Monaco: "Ai se progettata in modo inclusivo abbatte anche i costi"
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Monaco: "Ai se progettata in modo inclusivo abbatte anche i costi"

Economia
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(Adnkronos) - Un mercato che ha raggiunto 1,8 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del +50% rispetto all'anno precedente. Il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di AI. Ma solo una su cinque la utilizza in modo pervasivo nelle proprie funzioni. Verso Innovation Center (spinoff dell'Università di

Firenze) in collaborazione con NeXt Nuova Economia per Tutti, alla facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata il mondo delle aziende ha incontrato quello della ricerca per studiare un punto di convergenza tra innovazione tecnologica, impatto ambientale misurabile e nuovi modelli di lavoro. 

Tra le relatrici e i relatori, anche Maria Paola Monaco (Professoressa Diritto del Lavoro Unifi, Delegata della Rettrice all'inclusione diversità e comunicazione e Co-fondatrice Verso Innovation Center). “La premessa fondamentale - dice - è che l’intelligenza artificiale non è mai soltanto una tecnologia. In una grande impresa, entra nei processi, nella distribuzione delle responsabilità, nel rapporto tra persone e dati, nella qualità del servizio, nella sicurezza, nella sostenibilità e anche nel modo in cui il lavoro viene progettato”. Nel suo intervento, ha spiegato come equità di genere e innovazione digitale debbano coesistere per supportare i percorsi di inclusione sociale, individuando cinque condizioni essenziali legate all’utilizzo dell’AI: “La finalità: migliorare qualità, sicurezza, sostenibilità, accessibilità e benessere organizzativo. La supervisione umana: aumentare la capacità decisionale delle persone, non sostituire il giudizio umano. La qualità dei dati: se incompleti, distorti o non aggiornati possono produrre discriminazioni indirette. La partecipazione: l’AI deve essere non solo capita da chi la usa, ma anche corretta da chi conosce il processo reale. L’accessibilità: l’AI deve rendere i servizi più personalizzati, più comprensibili”. Infine, c’è il capitolo legato ai costi. “Una AI progettata in modo inclusivo può ridurre i costi derivanti dagli errori decisionali, dalla mancata valorizzazione dei talenti, dagli infortuni dovuti a compiti ripetitivi, dell'assenteismo e persino dal contenzioso legato a pratiche discriminatorie”.  

Senza dimenticare mai che c'è anche un altro elemento che spesso viene trascurato: il costo della non inclusione. “Un'organizzazione - spiega la Professoressa Monaco - che introduce l'AI senza coinvolgere i lavoratori, senza formazione e senza adeguate garanzie, produce inevitabilmente resistenze, conflitti, turnover, perdita di competenze e riduzione della fiducia interna. Sono tutti costi economici molto concreti. Al contrario, un’AI progettata in modo inclusivo può ridurre altri costi: quelli derivanti dagli errori decisionali, dalla mancata valorizzazione dei talenti, dagli infortuni dovuti a compiti ripetitivi, dell'assenteismo e persino dal contenzioso legato a pratiche discriminatorie. In questa prospettiva nell’ambito della gestione delle risorse umane l'equità non rappresenta un costo aggiuntivo rispetto all'innovazione, ma una condizione per renderla sostenibile nel tempo. L'investimento in trasparenza, formazione, partecipazione e benessere organizzativo non rallenta l'adozione dell'AI: ne aumenta le probabilità di successo”. 

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