(Adnkronos) - C'è attesa per le decisioni della due giorni a Granada di domani e venerdì. "Il tema dell'ingresso dell'Ucraina in Ue non potrà essere eluso" scrive Paolo Mieli in un editoriale dal titolo 'Quelle debolezze da
evitare in Europa (con futuro a 36)', pubblicato sul Corriere della Sera di oggi. “Siamo al momento delle decisioni? - si interroga - I motivi per essere contrari all’allargamento dell’Unione europea — che non potrebbe essere limitato all’Ucraina ma dovrebbe estendersi ad altri otto Paesi, tutti per così dire ‘problematici’ - li ha illustrati con la consueta lucidità Sergio Fabbrini domenica scorsa sul Sole 24 Ore - scrive Paolo Mieli -. L’ampliamento dei Paesi Ue (che passerebbero da ventisette a trentasei) ‘è destinato a creare più problemi che soluzioni’, ha scritto Fabbrini”. "Con questa eventuale decisione, ha aggiunto, ‘è possibile ipotizzare che si allargherebbe l’area di opacità relativa al rispetto dello stato di diritto’”. “Ovvio", allora, rileva, "che qualcosa di importante andrebbe cambiato. Nicastro ha riferito di calcoli secondo i quali, se Kiev entrasse nella Ue, con le regole attuali si accaparrerebbe l’80% dei fondi di coesione e per l’agricoltura. Ma basterebbe cambiare le regole?".
Le preoccupazioni sono tante e i rischi non mancano. "L’Economist" fa notare che "tre dei nove Paesi candidati all’ammissione nella Ue (Ucraina, Georgia e Moldavia) sono costretti a 'ospitare' truppe russe sul proprio territorio. E che gli altri, quelli balcanici, corrono rischi di destabilizzazione". La soluzione? “Già a Granada si dovrebbe annunciare che nel 2030 quei nove Paesi entreranno in Europa. Per il fatto — scrive l’Economist - che è l’unico modo di condizionare quei Paesi a mettersi in regola fin d’ora con le nostre norme, costringendoci nello stesso tempo a rendere quelle norme compatibili con l’‘Europa a 36’”. Cambiandole ovviamente, laddove devono essere cambiate”.
