Israele, il papà di due ostaggi argentini al Papa: ''Chieda il rilascio dei rapiti''
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Israele, il papà di due ostaggi argentini al Papa: ''Chieda il rilascio dei rapiti''

Esteri
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(Adnkronos) - ''Papa Francesco chieda la liberazione degli ostaggi'', tra i quali ci sono 21 cittadini argentini come lui, e ''si fermino gli aiuti a Gaza, a meno che non ci diano informazioni sui rapiti''. E' l'appello rivolto tramite Adnkronos

da Itzik Horn, argentino che da 23 anni vive in Israele, i cui figli Iair e Eitan sono stati rapiti dai miliziani di Hamas dal kibbutz di Nir Oz, nel deserto del Negev nordoccidentale vicino alla Striscia di Gaza, lo scorso 7 ottobre. I due, che hanno nazionalità argentina, sono stati inizialmente definiti dalle autorità israeliane '''desaparecidos', con tutto quello che questo termine rievoca in un argentino''. 

Giornalista e direttore dello Sderot Media Center per l'America Latina, già direttore dell'istituto scolastico israeliano Max Nordau, Horn vive ad Ashkelon e dice che ''ufficialmente e formalmente non ho alcuna informazione sui miei due figli'', se non che, dopo un periodo in cui erano stati dati per scomparsi, ''l'intelligence ci ha assicurato che erano stati presi in ostaggio''. Iair e Eitan, però, ''non appaiono in nessuno dei filmati che sono stati diffusi da Hamas'', per cui ''non ho alcun indizio che i miei figli siano vivi o morti''. Quello che sa, al momento, è che ''nella casa di Nir Oz non c'erano segni di violenza o di sangue'', che ''i miei figli non sono stati identificati tra i cadaveri del kibbutz'', ma ''nemmeno negli ospedali, nelle case dei vicini, non ci sono e basta''. 

Horn lamenta che ''non ho nessuna informazione su di loro nemmeno da parte della Croce Rossa, che insiste tanto per gli aiuti alla popolazione di Gaza, ma in cambio di cosa?''. Horn non ha dubbi: ''Il minimo che si dovrebbe chiedere in cambio degli aiuti sono le informazioni sugli ostaggi nella Striscia di Gaza. Sapere se sono vivi e come stanno. Il più piccolo ostaggio ha nove mesi. Dove lo tengono? In un tunnel? E gli anziani?'', si chiede. Stremato, il corrispondente di Radio Jai ricorda che faceva parte di gruppi che si impegnavano per la pace tra israeliani e palestinesi, ''ero a favore del dialogo, di una soluzione a due popoli per due stati... oggi no, oggi non più''. 

Il massacro compiuto da uomini di Hamas ''senza cuore e senza umanità'', prosegue, ha colpito ''molti di quegli israeliani che più di tutti si occupavano di aiutare a migliorare le condizioni di vita della popolazione di Gaza e che sono stati uccisi da questi criminali''. Il risultato, dice con amarezza, è che ''è meglio non avere nessun contatto con la popolazione di Gaza perché quelli che dalla Striscia venivano a lavorare nel sud di Israele potrebbero aver passato informazioni'' utili all'assalto sferrato da Hamas. 

Horn ha perso i contatti con i suoi figli, 37 e 45 anni, quel sabato mattina. ''Non pensavo che stessero insieme, non sapevo che Eitan, che vive a Kfar Saba, fosse andato a trovare Iair nel kibbutz e l'ultima volta che ho parlato con loro era suonato l'allarme, gli ho detto di stare attenti'', ricorda. ''Sono momenti difficili, sono giorni difficili'', racconta il giornalista, spiegando che ''pensavamo di essere abituati ai missili che ci volano sopra la testa e agli allarmi, come fossero una routine. Invece quello che è successo è indescrivibile''. E ''razionalmente sono favorevole agli aiuti umanitari a Gaza, se non lo facessimo faremmo le stesse porcherie di Hamas, ma emotivamente no, non lo sono'', afferma. 

Il corrispondente di Radio Jai ha anche deciso di rivolgere un appello al presidente dell'Argentina Alberto Fernandenz per chiedergli di fare ''tutto il possibile'' per ottenere ''il rilascio immediato degli ostaggi'' nella Striscia di Gaza. ''Non è solo un atto politico, è un atto di umanità'', ha detto. 

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