Cocco bello? Ora anche caro, i prodotti da spiaggia che subiscono la scure di Trump
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
21
Mar, Apr

Abbiamo 2741 visitatori e nessun utente online

Cocco bello? Ora anche caro, i prodotti da spiaggia che subiscono la scure di Trump

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Il sole, la sabbia sottile e le onde del mare. E il prezzo del 'cocco bello, cocco fresco' che sale. L'estate rischia di avere un retrogusto amaro anche sulle spiagge italiane, con il frutto tropicale simbolo di cocktail e relax per tutte le tasche che potrebbe presto trasformarsi in un piccolo lusso per pochi. Colpa dei nuovi

dazi dell'amministrazione Trump, che stanno per colpire anche prodotti estivi e tropicali con rincari a doppia cifra. La premessa è obbligatoria: non si importano cocchi tropicali dagli Usa - ma chi lavora nei lidi estivi spesso importa ingredienti, bevande e cosmetici come latte di cocco, olio di palma, e spezie. Se questi prodotti diventano più cari sul mercato globale significa che anche i fornitori italiani (che li rivendono in spiaggia, nei beach bar o la usano come base di prodotti cosmetici) pagheranno di più.  

Snack tropicali come cocco, banane, noccioline e granola rischiano di diventare più costosi perché aumentano i costi alla fonte. A finire nel mirino delle tariffe di Trump ci sono latte di cocco, olio di cocco (+19% quello che proviene da Filippine e Malesia 24%), banane, caffè, spezie come vaniglia e cannella, e persino gli oli di palma usati nei solari e nei prodotti beauty da spiaggia. In Europa, e in particolare in Spagna e in Italia, le noci di cocco che finiscono in tavola e in spiaggia provengono principalmente da Paesi tropicali. Le zone includono l'Africa (in particolare la Costa d'Avorio, dove si coltiva il cocco per l'esportazione e i dazi Usa sono fissati al 15%), l’India (dazi al 25%) e la Thailandia.  

Quest’ultimo Paese ha ottenuto una riduzione del dazio dal 36 al 19% dopo settimane di negoziati ma l'effetto domino sui prezzi non è da escludere. Persino le barrette con cocco, la frutta essiccata e le bevande estive importate come milkshake e smoothies tropicali potrebbero subire ricarichi inevitabili, e prezzi in menu più alti del 10–20%. Insomma, per i consumatori l’estate sarà una stagione di scelte: pagare di più per non rinunciare al 'cocco bello, cocco fresco' oppure riscoprire frutta e snack local. 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.