Meta e YouTube condannati nel processo perché creano dipendenza
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Meta e YouTube condannati nel processo perché creano dipendenza

Economia
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(Adnkronos) - Meta e YouTube condannati perché creano dipendenza. A Los Angeles il processo a carico dei due colossi si è chiuso con la sentenza di condanna. Le due compagnie dovranno versare un risarcimento di 3 milioni di dollari ad una giovane, che ha intentato la causa sostenendo di aver sviluppato dipendenza dalle

piattaforme delle due aziende fin da bambina. Il processo è durato un mese e nel corso delle udienze ha testimoniato anche il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg.  

Il processo di Los Angeles nasce dalla causa intentata da una giovane utente di Instagram e YouTube identificata con le iniziali KGM. La ragazza ha affermato di aver sofferto di ansia e depressione a causa dell'utilizzo dei social media durante l'infanzia. Nel corso del processo, riferisce il Washington Post, i riflettori sono stati accesi sulla progettazione e sulle finalità delle piattaforme: per l'accusa, Meta e YouTube sarebbero stati creati con funzionalità, come la possibilità di 'scrollare' all'infinito, destinate a tenere gli utenti incollati allo schermo dello smartphone. I colossi avrebbero adottato condotte negligenti senza avvertire adeguatamente gli utenti sui rischi relativi in particolare ai minori.  

Il verdetto, senza precedenti, crea un precedente per migliaia di querelanti negli Stati Uniti che accusano le grandi piattaforme di essere responsabili di un’epidemia di dipendenza dai social network. Meta, la società madre di Instagram, e YouTube - che appartiene a Google - hanno mostrato "negligenza" nella progettazione dei loro social network e non hanno avvertito adeguatamente gli utenti dei rischi delle loro piattaforme per i minori. 

Meta è "in disaccordo" con la sentenza. "Siamo rispettosamente in disaccordo con il verdetto e stiamo valutando le opzioni legali a nostra disposizione", ha spiegato un portavoce della compagnia. 

"Non siamo d'accordo con il verdetto e intendiamo presentare ricorso. Questo caso non comprende correttamente la natura di YouTube, che è una piattaforma di streaming costruita responsabilmente e non un social media", fa sapere un portavoce di Google a proposito della sentenza. 

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