Ex Ilva, Corte Appello Milano: "Deve chiudere entro 90 giorni per amianto e polveri sottili". Meloni convoca riunione
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Ex Ilva, Corte Appello Milano: "Deve chiudere entro 90 giorni per amianto e polveri sottili". Meloni convoca riunione

Economia
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(Adnkronos) - La Corte d'Appello di Milano - sezione specializzata in materia d'impresa - ha stabilito che l'area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni data la presenza di amianto e le emissioni di polveri sottili superiori a limiti di legge. E Giorgia Meloni ha convocato una riunione urgente a

Palazzo Chigi. 

Nel provvedimento a firma della giudice Marianna Galioto, in parziale riforma del decreto impugnato, si ordina a Ilva, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’italia holding, tutte in amministrazione straordinaria, "la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto, assegnando a queste ultime il termine di giorni novanta, decorrente dall’ultima comunicazione del provvedimento, per il completamento delle operazioni di sospensione sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo".  

In particolare, la corte presieduta dalla giudice di Milano Marianna Galioto ordina ad Adi e Adih, nonché a Ilva spa, "di sospendere l’attività esercitata nell’area a caldo" e a tal fine, ritiene "congruo" assegnare il termine di novanta giorni "per il completamento, in condizioni di sicurezza, delle operazioni di sospensione dell’esercizio delle installazioni, sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo". 

Inoltre, rimette all’autonomia di gestori e proprietaria degli impianti l’iniziativa di ripresa dell’attività, quando essi avranno "rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti; adottato le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all’anno, e comunque nell’ambito della cornice procedimentale amministrativa prevista dal dlgs numero 152/2006 e dalla Direttiva 2010/75, nei termini precisati dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea". 

La rimozione totale dell'amianto ancora presente negli altoforni dell'ex Ilva di Taranto è "l’unica prescrizione adeguata a scongiurare la dispersione di polveri e fibre", ossia "l’unica misura idonea" individuata dalla Corte d'Appello di Milano per scongiurare un "pericolo grave e rilevante per la salute umana". Il provvediemento sostanzialmente conferma il giudizio precedente del Tribunale e dispone di agire a stretto giro ritenendo la questione non più rinviabile. 

Gli impianti Ilva e il sistema produttivo sono "rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo ammaloramento dello stabilimento". Se i giudici danno atto che "sono stati già smaltiti 6780 chilogrammi di amianto", tuttavia "rimane ancora inglobata negli impianti (precisamente nei cowper) la quantità di oltre 2000 chili". 

Inizialmente l'amianto doveva essere rimosso entro il 23 agosto 2026, poi nel 2023 il gestore ha formulato richiesta di rimodulazione del cronoprogramma di smaltimento (prospettando che parte sarebbe rimasto nella sede originaria fino a fine vita degli impianti), ora le proroghe non sono più consentite dando così ragioni ai cittadini che, con un'azione cautelare, si sono attivati per bloccare le attività lesive per la salute. 

 

Intanto il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, "ha convocato d'urgenza una riunione a palazzo Chigi a seguito del decreto della Corte d'Appello di Milano che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva nell’area a caldo dell'ex Ilva di Taranto, che comporterà di fatto la chiusura entro 90 giorni". ''Si tratta degli impianti essenziali alla capacità produttiva dello stabilimento, nei quali è impiegata la maggior parte dei lavoratori di Acciaierie d'Italia''. Il "decreto interviene proprio nel momento in cui si era prossimi alla formalizzazione dell'accordo per la cessione dell'intero complesso industriale a un primario operatore siderurgico". E' quanto si legge in una nota di palazzo Chigi. 

Alla riunione hanno partecipato i ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Il governo, continua la nota, ''prende atto del provvedimento della Corte di Appello di Milano, che interviene alla vigilia del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali previsto per domani e che, alla luce di tale decisione, rende tale confronto ancora più necessario". 

"Nonostante i nuovi sviluppi, il Consiglio dei ministri, convocato per questo pomeriggio, confermerà lo stanziamento di un'ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell'azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo". 

 

Proprio dell'ex Ilva ha parlato Giancarlo Giorgetti: "Ulteriori 100 milioni a favore dell'amministrazione straordinaria di Ilva per completare il percorso di cessione delle attività, da circoscrivere a freddo in questo caso, che erano in fase di avanzata definizione e che ora dovranno essere aggiornate in base alla sentenza intervenuta”, ha detto il ministro dell’Economia, in conferenza stampa al termine del Cdm, "le sentenze sono sentenze, valgono per tutti. La sentenza mi sembra chiara con l’ordine di fermare l’area a caldo, e questo è un fatto su cui stiamo ragionando”.  

"Domani c’è un incontro con i sindacati ma questo fatto stravolge la fase di cessione che era prossima ad una definizione con la controparte e ora cambia le condizioni della vicenda", ha aggiunto Giorgetti. 

 

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