(Adnkronos) - "Votare per Roma significa votare per noi stessi e non per l'interesse di un singolo, è un voto alle democrazie europee unite dall'ambizione di far progredire insieme la comunità internazionale". A trenta giorni
dall'Assemblea generale del Bie che dovrà decidere sull'assegnazione dell'Expo 2030, scegliendo tra Roma, Riad e Busan, Giampiero Massolo, presidente del Comitato promotore della candidatura della capitale, fa il punto con l'Adnkronos del lavoro fin qui fatto, "abbiamo la coscienza a posto", e spiega perché Roma dovrebbe vincere la partita in un contesto che non è mai stato così carico di significati geopolitici. Tanto più nelle ultime settimane, con la crisi in Medio Oriente e lo stop alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e Arabia Saudita, che, secondo alcuni, potrebbe spostare voti: "E' una di quelle questioni di cui non sopravvaluterei l'importanza - commenta - mentre potrebbe influire su qualche decisione individuale".
Poi assicura che comunque andrà il 28 novembre "il metodo resterà", e si dice "grato" all governo e al presidente Sergio Mattarella per l'appoggio. "E' chiaro che a un mese da un voto così impegnativo, in cui a esprimersi a scrutinio segreto sono 182 Paesi - premette Massolo - fare previsioni sull'esito sarebbe azzardato. Noi abbiamo dalla nostra parte la fiducia della coscienza a posto, nel senso che abbiamo fatto e continueremo a fare fino all'ultimo tutto il possibile per avere quanti più voti servono". Quella che si concluderà il 28 novembre a Parigi "è una campagna molto incerta, perché nel corso di questi due anni si è caricata di significati geopolitici che altri Expo non hanno avuto e non hanno", sottolinea l'ex ambasciatore, già segretario generale della Farnesina ed ex direttore del Dis.
Da una parte c'è l'Arabia Saudita di Mohammed bin Salman, che ha fatto della candidatura di Riad "una battaglia esistenziale, avendo collegato l'Expo alla sua 'Vision 2030' voluta per affermare la propria visione del Paese e farne uno strumento di modernizzazione e promozione e per affermare e sostenere la propria posizione di preminenza nel regno", spiega Massolo.
Dall'altra c'è la Corea del Sud, dove il governo "ha vinto le elezioni su temi e accenti molto aggressivi e identitari, che ha mosso in maniera molto determinata le mega aziende del Paese le cui dimensioni non da oggi non sono paragonabili a quelle europee per non dire a quelle italiane", osserva il presidente del Comitato promotore, sottolineando dunque "la connotazione molto geopolitica della competizione". Tra un mondo arabo che "ha l'ambizione di evolversi e modernizzarsi e una Corea del Sud che vuole rafforzare il suo ruolo di baluardo nel mar della Cina meridionale" contro le mire di Pechino, in un contesto mondiale sempre più dominato da "medie potenze facoltose e assertive".
Tra le due opposte visioni, che l'una e l'altra combattono al pari di "una battaglia esistenziale", l'Italia, come "le democrazie europee, ha piuttosto due ambizioni: la prima - rivendica Massolo - è quella di fare la nostra parte in un quadro di relazioni internazionali che si sviluppi non solo in base all'interesse del singolo, ma in modo più armonico e per dimostrare che lavorando insieme si può far progredire la comunità internazionale". La seconda è quella di usare questa opportunità "per migliorare la propria capacità di fare sistema e arricchire la rete di rapporti internazionali, offrendo agli altri Paesi l'accesso al mercato unico europeo, collaborazioni durature e non incontri episodici".
L'ex ambasciatore tiene quindi a sottolineare un punto: "I consensi non scontati" arrivati in questi mesi al nostro Paese, "dichiarazioni pubbliche da nazione diversissime come lo sono gli Stati Uniti e il Brasile, rappresentanti di latitudini e impostazioni agli opposti, il Nord e il Sud del mondo".
"Che - commenta - convergono e appoggiano la candidatura di Roma e la qualità del suo progetto, il migliore, come riconosciuto anche dal Bie durante la sua ispezione, dal punto di vista della coerenza del tema, della sua declinazione architettonica e del suo far progredire complessivamente la città, la regione e l'Italia".
Ma comunque andrà il 28 novembre, quando il Bureau international des expositions (Bie) si riunirà per decidere a chi assegnare l'Expo del 2030, "il metodo resterà". In questi 30 giorni "continueremo a lavorare con quella stessa unità di intenti tra tutti i soggetti coinvolti: istituzioni, comitati, aziende, università, di cui abbiamo dato prova finora", assicura Massolo. E spiega: il 'metodo Expo' "tornerà utile anche in futuro e ha finora consentito di allineare le istituzioni, rafforzare le partnership pubblico-privato, allineare aziende e mondo dell’Accademia, produrre un bid file/masterplan riconosciuto come il migliore, ottenere il consenso di paesi diversissimi del nord e del sud del mondo come Stati Uniti e Brasile, nonché delle istituzioni europee". E di questo "va dato merito a tutti i soggetti impegnati: governo, comitato promotore, privati, città, regione".
In particolare, secondo l'ex ambasciatore, è stata fondamentale "la condivisione, passo passo, di ogni nostra azione, con il governo a cui sono grato, e con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale sono ugualmente grato per il suo appoggio".
Tra l'altro, conclude Massolo, "Expo ha offerto molti insegnamenti, a cominciare dalla simpatia e tensione positiva che circonda questa difficile impresa nel paese, pur nella consapevolezza delle difficoltà e della concorrenza agguerrita" da parte di "medie potenze facoltose e assertive", e dove ha un rilievo importante "la taglia dei bilanci e delle mega aziende" coinvolte nei progetti, e "le modalità di usarli per ottenere i consensi".
