Pensioni, Cazzola: "Bene Tridico, non si torna indietro su contributivo" - il Centro Tirreno - Quotidiano online
Il sito "il Centro Tirreno.it" utilizza cookie tecnici o assimiliati e cookie di profilazione di terze parti in forma aggregata a scopi pubblicitari e per rendere più agevole la navigazione, garantire la fruizione dei servizi, se vuoi saperne di più leggi l'informativa estesa, se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.
28
Mar, Set

Pensioni, Cazzola: "Bene Tridico, non si torna indietro su contributivo"

Economia
Typography
  • Smaller Small Medium Big Bigger
  • Default Helvetica Segoe Georgia Times

Pensioni e sistema contributivo? "Al di là dei voli pindarici del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, nella intervista a La Stampa, occorre riconoscergli un contributo a ristabilire la verità per quanto riguarda la minaccia dello 'scalone', da 62 a 67 anni, che incomberebbe sui poveri pensionandi una volta avvenuta ‘’l’autodistruzione’’ di quota 100". Ad affermarlo all'AdnKronos è il giuslavorista Giuliano Cazzola che si dice d'accordo con il presidente dell'Inps Pasquale Tridico secondo il quale "non è corretto portare sempre il discorso sullo scalone.

Dopo Quota 100 non c'è la fine del mondo, ci sono diverse misure di flessibilità da ampliare: l'Ape sociale, i precoci, gli usuranti".  

Secondo Cazzola infatti "il pacchetto Ape e le altre misure sono in grado di coprire lo spazio di cui abusava quota 100; e quindi di attutire il rientro senza gravi traumi nei binari della riforma Fornero. Ma se è così, a che cosa serve la proposta avanzata da Tridico? Ovvero la possibilità di andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che è maturata dal punto di vista contributivo a cui il pensionato aggiungerebbe quella retributiva al compimento dei 67 anni?", si chiede Cazzola.  

Per il giuslavorista bene poi ha fatto Tridico a ribadire che "non possiamo tornare indietro rispetto al modello contributivo. Il sistema previdenziale italiano – aggiunge - è stato scolpito da due grandi riforme: la Dini del '95 e la Fornero nel 2011. È quello il nostro impianto ed è proprio qui dentro che dobbiamo incrementare i livelli di flessibilità, tenendo presente che abbiamo bisogno di equità e sostenibilità". Insomma nella prospettiva di Cazzola "non è facile, nel silenzio omertoso del governo, trovare una persona, con un importante incarico, che osi sfidare la fatwa dei sindacati contro la riforma del 2011 e che lasci capire quanto sarebbe sbagliato ‘’superare’’ a marcia indietro, come vorrebbero fare i sindacati, non solo la disciplina Fornero, ma tutti gli interventi di riordino degli ultimi dieci anni. Inoltre – avendone la possibilità – sarebbe il caso che Tridico facesse circolare qualche numero sui costi della sua come delle altre proposte, dal momento che la sostenibilità non la si garantisce sulla parola", conclude il giuslavorista.