Ucraina, per sondaggio Archivio Disarmo italiani favorevoli a una missione di peace-keeping se c'è accordo di pace
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Ucraina, per sondaggio Archivio Disarmo italiani favorevoli a una missione di peace-keeping se c'è accordo di pace

Esteri
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(Adnkronos) - Al vertice ristretto di Parigi il tema principale è stato l'invio di contingenti europei al confine ucraino. Le posizioni sono divergenti, anche per la complessità dello scenario che emergerà dai colloqui con

la Russia che Trump ha avocato a sé senza, almeno per ora, ammettervi né l'Ucraina né i paesi della UE. A fronte dell'incertezza del quadro generale, alcuni governi, tra cui quello italiano, hanno espresso dubbi sulla fattibilità di una presenza militare europea sui confini di una guerra la cui soluzione non sembra ancora a portata di mano. 

Se spetterà ai governi decidere, coordinandosi con gli organi dell'Unione, è interessante sapere come reagirebbe l'opinione pubblica italiana all'idea che il nostro paese contribuisca a una missione di peace-keeping. Nel sondaggio d'opinione Difebarometro n. 11, realizzato da Archivio Disarmo in collaborazione con Demetra, è stato domandato a un campione rappresentativo di 802 intervistati se fossero favorevoli o contrari a fornire un contingente di peace-keeping in Ucraina (così come a Gaza e in Libano).  

In tutti e tre i casi gli intervistati si dichiarano disponibili a inviare un contingente per far rispettare un accordo di pace, con particolare consenso nel caso dell'Ucraina, dove i favorevoli sono il 58% a fronte del 23% di contrari.  

È da sottolineare che l'ipotesi riguarda una missione di pace, da realizzare una volta che sia stato trovato un accordo fra le parti. Questo dato è decisivo per escludere che un'eventuale missione italiana abbia obiettivi diversi dai classici compiti di peace-keeping, consistenti nel monitoraggio del rispetto di accordi assunti dalle parti e ratificati a livello internazionale.  

In questo caso, commenta Fabrizio Battistelli, presidente di Archivio Disarmo, “Oltre ai protagonisti Russia e Stati Uniti, e a pieno titolo l'Ucraina, sono indispensabili l'egida dell'Onu e la decisione dell'Unione Europea. Soltanto in questo caso si potrebbe immaginare un contributo italiano a una missione esclusivamente di pace, che sia chiara negli obiettivi e nelle regole di ingaggio”. 

“A queste condizioni -conclude Battistelli- l'opinione pubblica italiana conferma la fiducia che i militari italiani si sono conquistati nelle missioni di pace ogni volta che il mandato è chiaro ed effettivamente finalizzato al mantenimento della pace”. 

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