Mps-Mediobanca, l'economista Baldassarri: "Qui l’arbitro rischia di diventare giocatore. Ecco perché"
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Mps-Mediobanca, l'economista Baldassarri: "Qui l’arbitro rischia di diventare giocatore. Ecco perché"

Economia
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(Adnkronos) - La recente mossa del Monte dei Paschi di Siena (Mps) verso una fusione con Mediobanca si distingue dalle altre operazioni di consolidamento bancario attualmente in corso. "In questo caso, è l'arbitro che scende in campo come giocatore", osserva l'economista ed ex vice ministro dell'Economia e delle Finanze Mario

Baldassarri in un’intervista all’Adnkronos. "A differenza dell’Opa di Unicredit su Banco Bpm o della proposta di fusione tra Unicredit e Commerzbank, dove i protagonisti sono attori privati che seguono logiche di mercato per accrescere dimensioni e competitività internazionale, qui la presenza dello Stato è evidente", sottolinea Baldassarri. Monte dei Paschi di Siena, salvata dallo Stato italiano nel 2017 con l’impegno di privatizzarla in tempi brevi, non è ancora tornata pienamente sul mercato.  

"L’operazione proposta su Mediobanca rompe quindi la narrativa iniziale e solleva interrogativi: il governo italiano, attraverso una banca a controllo pubblico, entra direttamente nel risiko bancario. Mentre le altre fusioni rispondono a logiche economiche e strategiche, in questo caso il ruolo dello Stato si intreccia con le dinamiche di mercato, alterandone le regole", spiega l’economista. La possibile fusione tra Mps e Mediobanca, spiega l'ex viceministro dell'Economia, si inserisce in un contesto più ampio, quello del risiko bancario europeo. "L’Europa deve decidere cosa vuole fare "da grande" in tutti i settori, dalla difesa alla sicurezza, dall’energia alle tecnologie avanzate, fino al sistema satellitare per il controllo delle comunicazioni. Lo stesso vale anche per il settore bancario", dice.Le attuali dimensioni dei gruppi bancari europei, pur significative nel contesto europeo, risultano 3, 4, 5 o persino 6 volte più piccole rispetto ai colossi bancari internazionali.  

"È evidente che, nonostante l'importanza degli istituti bancari europei a livello locale, essi rimangono troppo piccoli per competere su scala globale. E allora, che vogliamo fare?", si chiede il professore.Un esempio rilevante, sottolineaa, è proprio l’interesse di Unicredit per Commerzbank, un’operazione che potrebbe rafforzare il sistema bancario europeo, ma che incontra resistenze significative sul piano nazionale, come dimostrano le reticenze della Germania. "Questo - conclude - riflette la difficoltà di superare le barriere nazionali anche in un mercato unico come quello europeo". (di Andrea Persili) 

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