(Adnkronos) - "È una barzelletta che Israele dica che sta combattendo Hamas. Se volesse davvero combattere Hamas, dovrebbe fare la pace con i palestinesi ed eliminare la causa della violenza, non i sintomi". Lo afferma in un'intervista
all'Adnkronos il noto attivista e difensore per i diritti umani palestinese, Issa Amro, già fondatore di Youth Against Settlement (Yas).
"Davvero crediamo che, eliminando Hamas, i palestinesi otterrebbero libertà, giustizia e uguaglianza e avranno il loro Stato e i loro diritti? Il problema principale è l'occupazione e l'apartheid israeliani, non Hamas", sostiene l'attivista che vive a Hebron, secondo cui anche in Cisgiordania "c'è Hamas e ci sono persone che la sostengono".
Per Amro, creare "uno Stato senza palestinesi, uno Stato ebraico" attraverso la "deportazione di tutti i palestinesi da Gaza e dalla Cisgiordania" è lo scopo ultimo dell'offensiva su larga scala lanciata da Israele nella Striscia.
"L'obiettivo dell'operazione militare israeliana è aumentare il prezzo per i palestinesi in modo che non pensino al futuro, non pensino alla libertà, alla giustizia e all'uguaglianza e non pensino a resistere all'occupazione", spiega l'attivista - nel 2010 nominato 'difensore dei diritti umani dell'anno in Palestina' dall'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani - che ribadisce di essere "favorevole alla resistenza pacifica" alle forze israeliane. "La destra israeliana - sottolinea - vuole creare uno Stato 'dal fiume al mare' ".
Per Israele nel futuro di Gaza non c'è spazio per un'autorità palestinese "forte", vuole solo "collaborazionisti, senza diritti politici e senza uno Stato", prosegue l'attivista, che non risparmia critiche all'Anp e al suo leader Mahmoud Abbas, ritenuti ormai non più in grado di rappresentare i palestinesi. "L'Autorità palestinese agisce come subappaltatrice dell'occupazione israeliana. Mahmoud Abbas è debole, vecchio, finito", dichiara, indicando la necessità di aprire una nuova fase e "scegliere una nuova leadership".
Il 7 ottobre, il giorno dell'attacco di Hamas, "sono stato arrestato per 10 ore a Hebron e per 10 ore sono stato vittima di continue aggressioni da parte dei soldati e dei coloni. Sono stato bendato, mi hanno tappato la bocca e sono stato massacrato di botte. Alcuni mi hanno sputato addosso", denuncia Amro, raccontando nel corso dell'intervista la repressione delle forze israeliane di cui è stato vittima nelle ore immediatamente successivo alla strage del movimento islamista.
"Per 10 ore mi hanno tenuto ammanettato dietro la schiena", aggiunge l'attivista, che definisce "pessima" la situazione a Hebron e, in particolare, nella zona H2 dove dal 7 ottobre è in vigore "il coprifuoco".
Amro parla poi dell'episodio che l'ha visto protagonista il 20 ottobre, quando a seguito di un'intervista rilasciata a un giornalista straniero "sono stato sfrattato dalla mia casa a Tel Rumeida (quartiere di Hebron, ndr). Ora la mia casa è vuota ed i soldati israeliani usano il cortile come postazione militare - conclude - Intanto le famiglie vivono sotto il coprifuoco e non possono uscire di casa".
