(Adnkronos) - "Dicono che più s’invecchia e più si diventa conservatori. Be’, non è il mio caso. Io più invecchio e meno sopporto il sistema übercapitalista sotto cui viviamo, e più nutro il
desiderio di assistere a veri cambiamenti". A parlare è Bernie Sanders, autore di un saggio dal titolo significativo, "Sfidare il capitalismo", pubblicato da Fazi editore, nelle librerie dal prossimo 30 gennaio.
Si tratta di un’appassionata denuncia dell’oligarchia capitalista, ma soprattutto di un manifesto politico per la sinistra del XXI secolo, già bestseller secondo il New York Times. Come possiamo accettare un sistema economico -chiede Sanders- che rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri? Come possiamo accettare un sistema politico che permette ai super-ricchi di comprare elezioni e politici? Per il popolare senatore americano -"socialista democratico", come si definisce, due volte in corsa per la Casa Bianca- "la rabbia contro lo status quo è giustificata. Alimentato da un’avidità incontrollata e responsabile di un livello di disuguaglianza senza precedenti, il capitalismo sfrenato mina la democrazia e distrugge il pianeta".
Primo candidato nella storia americana a rifiutare i finanziamenti dei grandi donatori, delle lobby e di Wall Street, in questo libro Sanders si scaglia contro la classe dei miliardari e denuncia la natura immorale del sistema oligarchico, corrotto e truccato, che domina gli Stati Uniti: "L’ingiustizia economica ci sta uccidendo. Stanno portando avanti una guerra di classe contro i lavoratori e stanno vincendo. È ora di reagire!" (segue).
Bertinotti, 'Un colpo di frusta, una lezione importante'
Dopo il racconto della sua straordinaria campagna presidenziale del 2020 -un movimento dal basso che ha riavvicinato alla politica milioni di americani delusi, della guerra sferratagli dall’establishment democratico e della sua battaglia per contrastare l’agenda reazionaria di Donald Trump- Sanders ora esorta a non aver paura di "sfidare il capitalismo".
A tal fine il politico presenta un programma dettagliato di cambiamento radicale, che costituisce un riferimento imprescindibile per la sinistra mondiale. Una vera e propria rivoluzione politica dalla parte dei lavoratori e della classe media, impoverita dalla crisi, che ha il suo fulcro nel riconoscimento che "i diritti economici sono diritti umani e che occorre creare una società più giusta, che offra un livello di vita dignitoso per tutti". Non un’utopia, ma "la democrazia come dovrebbe essere".
"Un colpo di frusta -afferma Fausto Bertinotti, che ha introdotto il volume- Una lezione importante per guardare ai nuovi conflitti tra capitale e lavoro". E i commenti positìvi fioccano: dalla Francia l'economista Thomas Piketty dichiara che "il successo di Sanders dimostra che gran parte dell’America è stanca della crescente disuguaglianza", mentre secondo il politico greco Yanis Varoufakis "ci dà un’idea di come potrebbe essere la politica". In patria il linguista Naom Chomsky lo definisce "una persona onesta e rispettabile. È alquanto insolito nel sistema politico". Lapidaria la rivista newyorchese Jacobin: "Sanders è arrabbiato con il capitalismo. Dovreste esserlo anche voi".
(di Rossella Guadagnini)
