Tribunale Brevetti a rischio, Parigi e Monaco possono 'soffiarlo' a Milano - il Centro Tirreno - Quotidiano online
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Dom, Giu

Tribunale Brevetti a rischio, Parigi e Monaco possono 'soffiarlo' a Milano

Economia
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A otto mesi dalla decisione del Governo di candidare Milano a sede del Tribunale unificato dei Brevetti, il dossier è al palo. C'è un'impasse tecnica - manca ancora la ratifica del Trattato da parte della Germania - ma anche un'impasse politica: serve un'intesa intergovernativa per assegnare all'Italia la sede vacante del Tub dopo la Brexit e il negoziato è tutt'altro che chiuso. Stando alle informazioni raccolte dall'Adnkronos da fonti informate sul dossier, non c'è nulla di peggio dell'oblio per allontanare l'Italia dal risultato.  

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Il rischio concreto è che le altre due città che oggi accolgono due delle tre sedi della Corte unificata dei brevetti, Parigi e Monaco, possano escludere l'Italia dai giochi e spartirsi le competenze della sezione di Londra (chimica e farmaceutica). Una proposta del genere, anche se provvisoria, è stata già avanzata dalla Germania nel 2020, e se lo stallo dovesse continuare il rischio è che questa possa diventare la soluzione definitiva. 

Per questo, è necessario che il pressing italiano continui, anche perché "il reintegro della terza sede spetta all'Italia, che con l'uscita del Regno Unito dal Trattato diventa la terza Nazione con il più alto numero di brevetti concessi in Europa insieme a Francia e Germania", spiega Cristiano Bacchini, avvocato e vicepresidente dell'associazione internazionale per la Protezione della Proprietà Intellettuale. "Questa è la ratio che ha determinato la scelta delle tre sedi. Tolta Londra, la sede deve essere italiana", ribadisce.  

A complicare la situazione, però, c'è la natura diplomatica della decisione: quella del Tribunale dei Brevetti è una battaglia diversa da quella che vide Milano concorrere per l'Ema, l'agenzia europea del farmaco. Nel 2017, ci fu una procedura comunitaria definita, dei passaggi formali e una candidatura ufficiale. Anche in quel caso la diplomazia ebbe un peso nell'aggiudicazione da parte dell'Olanda, ma fasi e tempistiche erano trasparenti. 

Oggi, invece, "non esiste una vera e propria candidatura di Milano e l'Italia finora è stata piuttosto timida nelle sue mosse", sottolinea Iuri Prado, presidente della neonata Camera degli avvocati industrialisti, che è pronta ad aiutare il Governo nella preparazione del dossier. "Se il nostro Paese fosse escluso dalla partita, sarebbe l'ennesimo caso di marginalizzazione dell'Italia e degli italiani, sempre più semplici spettatori nell'Unione, e per di più paganti. Su questa scena dovremmo essere attori, occorre tenere viva l'attenzione", puntualizza.  

Rispetto al 3 settembre dello scorso anno, quando l'allora premier Giuseppe Conte diede il suo benestare alla scelta di Milano per la sede del Tub, preferendola a Torino, c’è un nuovo Governo, che avrebbe però ben presente il peso di questa assegnazione. Il ministro per lo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, pochi giorni fa, ha confermato che l'Esecutivo sta lavorando in questa direzione e non è un mistero che una figura internazionale stimata come quella del presidente del Consiglio Mario Draghi possa facilitare la moral suasion e avere la meglio su altri Paesi concorrenti.  

"E' un negoziato diplomatico molto complesso perché c'è anche un tema di interpretazione giuridica del trattato. Il nostro Governo, con l'arrivo di Draghi, si è irrobustito in Europa, ma non sarà una passeggiata. Abbiamo alle spalle l'esperienza dell'Ema e dobbiamo restare cauti", sottolinea il presidente dell'ordine degli avvocati di Milano, Vinicio Nardo. "Noi stiamo predisponendo una serie di attività, i comitati previsti dal trattato stanno lavorando, ma è giusto sollecitare il Governo a continuare a sostenere la candidatura di Milano".  

Lo scorso autunno si pensava che una decisione per l'assegnazione della sede sarebbe arrivata quest'anno, nel 2021. "E' ancora possibile che questo avvenga nei prossimi mesi. Certo, le impugnazioni del Trattato davanti alla Corte costituzionale tedesca, che hanno reso necessaria una nuova ratifica da parte della Germania, hanno rallentato tutto l'iter. Ma la scelta di Milano va riaffermata sempre, per non indebolirla e farla cadere nell'oblio. Non è mai troppo tardi cercare una convergenza tra gli Stati membri. Questa dovrebbe essere la priorità: poi, può seguire l'iter procedurale", è la convinzione di Bacchini. (di Vittoria Vimercati)