Banche, Rosa (Aibe): “Risiko domestico leva di attrattività per operatori internazionali”
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Banche, Rosa (Aibe): “Risiko domestico leva di attrattività per operatori internazionali”

Economia
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(Adnkronos) - “Il risiko domestico può avere un impatto positivo perché rende il Paese più attrattivo per gli operatori internazionali e apre spazi di collaborazione lungo tutta la filiera del finanziamento alle imprese”. Lo dice in un'intervista all'AdnKronos Guido Rosa, presidente Aibe (Associazione Italiana

Banche Estere). 

Presidente, qual è oggi il peso reale delle banche estere nel sistema bancario italiano, in termini di credito e servizi finanziari?  

"Le banche estere presenti in Italia hanno sempre fornito un contributo fondamentale. Cito alcuni dati tratti dal “15esimo Rapporto Annuale Aibe" sulla presenza e contributo delle banche e intermediari esteri al sistema economico-finanziario italiano”, di recente pubblicazione. Nel 2024 i bookrunner esteri hanno intermediato circa il 71% dei prestiti sindacati, I bookrunner esteri hanno gestito da soli circa l’11% delle emissioni di debito e, tramite consorzi internazionali, circa il 70%; nei collocamenti equity hanno assistito circa il 93% delle operazioni. Ancora, Gli advisor esteri hanno intermediato oltre il 90% delle operazioni M&A complessive (inbound, outbound e domestiche). Nel private equity e venture capital, gli operatori esteri pesano circa il 34% della raccolta indipendente e il 71% dell’attività di investimento; nel private debt la quota dei player internazionali arriva a circa l’80% del valore degli investimenti. Potrei andare avanti, ma mi sembra che questi numeri siano esemplificativi della presenza fondamentale delle banche estere in Italia.  

Che cosa è cambiato negli ultimi mesi nella strategia e nella presenza operativa delle banche estere in Italia?  

"L’operatività delle banche estere resta solida e dinamica, con un posizionamento sempre più orientato a modelli specializzati: Corporate & Investment Banking, advisory, lending, asset e wealth management".  

In che modo il contesto di tassi, inflazione e rallentamento economico sta influenzando le scelte delle banche straniere?  

"Viviamo una situazione di tassi stabili e inflazione sotto controllo. Il rallentamento economico si può tradurre in un diminuito flusso di business soprattutto per chi è leader nel settore corporate and investment banking".  

Perché l’Unione dei mercati dei capitali resta una priorità strategica per l’Europa e per le banche estere?  

"L’Unione dei mercati dei capitali è una priorità perché è la leva principale per ridurre la frammentazione finanziaria europea e creare mercati più profondi e liquidi, capaci di canalizzare risparmio verso investimenti, innovazione e crescita (come avviene molto più efficacemente negli Usa). Per le banche estere (ma più in generale per tutto il sistema bancario europeo) è strategica perché un mercato davvero integrato rende più efficiente l’operatività cross-border (collocamenti, finanziamenti, advisory) e mette tutte le istituzioni su un campo di gioco armonizzato: In questo senso Aibe richiama da tempo la necessità di passi concreti come garanzia unica dei depositi, trattamento fiscale più omogeneo dei prodotti finanziari e un’interpretazione più uniforme delle regole UE, così da superare barriere nazionali che oggi frenano integrazione e competitività. 

In ottica Italia?  

"L’Unione del Mercato dei Capitali è cruciale anche “in ottica Italia”: il Super Index 2025, realizzato da AIBE con il contributo del Censis, sottolinea proprio la debolezza strutturale del mercato dei capitali del nostro Paese, con valori molto sotto i principali peer europei; un limite che riduce attrattività e capacità di trasformare la stabilità in crescita".  

Il risiko bancario europeo e le possibili fusioni transfrontaliere rappresentano un’opportunità o un rischio per la stabilità e la competitività dell’UE, e come le banche estere valutano questi processi di integrazione?  

"Soprattutto un’opportunità, se serve a superare la frammentazione e a costruire scala per competere globalmente, senza compromettere la stabilità. Oggi, però, la percezione del settore è che l’Europa paghi ancora “troppa frammentazione” e “troppa complessità”: lo conferma un’analisi Aibe sui propri associati, secondo cui il 92,9% degli intervistati considera frammentazione e dimensione ridotta un limite rispetto agli Usa, mentre il 72,4% chiede semplificazione antitrust e incentivi fiscali per favorire le fusioni". 

Cioè?  

"Le banche estere guardano quindi con favore ai processi di integrazione, perché sono la condizione per creare veri “campioni bancari europei” e ridurre lo svantaggio competitivo. Nella pratica, però, le fusioni transfrontaliere restano difficili soprattutto per tre ragioni: un quadro normativo europeo ancora poco “friendly” tra ordinamenti diversi, differenze di cultura manageriale e la complessità nel definire una governance condivisa. Per questo, nel breve, sono più realistici percorsi di acquisizione (diversi dalla fusione tra pari) e partnership mirate. Il messaggio chiave resta quello di un campo di gioco comune: meno regole, più chiare e uguali per tutti, con maggiore armonizzazione per ridurre arbitraggio e frammentazione".  

Che impatto può avere il risiko bancario domestico italiano sulle strategie e sulla presenza delle banche estere nel Paese?  

"Il risiko domestico italiano può avere un impatto positivo perché, se porta a gruppi più solidi e a un mercato più efficiente, rende l’Italia più attrattiva anche per gli operatori internazionali e apre spazi di collaborazione lungo tutta la filiera del finanziamento alle imprese". (di Andrea Persili) 

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