Presentato a Milano in Cattolica Lost in Targeting, 'il digital advertising tra promesse e realtà'
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
07
Mer, Ott

Abbiamo 2972 visitatori e nessun utente online

Presentato a Milano in Cattolica Lost in Targeting, 'il digital advertising tra promesse e realtà'

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

(Adnkronos) - Le stime del 2026 ci dicono che l’advertising vale oltre 1.000 miliardi di euro a livello globale e, solo per quanto riguarda il digitale, quasi il 70% del mercato pubblicitario è controllato da Google, Meta e Amazon. Eppure, più della metà del traffico di internet è generato da bot. Ma chi

governa l'ecosistema del digital advertising? E nell'interesse di chi? 

Sono alcuni dei dati e degli interrogativi che Ce.R.T.A. – il Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell'Università Cattolica del Sacro Cuore – ha fatto confluire in Lost in Targeting (in libreria dal 6 luglio 2026), volume pubblicato da Link/Rti e presentato oggi nel prestigioso ateneo milanese davanti a esperti del settore, studenti e giornalisti. 

L’obiettivo di Lost in Targeting è di sfidare i (falsi) miti del settore facendo emergere tensioni e zone d’ombra tra due culture professionali diverse: da una parte i media editoriali tradizionali – giornali, radio e tv che per un secolo sono stati il principale veicolo della pubblicità e che ora vedono ridursi le proprie risorse e la propria capacità di produrre contenuti di qualità – e dall’altra i giganti tecnologici, che, privi di una responsabilità editoriale e in assenza di un organismo terzo condiviso in grado di certificare i dati, sono al tempo stesso venditori di spazi, produttori/distributori di contenuti e arbitri della misurazione. Una concentrazione di ruoli che solleva interrogativi sulla trasparenza del sistema e rimanda, con crescente urgenza, al tema della sovranità mediale europea. 

 

 

 

"Questo libro nasce da una domanda semplice: quel sistema centrato sul potere delle piattaforme mantiene davvero le promesse di precisione, misurabilità e convenienza che ne hanno guidato l'adozione così massiccia negli ultimi dieci/quindici anni? La risposta della ricerca che CeRTA ha sviluppato è che la promessa è stata mantenuta solo in parte. Il digitale ha reso la pubblicità più capillare e apparentemente più efficiente, ma ha costruito anche un sistema opaco, in cui a certificare se una campagna ha funzionato sono spesso le stesse piattaforme che vendono lo spazio pubblicitario. In pratica: chi vende la pubblicità è anche chi misura se ha funzionato", spiega Massimo Scaglioni, Direttore Ce.R.T.A. e moderatore dell’evento in Cattolica. 

Dopo i saluti introduttivi di Scaglioni e di Fabio Guarnaccia (direttore Link, Marketing strategico Rti), si è svolta la tavola rotonda con Edoardo Felicori (Region Media Manager Italia Ferrero), Federica Setti (Chief Data Technology Analytics Officer WPP Media), Luca Poggi (Amministratore Delegato Rai Pubblicità) e Matteo Cardani (Chief Marketing Officer Mfe Adv) e conclusioni di Federico di Chio (International Strategic Marketing Svp Mfe). Per Anna Sfardini, docente di Metodi di ricerca sulla produzione e i consumi mediali, responsabile delle ricerche di Ce.R.T.A. “l’audience di massa si è frantumata. L’algoritmo è un ottimo venditore ma un pessimo costruttore di comunità. Senza un pubblico condiviso, la pubblicità smette di generare quel fondamentale immaginario collettivo e quindi la marca rischia di ridursi a rumore di fondo”.  

Edoardo Felicori, Region Media Manager Italia Ferrero, ha ricordato "tra le sfide più importanti quelle che sono legate alla rilevanza e all’attenzione. Per esempio, cerchiamo di associare nella costruzione dell’equity dei brand anche momenti di rilevanza culturale, come Sanremo. Cerchiamo di misurare l’attenzione, anche se, a onor del vero, non si è ancora trovata nella industry una convergenza su che cos’è l’attenzione”. “È importante ricordare - prosegue - che l’equity del brand si costruisce anche in contesti editoriali di un certo tipo: nel lavoro di protezione e di costruzione delle equity delle marche il contesto editoriale e il partner editoriale sono fondamentali, così come la brand safety”. 

 

 

Luca Poggi, amministratore Delegato Rai Pubblicità, ha sottolineato come “noi editori stiamo vivendo un problema di percepito: negli ultimi 10 anni si è parlato tanto di quello che noi non abbiamo (il targeting, la performance) e non si è parlato abbastanza di quello che gli altri non hanno: le nostre audience. Noi abbiamo qualcosa che gli altri non avranno mai. Perché Rai e Mediaset ogni sera, dalle 20:30 alle 21:30 uniscono, quando va male, 12 milioni di persone nel minuto medio. Se qualcuno è in grado di raggiungere questi numeri, si faccia avanti”. 

Matteo Cardani, chief marketing officer Mfe Advertising ricorda come “tutto si appoggia sulla certezza delle misurazioni. A mio parere, pensando ai prossimi 15 mesi, l’ambiente più interessante dove lavorare nella nostra industry è Audicom, il JIC chiamato a definire una misurazione crossmediale in accordo con la delibera di Agcom. E io sono convinto che ‘Italians do it better’, nel senso che siamo casinari, ma se ci mettiamo di impegno riusciamo a fare cose che stupiscono il resto del mondo. Il mercato non può avere 50 sfumature di server to sever, ha bisogno della certezza di metriche terze e indipendenti”.  

Nel suo intervento Federico Di Chio, International Strategic Marketing Svp Mfe, dice: “C’è un passaggio di Aristotele nell’Etica dove parla delle metriche e della moneta come metro di equivalenza del valore. La moneta è ciò che rende equiparabile il valore di oggetti altrimenti incommensurabili: la moneta porta commensurabilità, è ‘metron’. Secondo Aristotele “senza il metron non si può commisurare, e se non si può commisurare non ci può essere giustizia”. Manca, cioè, il giudizio: giudizio di somiglianza, di diversità, non è possibile fare valutazioni comparative. Come si definisce, per esempio, il contatto crossmediale? Servono valutazioni comparative e un metro unico, commensurabile. Se non c’è lo scambio, continua il filosofo, non c’è comunità, non c’è società civile: manca il fondamento di tutta la nostra collettività”. 

Author: RedWebsite: http://ilcentrotirreno.it/Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.