Israele, Barghouti "fatti 7/10 usati per attuare piano premeditato"
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Israele, Barghouti "fatti 7/10 usati per attuare piano premeditato"

Esteri
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(Adnkronos) - Se a Israele sarà consentito continuare a commettere "crimini di guerra" a Gaza, "ciò significherebbe la fine di ogni possibilità di pace in questa regione, che è una questione molto pericolosa". Lo

afferma in un'intervista all'Adnkronos Mustafa Barghouti, fondatore e leader del partito Iniziativa Nazionale Palestinese, a un mese esatto dall'attacco di Hamas in territorio israeliano. Fatti "terribili", li definisce il politico palestinese, che a suo parere il governo di Tel Aviv sta tuttavia usando per "portare avanti un piano che sembra premeditato". 

"Non avremmo mai pensato che il mondo potesse permettere un altro atto di pulizia etnica, ma sembra che ci siamo sbagliati: è esattamente ciò che Israele sta facendo adesso" a Gaza, prosegue l'ex negoziatore di Fatah nei colloqui per la riconciliazione palestinese - nonché parente di Marwan Barghouti, figura popolare legato alla prima e seconda Intifada e da anni detenuto nelle carceri israeliane - citando i "tre crimini di guerra orribili" che Israele sta commettendo "davanti al mondo intero" contro 2,3 milioni di persone ovvero "genocidio, pulizia etnica e punizione collettiva". 

Sulle possibilità che dalla guerra in corso tra Hamas e Israele possano nascere le condizioni per una pace duratura, Barghouti ritiene che "tutto dipende dagli Stati Uniti e dalla comunità internazionale, in particolare dall'Europa occidentale", dove ci sono molti Paesi che "sostengono totalmente Israele, anche quando commette crimini di guerra contro i palestinesi". Per Barghouti, le uniche due vie d'uscita da questo "pasticcio" sono che Israele "rimuova i suoi insediamenti in Cisgiordania", condizione necessaria per avere "una soluzione a due Stati" oppure "accettare i palestinesi come esseri con uguali diritti in uno Stato democratico. Sostenere l'attuale sistema di occupazione e di apartheid non porterà ad alcuna soluzione". 

L'obiettivo ultimo di Benjamin Netanyahu è occupare la Striscia di Gaza "per sempre" attraverso "un'operazione di pulizia etnica" in cui l'Autorità nazionale palestinese (Anp) potrebbe essere relegata al ruolo di "marionetta", dice Barghouti, commentando le ultime dichiarazioni del primo ministro israeliano, secondo cui Israele avrà "la responsabilità complessiva della sicurezza" della Striscia di Gaza per "un periodo di tempo indefinito", mentre avanza anche l'ipotesi di un ruolo dell'Anp nella gestione dell'enclave per il dopo Hamas. 

"Ciò che Netanyahu ha dichiarato è che vuole rioccupare Gaza e restarci per sempre. Questo era il piano originale israeliano. Ma il suo vero obiettivo non è solo occupare Gaza, ma anche ripulirla dal punto di vista etnico e poi annetterla a Israele", aggiunge l'ex negoziatore di Fatah. 

"Se si guarda la mappa di Israele che alcune settimane fa Netanyahu ha mostrato all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, questa comprende l'annessione della Cisgiordania, della Striscia di Gaza e delle Alture del Golan", prosegue il dirigente palestinese, secondo cui il piano del premier israeliano di annettere i Territori occupati corrisponde a una "violazione di tutte le leggi internazionali".  

Barghouti sostiene quindi che l'Occidente abbia mostrato "un doppio standard totale" e questo perché "nel caso dell'Ucraina ha inviato 224 miliardi di dollari di aiuti e attrezzature militari perché è contrario all'annessione delle terre occupate dalla Russia. Ma, nel nostro caso, sta sostenendo l'occupazione della terra palestinese e la sua annessione. Esattamente ciò che Netanyahu intende fare".  

Il politico palestinese sostiene infine che il governo di Tel Aviv voglia usare l'Anp a Gaza come una "marionetta", un fatto "inaccettabile" agli occhi degli abitanti della Striscia, ma anche della Cisgiordania dove l'Autorità guidata da Mahmoud Abbas - sebbene continui ad essere "rispettata" come organo rappresentante - ha perso "molta credibilità", con la popolazione che chiede "elezioni" per rinnovare il governo e il Parlamento di Ramallah dal momento che quelli attuali "non sono stati eletti". 

 

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