La Fed taglia i tassi d'interesse ma impatti irrilevanti sulle banche italiane
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La Fed taglia i tassi d'interesse ma impatti irrilevanti sulle banche italiane

Economia
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(Adnkronos) - Alla fine la Fed ha tagliato, per la terza volta consecutiva, i tassi di interesse Usa di 25 punti base, facendoli scendere dal range compreso tra il 3,75% e il 4% alla nuova forchetta compresa tra il 3,5% e il 3,75%. Una mossa attesa, con qualche interrogativo soprattutto sul fronte delle banche. Una domanda - tra le tante che

oggi circolavano oggi a Milano, in una Piazza Affari sempre più bancocentrica, con la capitalizzazione del comparto salita dai 159 miliardi di inizio anno agli oltre 238 miliardi di fine novembre, e un peso passato dal 31,51% al 38,69% — era: adesso che succede, ci saranno ripercussioni per gli istituti di credito italiani?  

Se i tassi diminuiscono, i margini di guadagno degli istituti bancari possono ridursi: un effetto che in astratto può riflettersi anche sulle banche europee, e quindi italiane. A pesare una serie di fattori quali l’interconnessione finanziaria globale, il commercio bilaterale e l’esposizione al dollaro. In passato, variazioni della politica monetaria americana hanno portato gli istituti con attività oltreoceano a ridurre l’offerta di credito nell’eurozona quando aumentava l’incertezza politica o monetaria statunitense. Ma non è questo il caso secondo Paolo Gesa, amministratore delegato di Credito Lombardo Veneto, che in un colloquio con l’AdnKronos sottolinea: “Il taglio dei tassi della Fed non avrà un impatto rilevante sulle banche italiane: la Bce ha già fatto la parte più significativa del lavoro di normalizzazione monetaria in Europa". 

Pur ridimensionando l’effetto sull’Italia, Gesa vede nella mossa di Washington un elemento di stabilizzazione. "La mossa della Fed aiuta comunque a ridurre la divergenza tra le due sponde dell’Atlantico e a stabilizzare le aspettative dei mercati", prosegue il manager. 

Resta però un contesto che richiede prudenza. "Rimangono però presenti i rischi inflazionistici, alimentati anche dall’elevato debito pubblico globale, che richiedono prudenza nelle politiche economiche. Nel complesso - conclude - il segnale della Fed contribuisce a consolidare un quadro macroeconomico più equilibrato, pur in un contesto che resta complesso e da monitorare”. 

Un giudizio analogo anche dall’economista tedesco Daniel Gros, sentito dall’AdnKronos: "Non vedo in nessun caso ripercussioni sulle banche italiane". Una posizione rafforzata da due dati: il primo è che i mercati si aspettavano da tempo un taglio limitato di 25 punti base, già pienamente incorporato nelle aspettative degli operatori, e il secondo è che per il 2026 si prevede un solo taglio dei tassi. Politica monetaria espansiva dunque, ma con giudizio. (di Andrea Persili) 

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