Salari bassi in Italia, Garnero (Ocse): "Pesano i ritardi strutturali e il rialzo dei prezzi"
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Salari bassi in Italia, Garnero (Ocse): "Pesano i ritardi strutturali e il rialzo dei prezzi"

Economia
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(Adnkronos) - Perché i salari in Italia sono troppo bassi? E perché il tema diventa ancora più rilevante nell'attuario scenario congiunturale? La strada del contratto 'buono' e del salario 'giusto' tratteggiata durante l'assemblea di Confindustria porta alla soluzione del problema? Sono domande a cui risponde Andrea

Garnero, Senior Economist al Dipartimento occupazione e affari sociali dell’Ocse, partecipando a un evento di NHRG nella sede dell'Adnkronos.  

La premessa è che "un tema alla base della questione salariale italiana è la qualità della gestione delle risorse umane e dell'organizzazione di un'azienda". In questo senso, spiega l'economista, "sarebbe utile riflettere sul perché si danno o non si danno aumenti e su quale base. Una valutazione dei risultati che diventi sistematica e chiara potrebbe aiutare anche la crescita della produttività". Invece "ci sono troppi contratti collettivi e alcuni che non riflettono un vero negoiaziato tra le parti". Poi ci sono le questioni di base dell'economia italiana. I dati sulle dichiarazioni dei redditi, ricorda Garnero, dicono che il 75% delle entrate viene dal 25% delle persone che dichiarano più di 29 mila euro: sono dati che segnalano un problema di povertà diffusa, anche se non rientra nella definizione di povertà statistica".  

La questione salariale italiana, ragiona l'economista, "ha due dimensioni: una strutturale e una congiunturale". Sul primo fronte, legato allo sviluppo economico del Paese, il problema viene da lontano. "La stagnazione dei salari dagli anni novanta in poi è legata ai fondamentali, a partire dalla stagnazione della produttività", e al fatto che l'Italia, finito il boom dell'industrializzazione, "si è posizionata soprattutto su servizi a basso valore aggiunto con contratti discontinui per natura, come nel turismo turismo, e salari più bassi".  

L'aspetto congiunturale è "legato all'inflazione sperimentata negli anni post Covid e che temo rivedremo nei prossimi mesi. Un tema che riguarda tutti i paesi Ocse, con perdite di potere di acquisto significative. I salari sono in ritardo del 7-8% rispetto al 2021 in termini di potere d'acquisto, e questo vuol dire aver lavorato un mese gratis rispetto a quello che si può fare alla cassa del supermercato". L'Italia, in particolare, "sconta un ritardo nel rinnovo dei contratti collettivi che con l'inflazione crea un gap e per questo, con la ripresa della salita dei prezzi, partiamo con uno svantaggio già difficilmente colmabile".  

Cosa fare, visto questo scenario? "La prima necessità è di riprendere a crescere, lo stesso tema sollevato dal rapporto Draghi a livello europeo, e poi vanno gestite meglio le fasi di crescita dei prezzi, garantendo che i rinnovi contrattuali avvengano in tempo. Possiamo guardare all'esempio della Germania, con gli accordi ponte, o ai grandi patti sociali in altri Paesi, per trovare un equilibrio con il contributo di Stato, azienda e lavoratori". Altrimenti, è la concusione dell'economista, "l'inflazione funziona come una tassa occulta che viene scaricata sui lavoratori". (Di Fabio Insenga)  

 

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