L'economia circolare di Eni: tra riciclo, innovazione e rilancio di terreni industriali
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
14
Sab, Mar

Abbiamo 1907 visitatori e nessun utente online

L'economia circolare di Eni: tra riciclo, innovazione e rilancio di terreni industriali

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Ridurre gli sprechi e ridare valore agli scarti e agli impianti esistenti. È questo il modello di economia circolare di Eni che, poggiando sull’innovazione tecnologica e contribuendo agli obiettivi di decarbonizzazione e di sostenibilità si fonda sulla riconversione di asset e su nuovi processi di

riciclo. 

Nel Rapporto di sostenibilità Eni for 2023 – A Just Transition viene evidenziato come l’economia circolare rappresenti “una delle leve fondamentali” dello sviluppo della società “nel percorso verso il raggiungimento degli obiettivi globali di conservazione della natura” fissati nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. 

In questo contesto si inserisce Versalis Revive®, la linea di prodotti a diversa base polimerica – stirenici, elastomeri e polietilene – contenenti materia prima da riciclo, sviluppata nei laboratori di ricerca Versalis. L’obiettivo è quello di dare una nuova vita attraverso il riciclo ad asset maturi, a fine ciclo, come i rifiuti in plastica e gomma, per ottenere nuovi prodotti da utilizzare in molteplici applicazioni di qualità. Tra i progetti attivi spicca, inoltre, la riconversione delle raffinerie tradizionali in bioraffinerie. 

Eni, attraverso la controllata Enilive, guida la trasformazione in Italia con due impianti: quello di Venezia Porto Marghera e quello di Gela, entrambi siti riconvertiti dalla raffinazione tradizionale a quella bio. I biocarburanti sono ricavati da materie prime di scarto, come gli oli da cottura usati e da residui dell’industria agroalimentare, che vengono lavorati grazie alla tecnologia Ecofining™, sviluppata da Eni e Honeywell-UOP. Grazie al suo impiego è possibile ottenere il biocarburante idrogenato HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), distribuito nelle Enilive Station come HVOlution.  

Tra le iniziative in corso, Eni prevede l’avvio, entro il 2026, del progetto di conversione in bioraffineria dello stabilimento di Livorno. Nello stesso settore, Eni è presente anche negli Stati Uniti con una partecipazione nella bioraffineria SBR di Chalmette (USA), gestita da Enilive in joint venture con PBF Energy. Altri progetti di bioraffinerie sono in fase di studio in Malesia e in Corea del Sud. 

(L'approfondimento completo su sostenibileoggi.it) 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.