Ue, F.Grosset: "Bene Letta sul mercato unico, ma serve armonizzazione fiscale"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
01
Mer, Apr

Abbiamo 2535 visitatori e nessun utente online

Ue, F.Grosset: "Bene Letta sul mercato unico, ma serve armonizzazione fiscale"

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - "L’intervista rilasciata da Enrico Letta su Il Sole 24 Ore ha riportato con forza al centro del dibattito una questione che va ben oltre la tecnica finanziaria: la costruzione di un mercato unico del risparmio europeo come fondamento di una nuova autonomia strategica dell’Unione. Il progetto della Savings and

Investments Union (Siu) non è più un esercizio teorico: è una sfida politica, industriale e culturale". Così Christophe F. Grosset – Fondatore di FinNova, Ecosystem Innovator & Connection Strategist, parlando con l'Adnkronos.  

L’Italia si trova di fronte a un bivio: può limitarsi a seguire il dibattito, o cogliere l’occasione per giocare un ruolo attivo e costruttivo. "Le condizioni per farlo ci sono tutte", risponde Grosset. "L’Italia è uno dei Paesi europei con la più alta propensione al risparmio, e allo stesso tempo uno di quelli in cui tale risparmio è meno efficacemente trasformato in investimento nell’economia reale. Il motivo? Una combinazione di ostacoli regolamentari, limiti distributivi, barriere culturali e carenza di strumenti realmente orientati al medio-lungo termine", dice.  

"A mio avviso, la Siu può rappresentare il punto di svolta, e non solo perché amplierebbe la disponibilità di capitali per le imprese italiane – in particolare le Pmi – ma perché costruirebbe un quadro europeo armonizzato in cui i risparmiatori potrebbero accedere facilmente a strumenti trasparenti e remunerativi, gli intermediari avrebbero la facoltà di operare con regole omogenee e orizzonti di scala più ampi, e il legame tra risparmio privato e transizione industriale sarebbe finalmente rafforzato", afferma. 

L'Italia parte da zero? "No, anzi. Il Belpaese dispone di modelli operativi e competenze che possono contribuire concretamente alla costruzione della Siu, a partire dalla consulenza evoluta, che ha saputo unire relazione personale e innovazione digitale ed è oggi un benchmark riconosciuto in Europa. Infatti, l’esperienza nella formazione e certificazione professionale degli operatori, sviluppata negli anni attraverso reti capillari e programmi strutturati, è divenuta un asset esportabile, insieme al modello distributivo integrato – reti di consulenti, piattaforme digitali, private banking – che ha generato un livello di engagement e fiducia tra risparmiatore e intermediario che altri sistemi faticano a replicare", dice. "A mio avviso, in un’Europa che punta a rilanciare il mercato dei capitali per finanziare l’innovazione, la transizione energetica e la crescita sostenibile, tali competenze “made in Italy” possono offrire un contributo rilevante e replicabile", prosegue ancora. 

"Superare le barriere alla circolazione di know-how e soluzioni – spesso più culturali che normative – significa anche aprire uno spazio di leadership per gli attori italiani che già operano su questi modelli. Le condizioni ci sono, ma serve un salto di visione, poiché il contesto è favorevole: la Commissione Europea ha tracciato una roadmap chiara, e la presidenza polacca del Consiglio UE ha posto il tema al centro dell’agenda, in vista del suo meeting del 30 giugno. Inoltre, diverse realtà italiane, tra associazioni, asset manager e operatori finanziari, hanno espresso apertura e convergenza di visione, anche nei recenti interventi pubblici", dice. 

"Non credo, infatti, che la Siu sia un vincolo, quanto piuttosto un’occasione di crescita e posizionamento internazionale per l’Italia. Tale progetto, può rappresentare un accesso più diretto e meritocratico ai capitali europei per imprese e territori, oltre a dare una spinta a valorizzare le competenze industriali e consulenziali già mature; inoltre, ciò potrebbe dare al Paese l’opportunità di trasformarsi da mercato domestico protetto a snodo operativo e strategico del mercato unico europeo del risparmio", dice. "Il messaggio è semplice: l’Italia ha tutto da guadagnare nel contribuire a costruire questo nuovo ecosistema. Per farlo, però, deve agire con convinzione, visione e spirito di sistema", risponde. 

Cosa manca? 2Se i presupposti ci sono, e le opportunità pure, ciò che manca è una regia sistemica che unisca operatori pubblici e privati, e che non si limiti a commentare, ma proponga, strutturi, sperimenti. Ritengo servano iniziative concrete, a livello paneuropeo. Ciò si declina sia per gli strumenti, con soluzioni per il retail, ispirate ai Pir italiani, ma semplificate e scalabili, sia nella struttura, incentivando sandbox (ossia aree di test controllate e isolate per sperimentare senza rischiare di danneggiare il sistema principale) regolamentari per implementare in sicurezza soluzioni digitali e ibride, e percorsi di armonizzazione fiscale e legale su base volontaria, anche in ambito di cooperazione rafforzata", conclude. (di Andrea Persili) 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.