(Adnkronos) - Il primo ministro di Israele Benyamin Netayahu? "L'ho sempre detestato. Non penso possa essere al timone durante la guerra. Ha provato la sua incompetenza prima della guerra, poi nel modo in cui ha rinviato la formazione di un
governo di emergenza e nella cattiva gestione degli aspetti civili della guerra". E' quanto ha detto Meir Litvak, docente di Storia del Medio Oriente ed esperto d'Iran dell'università di Tel Aviv, interrogato sulle capacità di Netanyahu di condurre la guerra . "Vorrei che fosse possibile sostituirlo -ha aggiunto - ma non vedo come ciò possa avvenire nella situazione politica attuale".
Intervistato dall'Adnkronos, Litvak ha parlato anche del ruolo dell'Iran e del "tragico dilemma" che deve affrontare Israele sugli ostaggi. "Credo che l'Iran e i suoi alleati abbiano adottato la strategia del 'cammino sull'orlo del precipizio'. Alzano la posta in gioco contro Israele aumentando gli attacchi su piccola scala dal Libano e proferiscono dure minacce, ma non sono sicuro abbiano ancora preso la decisione di una guerra piena", ragiona Livak. "Non sono sicuro" che l'Iran e i suoi alleati "siano interessati" ad un'ampia guerra, "ma potrebbero decidere in questo senso nel caso la situazione a Gaza diventi disperata o se Israele rimarrà impantanato a Gaza", continua l'esperto avvertendo che, comunque, "queste sono tutte speculazioni che potrebbero rivelarsi sbagliate".
La questione degli ostaggi pone "un tragico dilemma" per Israele, anche perché se Hamas non sarà sconfitto le conseguenze per la posizione di Israele nella regione saranno "molto gravi", spiega ancora Litvak.
"Siamo presi in un tragico dilemma, non possiamo rischiare le vite di così tanti ostaggi, particolarmente di donne e bambini. Allo stesso tempo -sottolinea Litvak - se questa guerra dovesse finire senza una sconfitta per Hamas, sarebbe una 'grande sconfitta strategica' per Israele. Ciò avrebbe gravi conseguenze per la nostra posizione nella regione, ovvero per la convinzione che siamo qui per restare, la quale spinge i paesi arabi ad accettarci come un fatto compiuto e smettere di combatterci. Se c'è la percezione che siamo stati sconfitti, questa si tradurrebbe in una forte spinta per le organizzazioni radicali, sia sciite che sunnite, a combatterci per eliminarci".
Inoltre, nota ancora il docente, se Hamas non viene sconfitta ciò significa anche abbandonare gli abitanti dei kibbutz al confine con la Striscia "con conseguenze molto gravi sul piano interno". (di Maria Cristina Vicario)
