(Adnkronos) - "L'Azerbaigian ha più volte affermato che siamo di fronte ad un'opportunità storica e che non ci sono ostacoli alla firma di un trattato di pace da parte nostra. Nutriamo però seri dubbi che l'Armenia sia
seriamente intenzionata alla firma a causa dell'atteggiamento poco collaborativo che continua a manifestare: se a parole afferma di voler giungere ad un accordo, i fatti dimostrano altro". Lo afferma l'ambasciatore dell'Azerbaigian a Roma, Rashad Aslanov, in una replica inviata all'Adnkronos all'intervista rilasciata dall'ambasciatrice armena, Tsovinar Hambardzumyan, la quale aveva sottolineato che il Caucaso meridionale "ha bisogno di pace, mancano però la volontà politica da parte della leadership azera e il rispetto degli accordi raggiunti".
"Concordo con l'ambasciatrice che il Caucaso meridionale abbia bisogno di pace, e per questo l'11 settembre il mio Paese ha consegnato all'Armenia la quinta versione di un accordo di pace e resta in attesa, da più di due mesi, della risposta armena a questo documento", prosegue Aslanov, ribadendo come "non esista" più "l'entità chiamata Nagorno-Karabakh", ma "la regione economica del Karabakh, e qualsiasi definizione diversa viene percepita come un mancato rispetto della sovranità territoriale dell’Azerbaigian".
"Allo stesso tempo, condanniamo e respingiamo fermamente le accuse secondo cui i residenti armeni che vivono nella regione del Karabakh in Azerbaigian sarebbero stati sottoposti a 'pulizia etnica' ", aggiunge l'ambasciatore controbattendo alla sua omologa e dichiarando che "l'Armenia, che ha violato i diritti fondamentali di un milione di azerbaigiani per quasi 30 anni di politica aggressiva - commettendo genocidi e massacri indiscriminati e senza precedenti contro gli azerbaigiani, compresi bambini, donne e anziani - non ha il diritto morale di accusare l'Azerbaigian di 'pulizia etnica' ".
"È ben noto che il trasferimento in Armenia dei residenti armeni della regione azerbaigiana del Karabakh è avvenuto sulla base di decisioni individuali e non ha nulla a che fare con lo sfollamento forzato. Ricordiamo ancora una volta che tali accuse infondate contraddicono chiaramente i rapporti e le dichiarazioni dei rappresentanti delle agenzie specializzate delle Nazioni Unite che hanno visitato la regione, nonché di quelle che operano attivamente in Armenia", prosegue Aslanov.
Secondo l'ambasciatore, l'Azerbaigian ha predisposto da subito misure economiche, amministrative e sociali per riaccogliere i residenti armeni "in totale sicurezza in qualsiasi momento, garantendo per loro gli stessi diritti esistenti per tutti i cittadini azerbaigiani, incluso il diritto all'uso della propria lingua e alla professione della propria fede, a differenza di quanto manifestato dall'Armenia nei confronti della comunità dell'Azerbaigian occidentale, con cui è rifiutato ogni dialogo".
"Credo che non sia utile all'Armenia dilungarsi in falsità e interpretazioni errate della realtà, ma bisognerebbe concentrarsi sull'obiettivo che dovrebbe essere comune e che per il mio Paese è una priorità: costruire una pace reale e una convivenza fattibile e vantaggiosa nel Caucaso meridionale", conclude il diplomatico.
