(Adnkronos) - Chiederà ''un incontro con la presidente del Consiglio'' Giorgia Meloni Sami Sisa, presidente dell'Associazione Amici di Magen David Adom in Italia, per chiederle di ''fare pressione dall'alto'' per ''sapere come stanno gli
ostaggi'' che da un mese sono trattenuti nella Striscia di Gaza. Perché, spiega all'Adnkronos, è necessario che la Croce Rossa Internazionale ''agisca secondo i suoi principi'' e ''ci faccia sapere se sono vivi, se ai bambini cambiano i pannolini, se agli anziani stanno dando le medicine''.
Invece, afferma, ''è una vergogna assoluta'' che la Croce Rossa internazionale, di cui Magen David Adom fa parte dal 2006, ''non ha mai chiesto a Hamas di vedere gli oltre 200 ostaggi, tra cui neonati, i bambini, le donne, gli anziani'' che sono stati rapiti. ''Non stiamo chiedendo che ci diano indietro gli ostaggi, possiamo accettare che facciano parte di una eventuale negoziazione. Stiamo chiedendo di sapere se sono vivi, se stanno bene'' e questo, ricorda Sisa, ''è un dovere della Croce Rossa internazionale, non è una possibilità. Invece ci chiudono le porte ogni volta che facciamo una richiesta''.
Sisa ricorda quali sono ''i principi della Croce Rossa internazionale'', a partire dalla ''imparzialità. Il movimento non fa alcuna distinzione tra nazionalità, etnia o religione, condizione sociale o appartenenza politica. Si sforza di alleviare le sofferenze delle persone unicamente in base ai loro bisogni dando la priorità ai casi più urgenti''. E si chiede: ''Cosa ci può essere di più urgente di un neonato strappato alla propria madre? Perché la Croce Rossa internazionale viene a chiedere dei prigionieri di Hamas e non ha mai chiesto di vedere i nostri prigionieri che non sono detenuti solo da Hamas, ma anche da molti civili che non sono guerriglieri'?'.
Intanto, in Israele, Magen David Adom ''va avanti con ostinazione, faremo sempre di più'', anche se, racconta Sisa, ''non dormiamo da molto tempo''. Di quel 7 ottobre ''conserviamo nella mente e nei filmati un orrore di cui nemmeno i nazisti sono stati capaci''. Quel giorno Magen David Adom ha perso ''11 persone, alcune freddate con un colpo alla nuca mentre cercavamo di fare manovre di resuscitazione a persone in fermo cardiaco''. Da allora, in Israele Magen David Adom si è mobilitato mettendo in campo tutte le risorse a sua disposizione, anche se ''deprime moltissimo vedere le proprie ambulanze colpite, a noi sta capitando giornalmente'', e dall'Italia è arrivato un appello a donare.
Donazione che, in Israele, è anche di sangue e di latte. Il primo per i feriti, civili e militari, il secondo anche, e soprattutto ora, per i bambini rimasti orfani dopo il 7 ottobre. ''Ci sono migliaia di persone in coda, ogni giorno, che donano il proprio sangue alla Banca del Sangue di Ramle'', struttura all'avanguardia non lontano da Tel Aviv, anche perché ''non abbiamo amici intorno che ci possano donare il sangue, come potrebbero fare la Francia o la Svizzera per l'Italia''. E questa grande disponibilità a donare, sottolinea Sisa, ''è l'unica cosa che ci salva in questo momento di bisogno impellente'' perché ''nel sangue c'è la vita''. Come anche nel latte materno. ''Anche mia figlia è una donatrice, perché ha avuto un bambino da poco'', racconta. ''Il latte viene conservato e dato ai neonati che non riuscirebbero a vivere con latte artificiale'', in questo momento ''anche agli orfani dell'eccidio del 7 ottobre''.
Una struttura d'eccellenza, con un centro di ricerca ematologica mondiale costruita anche con le donazioni dall'Italia, che è stata ''un'esigenza'', ''costruita per tre piani sotto terra'' per proteggerla dal lancio dei missili ''che continuano'' dalla Striscia di Gaza e che cadevano ''vicino alla banca del sangue precedente''. Ma ''il sangue è importante per un Paese, tanto che lo scambio di sangue tra due Paesi avviene a livello di primo ministro. Per cui abbiamo fatto uno sforzo comune e costruito in pochissimo tempo una Banca del sangue con tre piani interrati in sicurezza totale, blindatissima contro guerre batteriologiche e di tutti i tipi''. La Banca è gemellata con l'Avis del Piemonte, ''punta d'acciaio della donazione del sangue in Italia'', ma Sisa spiega che ''è impossibile ricevere da loro sangue''.
Il Magen David Adom, sottolinea infine Sisa, ''è una istituzione in Israele che davvero rappresenta tutta la popolazione. Abbiamo paramedici drusi, beduini, musulmani, cristiani per la loro rappresentanza nel Paese''. Lui stesso, racconta, ha avuto come istruttore ''un arabo palestinese di Gerusalemme est, un paramedico eccezionale, che è stato premiato dal presidente Herzog per essere intervenuto sul luogo di un atto terroristico per salvare le persone, non badando che continuavano a sparare''.
