Migranti, Polonia e Ungheria: no ad accordo per gestione crisi
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Migranti, Polonia e Ungheria: no ad accordo per gestione crisi

Esteri
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(Adnkronos) - Il Consiglio Europeo informale di Granada sul tema dei migranti e sulla gestione delle crisi si chiuderà oggi con una "dichiarazione della presidenza", quindi non a 27, perché Polonia e Ungheria "hanno ripetuto al

tavolo il disaccordo che hanno già espresso" pubblicamente sulla decisione di approvare a maggioranza qualificata la posizione negoziale del Consiglio sul regolamento sulle crisi migratorie. Lo dice il presidente francese Emmanuel Macron, a margine della riunione nella città andalusa. I capi di Stato e di governo dell'Ue stanno discutendo in un'atmosfera "molto civile", secondo fonti Ue. Per un'altra fonte Ue, "contrariamente a quanto viene spesso ripetuto, non una discussione sulle migrazioni nel Consiglio Europeo nell'attuale legislatura è stata accesa. Neanche una". 

Con l'approvazione a maggioranza qualificata della posizione negoziale sul regolamento Ue sulle crisi migratorie "giuridicamente siamo stati stuprati. Se vieni stuprato giuridicamente, forzato ad accettare una cosa che non ti piace, come si può avere un accordo? E' impossibile", ha detto il primo ministro ungherese Viktor Orban. 

La Polonia e l'Ungheria "sono state totalmente lasciate fuori, quindi, dopo questo, non c'è alcuna possibilità di trovare alcun tipo di accordo sulle migrazioni. Politicamente è impossibile", ha aggiunto. "Non c'è accordo sulle migrazioni perché in precedenza abbiamo deciso" che le questioni relative alle migrazioni sarebbero state decise all'unanimità, ma "la proposta" sul regolamento sulle crisi migratorie "è stata spinta" a maggioranza qualificata nel Consiglio Ue (Polonia e Ungheria hanno votato contro; Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria si sono astenute). 

 

Nell'incontro di ieri a Granada Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Francia, Albania e Commissione Europea hanno concordato un piano di otto punti per contrastare le migrazioni irregolari. 

Primo, "adottare azioni vigorose, insieme e in cooperazione con i Paesi partner, per contrastare il traffico di migranti lungo le rotte e alle frontiere esterne, anche attraverso un'azione congiunta per chiudere le catene di approvvigionamento delle bande organizzate attraverso lo scambio di informazioni, la cooperazione operativa e misure per fermare tutti le navi coinvolte nel traffico e in campagne di sensibilizzazione". 

Secondo, "aggiornare il quadro giuridico per rafforzare la lotta contro i trafficanti di esseri umani, garantendo l'armonizzazione dei reati e lavorando insieme a livello delle Nazioni Unite". 

Terzo, "sviluppare partenariati globali con i Paesi chiave per affrontare le cause profonde della migrazione e sostenere lo sviluppo sostenibile attraverso azioni di istruzione, creazione di posti di lavoro e adattamento climatico". 

Quarto, "sostenere i Paesi partner nel rafforzare la protezione delle frontiere per prevenire attraversamenti di frontiera non autorizzati, nonché le capacità di ricerca e soccorso, attraverso il dispiegamento di personale, attrezzature e altro materiale". 

Quinto, "sostenere i Paesi partner, anche attraverso l’Unhcr e l’Oim, fornendo adeguati livelli di finanziamento per garantire una risposta adeguata ai movimenti misti garantendo protezione e rafforzando il ritorno volontario assistito e la reintegrazione". 

Sesto, "rafforzare la cooperazione in materia di rimpatrio e riammissione, sostenendosi a vicenda attraverso una rete di ufficiali di collegamento nei Paesi partner, la condivisione di competenze, la sensibilizzazione diplomatica e le operazioni di rimpatrio". 

Settimo, "fornire opportunità di ammissione umanitaria e reinsediamento a coloro che hanno diritto alla protezione e altri percorsi legali". 

Ottavo e ultimo punto, "rafforzare la cooperazione sulla politica dei visti e riconoscere l'importanza di regimi di visti efficaci nel controllare la migrazione irregolare e garantire la cooperazione sulle riammissioni". 

 

 

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