Israele, Rania Hammad: "Hamas non esisterebbe se esistesse Stato palestinese"
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Israele, Rania Hammad: "Hamas non esisterebbe se esistesse Stato palestinese"

Esteri
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(Adnkronos) - ''Hamas non esisterebbe come movimento politico e militare se i diritti del popolo palestinese fossero stati rispettati e tutte le risoluzioni Onu implementate''. Ovvero se ci fosse ''uno Stato palestinese, libero e indipendente'',

che ''sarebbe stato laico e progressista se Israele non si fosse sforzato tanto a distruggere anche quegli ideali''. E' quanto afferma in una intervista ad Adnkronos la scrittrice e intellettuale italo-palestinese Rania Hammad, figlia dello storico ambasciatore in Italia Nemer. ''Sono anni che si parla di due stati, quando uno c'è già e si è costituito sulla Palestina storica. Lo Stato palestinese può fondarsi sui confini del 1967, come stabilito dalle risoluzioni Onu, ma devono essere smantellate tutte le colonie illegali e ci dev’essere continuità territoriale tra Gaza e Cisgiordania, con Gerusalemme est capitale'', afferma la scrittrice. 

''Altrimenti - aggiunge - l'altra soluzione sarebbe uno Stato unico con pari diritti per i non ebrei. I palestinesi sono musulmani e cristiani e già sono una società multiculturale, mentre per gli ebrei israeliani l'idea di uno stato unico è impensabile''. E questo lo dimostra ''vedendo come sono trattati i palestinesi cittadini israeliani, discriminati perché di nazionalità palestinese - afferma -. Non hanno mai avuto pari diritti in 75 anni e ora rischiano anche di perdere la 'cittadinanza' solamente perché esprimono solidarietà con i palestinesi di Gaza e Cisgiordania con un post sui social''. 

''L'ossessione con Hamas è dovuta a anni di martellamento ingannevole e fuorviante che mirava a farne un fenomeno incomprensibile che rientrasse nel quadro più ampio dello scontro di civiltà'', spiega Rania, secondo la quale ''nulla di Hamas può essere compreso senza contesto storico, politico e sociale, che molti scelgono di ignorare, seguendo la formula più facile che ci propongono Israele e i suoi alleati, di islamisti che si scontrano con l'Occidente per motivi inspiegabili''. Ma, mette in guardia, quello in atto ''non è uno scontro tra musulmani e ebrei, è di una banalità estrema suggerirlo''. 

L'assedio di Gaza, 2,2 milioni di palestinesi che vivono in una prigione a cielo aperto, non farebbe quindi altro che rafforzare Hamas. ''Se avessero voluto eliminare Hamas non avrebbero tenuto sotto assedio Gaza per 16 anni, bombardandola ogni paio di anni e facendo migliaia di vittime, e non avrebbe represso con la violenza la Grande Marcia del Ritorno del 2018, proteste pacifiche della società civile, uccidendo brutalmente oltre 200 persone. In questo caso i manifestanti erano civili e disarmati, ma la violenza di Israele era la stessa, spietata'', afferma Rania Hammad. 

E' un ''clima simile a quello del post 11 settembre'' quello che si è venuto a creare dopo l'attacco sferrato da Hamas contro Israele lo scorso 7 ottobre. Con la diffusione di una ''retorica dello scontro di civiltà che disumanizza l'altro e associa militanti o terroristi a milioni di persone che non hanno colpa'', ma serve solo a ''tenerci terrorizzati e divisi'', spiega ancora la figlia dello storico ambasciatore palestinese in Italia ed ex consigliere politico del presidente dell'Anp Mahmoud Abbas. ''Resta alto il pericolo di un aumento di intolleranza verso gli ebrei come verso i palestinesi, gli arabi e i musulmani in generale'', spiega la scrittrice, parlando di ''risentimento tra i due blocchi, con da una parte chi difende il diritto internazionale, i diritti umani e un popolo oppresso, e dall'altra parte chi difende le politiche coloniali di occupazione. Lo scontro tra queste due visioni non segue affatto, come si vuol far credere, linee etnico-religiose, ma valori umani di base''. 

Mentre stanno aumentando gli episodi di antisemitismo in Europa, l'intellettuale italo-palestinese ritiene che ''Israele ha strumentalizzato l'Olocausto e anche l'accusa di antisemitismo. Ha voluto associare l'ideologia sionista all'ebraismo e l'antisionismo all'antisemitismo''. Ma, afferma la scrittrice, ''non tutti gli ebrei si identificano con il sionismo o con Israele, anzi, ci sono ebrei antisionisti attivi in difesa dei diritti dei palestinesi e ci sono non ebrei sionisti che appoggiano le politiche colonialiste di Israele''. 

In Italia dal 1974, Rania Hammad afferma che ''il sionismo è un movimento coloniale penetrato con la forza e illegalmente in Palestina, con l'obiettivo di colonizzare il paese con ambizioni espansionistiche, nel cuore del mondo arabo. Quando si fanno combaciare queste due categorie, si rischia di ingigantire il problema dell'antisemitismo, mettendo anche più a rischio gli ebrei stessi, perché si confondono la discriminazione irrazionale verso gli ebrei perché ebrei con chi invece è critico e condanna le politiche di Israele e che non è assolutamente antisemita o antiebreo''.  

E afferma che ''se criticare Israele equivale a essere antisemita, si capisce che questa diventa un'arma per silenziare i palestinesi e i loro sostenitori, mentre la verità è che c'è un dilagare di islamofobia e razzismo anti-palestinese, dovuto alla disumanizzazione dei palestinesi e alla disinformazione resa possibile dalla potente lobby israeliana''. 

Per Hammad è ''un genocidio in diretta'' quello che sta avvenendo nella Striscia di Gaza, per di più con un ''appoggio incondizionato di un Occidente corrotto e malato'' a Israele che ''porta avanti i suoi piani di pulizia etnica''. Con il risultato di ''un colpo devastante per la nostra umanità''. Nel sul cuore, dice, ''provo un dolore immenso e lancinante'' per la sofferenza della popolazione di Gaza vittima della rappresaglia di Israele per l'attacco subito da Hamas lo scorso 7 ottobre ''e lo condivido con tutto il mio popolo e anche con gli altri popoli arabi e i popoli del mondo che sono usciti nelle strade a milioni per mostrare il loro sostegno per i diritti del popolo palestinese''. E ricorda che l'agressione sferrata da Hamas ''non è arrivata dal nulla'', ma ''da anni di soprusi, violazione dei diritti umani e occupazione''. 

Soffermandosi sui circa 200 ostaggi in mano a Hamas, Rania afferma che ''Israele avrebbe potuto trattare per liberare i propri cittadini dando in cambio i prigionieri politici palestinesi, detenuti illegalmente anche senza processo o accuse, ma hanno optato per i massacri, usando quella data come pretesto per portare avanti i loro piani di pulizia etnica e per tentare di trasferire la popolazione, una espulsione di massa, come da loro auspicato per liberare la terra dai suoi abitanti''. In questo contesto ''la comunità internazionale dovrebbe far rispettare il diritto internazionale, tutte le risoluzioni Onu, e riconoscere il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese sulla propria terra''. 

Rania Hammad, il cui padre Nemer è stato anche consigliere politico dell'attuale presidente dell'Anp Mahmoud Abbas, dice che ''abbiamo creduto nella giustizia e nella pace, nell'eguaglianza e nel rispetto della dignità di ognuno, abbiamo creduto nel diritto internazionale, nelle risoluzioni dell'Onu e nell'Unione Europea, ma non abbiamo visto altro che false promesse e violenza inaudita da parte di Israele, dal 1948 fino ad oggi''. E ricorda che ''sono discendente di un rifugiato della pulizia etnica del 1948 quando è stato creato Israele'' e ''il mio diritto al ritorno è sancito dalla legalità internazionale e nella risoluzione Onu 194. Questo diritto non si estingue mai, e non si cancella. Ogni palestinese lo rivendica e sogna di tornare nella propria terra''. Delusa, la scrittrice nata a Damasco e laureatisi in Scienze Politiche all'Università americana di Roma, ritiene che ''non abbiamo imparato nulla dal passato e stiamo permettendo un genocidio in diretta alimentato dalla più grande guerra mediatica propagandistica mai vista prima, con retorica genocidaria e appoggio incondizionato di un Occidente corrotto e malato''. 

''Legalmente non corretto in base a quanto prevede il diritto internazionale'', fa notare Hammad, che Israele abbia deciso di considerare l'attacco subito da Hamas come un atto di guerra. ''Non può assolutamente considerarsi un atto di guerra e nessuno dovrebbe legittimare o ripetere gli slogan di Israele. Questo non è un conflitto tra due stati o due eserciti'', afferma, aggiungendo che Israele non può ''proclamare l'autodifesa quando è forza occupante, che colonizza e opprime i palestinesi che sono gli occupati, i colonizzati e gli oppressi''. Rania Hammad ricorda che secondo quanto stabilisce il diritto internazionale, ''Israele occupa Gaza (pur essendosi ritirato dalla Striscia nel 2005, mantenendo il controllo e un assedio) e la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est''. Non solo: ''Israele ha tenuto Gaza sotto assedio per 16 anni, trasformandola in un grande campo di concentramento, e controllando la vita di più di due milioni di persone da terra, cielo e mare. Soffocandoli e privandoli di ogni diritto fondamentale''. 

Per cui, sottolinea, ''essendo un popolo sotto occupazione, sono i palestinesi che hanno il diritto a difendersi, e non gli israeliani. Gli israeliani non difendono la loro sicurezza, ma l'occupazione stessa, cioè il furto della terra e delle risorse, e lo fanno punendo la popolazione civile con l'intento di commettere un genocidio. Che si chiami resistenza, terrorismo o atto di guerra, non è arrivato dal nulla, e questo è il punto centrale''. 

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