Mps, storico De Luca: "Meccanismo antico, management tende a identificarsi e catturare istituto stesso"
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
13
Sab, Giu

Abbiamo 3460 visitatori e nessun utente online

Mps, storico De Luca: "Meccanismo antico, management tende a identificarsi e catturare istituto stesso"

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - "Quello che sta accadendo al Monte dei Paschi di Siena non è un episodio isolato ma è la manifestazione della tensione strutturale che caratterizza la governance bancaria contemporanea: quella tra sovranità degli azionisti e autonomia del management". Lo spiega all'AdnKronos Giuseppe De Luca, storico

economico dell’Università Statale di Milano e presidente dell’Associazione italiana per la ricerca in storia economica (Arise). In prospettiva storica, la domanda “la banca è dei soci o del management?” "è relativamente recente". 

Nella banca ottocentesca e di primo Novecento – e in parte anche nel capitalismo italiano del secondo dopoguerra – "la risposta era chiara: la banca era dei proprietari, spesso identificabili in blocchi stabili (famiglie, fondazioni, Stato). Il management era esecutivo, non strategico". 

La domanda ce la poniamo "da almeno un secolo, da quando Berle e Means, nel 1932, teorizzarono la separazione tra proprietà e controllo nelle grandi corporation moderne". La risposta, allora come oggi, è che "la banca appartiene formalmente ai soci, ma che il management detiene un potere informale enorme: controlla l'informazione, gestisce le relazioni con i mercati e i regolatori, plasma la cultura interna".  

Quando, spiega De Luca, "questo potere si consolida - come è avvenuto con Lovaglio dopo il risanamento di Mps e la conquista di Mediobanca - il management tende, oltre che a identificarsi, anche a catturare l'istituto stesso, e a percepire ogni tentativo di rimozione come un danno alla banca, non solo a sé". 

Il meccanismo di fondo è antico. "Nella storia bancaria italiana del Novecento abbiamo casi analoghi: basti pensare alle grandi banche miste del periodo giolittiano, dove i direttori generali — Toeplitz alla Comit, Fenoglio al Credito Italiano — accumularono un potere tale da condizionare le scelte degli azionisti e persino dello Stato", sottolinea De Luca.  

Il management forte "è spesso il prodotto di una stagione di crisi: chi risana acquista legittimità e potere che poi diventano difficili da ridimensionare". A Siena, conclude, "non si sta consumando una normale staffetta al comando: il rinnovo del CdA è diventato una sfida aperta tra due idee di banca e due idee di potere" (di Andrea Persili) 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.