(Adnkronos) - A colpi di maggioranza. Così si è aperta la nuova stagione del Banca Monte dei Paschi di Siena. Dopo l’assemblea, la lista vincente presentata dall'imprenditore Tortora ha occupato tutte le caselle chiave: amministratore delegato, presidenza, due vicepresidenze e il cruciale Comitato nomine. Un perimetro
definito attorno al ceo Luigi Lovaglio e al presidente Cesare Bisoni, con Flavia Mazzarella e Carlo Corradini vice.
Il prossimo passaggio è fissato per questo lunedì, 4 maggio, quando il Cda - stando a quanto si apprende - dovrebbe riunirsi per completare l’architettura dei comitati endoconsiliari — rischi e sostenibilità, remunerazione, parti correlate, IT e digitalizzazione — dopo che le minoranze hanno scelto di non partecipare al Comitato nomine. Una frattura emersa nel primo consiglio, segnato da voti contrari e astensioni dei sette consiglieri non allineati: più d'un osservatore ha parlato di Cda balcanizzato.
Il nodo, ora, è capire: se la dialettica interna potrà ricomporsi o se il board resterà spaccato. L'analista economico ed ex Bankitalia, Angelo De Mattia, mette in guardia: "Un’operazione di questo tipo - dice intervenendo all'AdnKronos - si poteva e si doveva fare prima, in vista di una coesione. Oggi bisogna vedere come la si fa, per evitare un’immagine mutuata dalla politica di assolutismo oppure dal gioco delle carte, di assopigliatutto”.
Il rischio, secondo De Mattia, è che la maggioranza utilizzi il proprio peso numerico senza costruire consenso: “Non si può pensare che, essendo maggioranza, si presentino progetti e proposte dando per scontato che passino con il proprio voto, senza considerare gli altri. Serve una spinta al coinvolgimento pieno dei consiglieri, che sarebbe positiva per tutti, ma soprattutto per il bene della banca: insomma bisogna guardare non solo le caselle ma anche l'animus”.
Un richiamo che vale ancora di più in vista della possibile fusione con Mediobanca, per la quale si guarda a convocazioni assembleari straordinarie prima dell’estate e a una chiusura entro fine anno. “Al di là dei numeri, che richiedono comunque una maggioranza dei 2/3 e consentiranno a quelli che hanno votato per la lista del Cda di farsi sentire, non si tratta comunque di un’operazione di routine. Le fusioni in genere si fanno con una maggioranza ampia", sottolinea, "soprattutto in un caso come questo. Parliamo di un intermediario con una storia peculiare, intrecciata con il capitalismo italiano e con le vicende istituzionali del dopoguerra. Non sono in gioco solo valori monetari, ma anche una categoria più alta di valori, storici e sistemici”.
L'obiettivo è conseguire i famosi 700 milioni di sinergie. "L'orientamento del mercato è importante", premette De Mattia ma "naturalmente va visto come viene presentata l'operazione, se e come sarà il seguito con lo scorporo, di cui si è parlato, della partecipazione in Generali, con quale assetto di governance e organizzativo. Il tema dell'aggregazione non è solo quello delle sinergie che si conseguono". (di Andrea Persili)
