(Adnkronos) - Il settore delle telecomunicazioni europeo e italiano sta vivendo una trasformazione profonda, segnata da una forte contrazione dei margini e da un quadro regolatorio sempre più complesso. A evidenziarlo è Walter Renna, amministratore delegato Fastweb + Vodafone, in occasione dell'evento del quotidiano Key4Biz
“Telecommunications of the Future - Tlc, Satelliti, AI, Data Center e Cloud: gli asset per l’Italia Digitale” organizzato a Roma. "Dal 2010 al 2024 i ricavi del settore sono calati del 33%, i margini del 90%. Nel frattempo il traffico dati è esploso e le reti sono diventate infrastruttura critica del Paese. Abbiamo costruito la spina dorsale digitale dell’Italia guadagnando sempre meno”, ha affermato Renna, sottolineando come il comparto abbia sostenuto negli anni un peso crescente per l’economia digitale nazionale a fronte però di una redditività in costante riduzione.
Il manager ha poi posto l’attenzione sulla complessità normativa che caratterizza il mercato europeo delle telecomunicazioni. “Oggi navighiamo tra 16 soggetti regolatori e 29 strumenti legislativi — una complessità che non esiste in nessun altro Paese europeo e che sottrae risorse agli investimenti”, ha spiegato, evidenziando come tale frammentazione incida direttamente sulla capacità delle aziende di investire in innovazione e infrastrutture. Un ulteriore punto critico riguarda, secondo Renna, la disparità regolatoria tra operatori telco e piattaforme digitali. “E mentre noi rispettiamo obblighi stringenti su assistenza, qualità, copertura, le piattaforme che usano quelle stesse reti per offrire servizi analoghi non hanno nessuna di queste regole. Stessa funzione, stessa regola: non è una rivendicazione corporativa, è la condizione minima per competere”, ha aggiunto.
Nel suo intervento, l’amministratore delegato ha poi spostato il focus sul tema dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di rafforzare la sovranità tecnologica europea. “L’Europa ha tutto quello che serve per competere sull’AI: talenti, dati, capacità industriale. Quello che le è mancato finora è la volontà di scommettere su sé stessa”, ha dichiarato Renna, sottolineando il potenziale ancora inespresso dell'Ue. Il gruppo ha già avviato investimenti concreti nel settore: “Noi abbiamo fatto la nostra parte: abbiamo acquistato un supercomputer Nvidia per l’AI generativa e sviluppato un modello linguistico addestrato su dati europei, già conforme all’AI Act. Si può fare innovazione in Europa”, ha spiegato. Infine, Renna ha richiamato l’attenzione sul ruolo delle politiche industriali: “Serve una scelta politica chiara: favorire l’adozione di soluzioni AI europee da parte di aziende e istituzioni pubbliche. Un ‘buy European’ sull’AI non è protezionismo — è come si costruiscono i campioni tecnologici. Lo hanno fatto gli americani, lo hanno fatto i cinesi. Tocca a noi decidere se vogliamo stare al tavolo o restare a guardare”.
“In questo momento la partita sull’intelligenza artificiale non la stiamo vincendo, siamo sotto 2-0. Gli Stati Uniti e la Cina dominano i grandi modelli, mentre in Europa non abbiamo ancora soluzioni altrettanto potenti”. Afferma Renna. Il manager ha sottolineato come l’Europa abbia perso alcuni passaggi chiave, in particolare nel software e nella cybersecurity avanzata: “Abbiamo perso il treno del coding assistito dall’AI e quello della sicurezza avanzata. Oggi tecnologie come quelle sviluppate dal Mitre rappresentano un vantaggio competitivo evidente degli Stati Uniti, anche se stanno progressivamente arrivando in Europa”.
Nonostante il ritardo, Renna ha indicato tre direttrici su cui l’Europa può ancora giocare un ruolo competitivo: infrastrutture digitali, applicazioni verticali e intelligenza artificiale agentica. “Servono data center e supercomputer europei, serve sviluppare applicazioni verticali nei settori dove siamo forti come sanità, pharma e gaming, e dobbiamo governare la nuova fase degli agenti AI, che non si limitano a rispondere ma agiscono”.
Secondo l’amministratore delegato di Fastweb e Vodafone, la sfida è anche industriale e politica: “L’Europa deve avere il coraggio di introdurre un principio di buy European, creando domanda interna per costruire campioni tecnologici, esattamente come hanno fatto Stati Uniti e Cina”.
Renna ha poi richiamato le difficoltà strutturali del settore delle telecomunicazioni europeo, segnato da forte pressione sui prezzi, aumento dei costi e iper-regolamentazione: “Negli ultimi dieci anni i prezzi sono crollati, mentre traffico e costi sono esplosi. Nel frattempo operiamo in un sistema con 16 regolatori e 29 strumenti legislativi, una complessità che frena investimenti e innovazione”.
Il manager ha infine sottolineato il ruolo strategico delle reti nella sicurezza e nella resilienza del Paese, anche in relazione a nuove minacce e fenomeni climatici estremi, evidenziando la necessità di liberare risorse per investimenti infrastrutturali e tecnologici.
