L'ultimatum di Bpm a Unicredit: "Rinunci alle condizioni o all'offerta"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
19
Dom, Apr

Abbiamo 1933 visitatori e nessun utente online

L'ultimatum di Bpm a Unicredit: "Rinunci alle condizioni o all'offerta"

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Si alza il tono di Banco Bpm contro l’Ops lanciata da Unicredit. Nel corso dell’assemblea chiamata ad approvare il bilancio (votato con maggioranza bulgara), l’amministratore delegato Giuseppe Castagna e il presidente Massimo Tononi ribadiscono la loro contrarietà all’operazione, definita

“inadeguata” e priva di chiarezza strategica. Il messaggio centrale, però, è un ultimatum rivolto a Piazza Gae Aulenti: “È giunto il tempo che Unicredit decida cosa fare: o rinuncia alle condizioni o all’offerta”, afferma Tononi, sottolineando come “ben tre condizioni di efficacia non si sono verificate e non c’è possibilità che si verifichino in futuro”. 

Il presidente insiste sull’opacità dell’iniziativa: “Non conosciamo il piano industriale congiunto qualora le due banche dovessero fondersi, non conosciamo l’intenzione dell’offerente in ordine ad Anima e non conosciamo le iniziative che l’offerente intende mettere in atto per conseguire le sinergie: e tutto questo perché l’offerente non l’ha comunicato. Questa è un’offerta di scambio, quindi è assolutamente cruciale conoscere queste informazioni”. 

Castagna rincara la dose: “È un’operazione che va solo a vantaggio degli azionisti di Unicredit e a scapito degli azionisti di Banco”. L'Ad esprime preoccupazione per il destino dei lavoratori in caso di fusione: “Non voglio ridurla al numero di licenziamenti o esodi, ma la nostra banca non funziona con gli algoritmi. Si rischia di decapitare un terzo della nostra forza lavoro”. 

Dal palco dell’assemblea, entrambi i vertici di Bpm difendono il carattere nazionale della banca. “Siamo una banca italiana perché il 100% dei nostri impieghi, dei nostri depositi, delle nostre filiali e dei nostri colleghi sono in Italia”, ribadisce Tononi. Mentre Castagna aggiunge: “Ci sta a cuore che il risparmio rimanga in una banca che ha il 100% degli asset in Italia”. 

Oltre all’Ops Unicredit, Castagna parla anche sul risiko bancario in atto, affrontando altri dossier caldi del sistema finanziario italiano. Dice che non vedrebbe negativamente una presenza di Mps (di cui è azionista) in Banca Generali, mentre prende le distanze da un possibile interesse per Generali: “Non è assolutamente nel nostro perimetro di crescita futura, non saremmo interessati ad acquisire partecipazioni finanziarie che non hanno una logica industriale”. 

Sulla posizione di Credit Agricole, azionista di Banco Bpm, rispetto all’offerta Unicredit, Castagna dice di rimanere “fiducioso del percorso fatto fin qui con loro” e definisce “ragionevole” l’attesa per una decisione ufficiale da parte dei francesi. 

Non manca un passaggio anche sul contesto internazionale, sempre per ribadire un secco no all'Ops lanciata da Piazza Gae Aulenti: “Unicredit stessa - dice Castagna - ha dichiarato che l’uscita dalla Russia potrebbe portare a una svalutazione contabile del conto economico di 5,5 miliardi di euro. Non voglio farne un discorso etico, ma un tema economico”. (di Andrea Persili) 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.