(Adnkronos) - "Nella giornata che commemora l'uccisione del capo terroristico delle Guardie della Rivoluzione Islamica, Qasem Soleimani, si sono verificate due esplosioni, secondo alcune fonti addirittura quattro, provocando la morte di oltre
100 persone e il ferimento di altrettante. Mentre i media del regime hanno immediatamente diffuso la notizia, le prime incongruenze sono emerse quasi simultaneamente. Diverse fonti riportano un numero variabile di esplosioni, alcune suggeriscono l'uso di bombe nascoste in zaini, mentre altre menzionano l'esplosione di bombole di gas". Lo sottolinea in una nota Ashkan Rostami, membro del partito costituzionale dell’Iran e direttore politico dell'Associazione Anahità, secondo cui "la rapida divulgazione di dettagli precisi da parte dei media del regime, che presumibilmente attingono direttamente alle informazioni dell'intelligence del governo, solleva interrogativi sulla tempestività e l'attendibilità delle informazioni. Questo suscita sospetti sulla possibilità che il regime fosse già a conoscenza degli eventi prima che si verificassero, indicando un possibile coinvolgimento interno nell'organizzazione di tali attentati".
"Naturalmente, la responsabilità è stata immediatamente attribuita a Israele e successivamente a gruppi di opposizione. Tuttavia, questo sembra seguire una consolidata tattica mediatica del regime, che consiste nel creare eventi di questo genere per poi incolpare l'opposizione. Un esempio recente di questa strategia è emerso con la diffusione di notizie false riguardanti un presunto attacco terroristico a Shiraz presso il mausoleo di Shahecheragh", sostiene Rostami, secondo cui "la Repubblica Islamica sembra intenzionata a perpetuare la narrazione che l'opposizione al regime non è affatto pacifica, bensì composta da elementi terroristici. Questo schema narrativo si è già verificato in un altro episodio avvenuto l'anno scorso, quando è stata diffusa una notizia simile. L'intento dietro questa strategia è duplice: innanzitutto, presentare l'opposizione come una minaccia alla sicurezza nazionale dell'Iran e alla stabilità regionale; in secondo luogo, dipingere i gruppi separatisti curdi, beluchi o arabi come agenti che mirano a frammentare l'Iran in stati più piccoli".
"Un motivo convincente per ritenere che le esplosioni di oggi siano il risultato di un lavoro interno del regime è la scelta strategica di obiettivi - conclude - È evidente che l'obiettivo principale di queste esplosioni era colpire i civili partecipanti a una manifestazione a favore del regime. Un attacco del genere, che non fornisce alcun vantaggio strategico ad Israele e che non ha alcun senso per l'opposizione pacifica, sembra servire unicamente gli interessi del regime stesso. Colpire civili inermi consente al regime di presentarsi nuovamente come vittima del terrorismo, alimentando ulteriormente la sua narrativa di oppressione e minaccia esterna".
