere insieme i vari pezzi negoziali, in particolare la parte che riguarda il Mitigation work programme e la parte sull'articolo 6
sull'adattamento. Un lavoro che spetta alla Presidenza con il supporto di Brasile e Regno Unito. Ci sono poi le bilaterali tra ministri - uno del nord e uno del sud - che fanno da facilitatori per i singoli dossier con l'obiettivo di colmare le differenze.
Ma l'elemento centrale restano i soldi. E su questo le parti discutono su quello che i negoziatori chiamano il 'quantum': stiamo parlando di decuplicare la cifra sul piatto, dai 100 ai mille miliardi. E finora i Paesi industrializzati non hanno messo un numero sul tavolo. "In questo momento evitiamo di parlare di cifre", ha detto ieri il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Gilberto Pichetto Fratin al termine della riunione nella sua prima giornata alla Cop, "l’impegno assunto è di non parlare di numeri".
Le voci che circolano parlano di una cifra su cui pare che l'Ue stia ragionando e che si aggirerebbe sui 200-300 miliardi di dollari di aiuti pubblici. L'India ne chiede 600, altri Paesi del **G77**+Cina ne chiedono 300. Poi ci sarebbe tutta la parte di finanza privata per arrivare ai 1.000 miliardi, ma è tutto da vedere.
Verosimilmente, nel testo atteso per oggi potrebbe non esserci una sola cifra ma diverse opzioni. Se dovesse essere così, una delle ipotesi che circola è che a Baku si finirà per costruire lo 'scheletro' dell'obiettivo per poi prendere tempo per riempirlo, insomma un accordo sì ma senza i dettagli su quella che in gergo si chiama 'qualità della finanza': si mette la cifra senza definire cosa ci sia dietro. Se saranno, ad esempio, sovvenzioni o prestiti, a tasso agevolato o praticamente a interesse zero, sono specifiche che potrebbero essere demandate da qui alla Cop30.
Però, è il punto focale, se non si danno risorse adeguate ai Paesi in via di sviluppo, in particolare a quelli più poveri e vulnerabili, non si potrà governare la transizione energetica in quegli stessi Paesi. Cosa che invece sarebbe nell'interesse dei Paesi industrializzati.
"I disastri climatici colpiscono duramente l'Ue che è un hotspot climatico: si riscalda a velocità doppia rispetto al resto del Pianeta. E il Mediterraneo è un hotspot europeo. E siccome le emissioni climalteranti non hanno frontiere, se non aiutiamo i Paesi in via di sviluppo ne pagheremo i danni", dice all'AdnKronos Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente e inviato per l’associazione alla Cop29.
(di Stefania Marignetti)
